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Sabino Cassese: Meloni e Schlein? La differenza tra chi studia e chi improvvisa

- Italia

Nel suo novantesimo compleanno, il giurista Sabino Cassese spiega in poche parole la distanza siderale tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein: da una parte la serietà dello studio e della responsabilità, dall’altra la leggerezza di chi rincorre slogan e applausi da congresso.

Sabino Cassese: Meloni e Schlein? La differenza tra chi studia e chi improvvisa

📋 Riassunto dell'articolo

L’intervista di Sabino Cassese al Corriere della Sera mette a nudo l’abisso politico e culturale tra Giorgia Meloni, definita “la migliore allieva di Togliatti”, e Elly Schlein, accusata di vuoto politico e sloganismi. Un giudizio che si riflette nelle derive ideologiche emerse al congresso del PSE, dove la leader dem ha scelto la propaganda al posto del pensiero.

Il maestro e il giudice che conosce il potere

Sabino Cassese, novant’anni portati con lucidità e rigore, non è un uomo qualsiasi. Giurista, ministro, giudice costituzionale, docente, editorialista: una vita spesa per comprendere e spiegare le istituzioni italiane.
Nell’intervista concessa al Corriere della Sera in occasione del suo compleanno, Cassese attraversa la propria storia personale — dall’infanzia tra le bombe di Salerno all’esperienza all’ENI con Mattei — ma soprattutto offre una lettura impietosa della politica contemporanea.

Meloni e Schlein: due mondi che non comunicano

Le sue parole su Giorgia Meloni e Elly Schlein sono una sintesi perfetta del giudizio di un intellettuale che non si lascia incantare dal rumore dei social. «Meloni studia, è la migliore allieva di Togliatti, come lui è realista. E ha capito, come prima di lei De Gasperi, che il modo migliore di fare la politica interna è fare la politica estera».
Un riconoscimento raro, che premia la concretezza, la disciplina, la capacità di guardare oltre il confine del consenso immediato. Cassese individua in Meloni una leader che non improvvisa, che si prepara, che studia.
Poi arriva il giudizio tagliente sulla segretaria del PD: «Sull’altro fronte vedo il vuoto politico, solo slogan che inseguono l’ultima notizia dei giornali. Quando Schlein ha detto che la democrazia è a rischio mi sono cadute le braccia».
Un’affermazione che pesa come un atto d’accusa.
Cassese coglie, con la precisione del giurista, ciò che molti italiani percepiscono: che dietro le frasi indignate della Schlein non c’è un pensiero politico strutturato, ma un riflesso condizionato di propaganda.

Il congresso del PSE e la deriva ideologica

Le parole di Cassese trovano eco diretta nelle ultime uscite della Schlein, in particolare durante il congresso del PSE, dove la segretaria ha dipinto l’Italia come un Paese “a rischio democratico” per la presenza della destra al governo.
Un linguaggio che ha ricordato i toni apocalittici delle sinistre anni ’70, ma che oggi appare anacronistico e perfino imbarazzante.
Invece di parlare di programmi, lavoro o impresa, la leader dem ha preferito agitare spettri e parole d’ordine, alimentando un clima di divisione e sospetto. È proprio quella “politica di superficie” che Cassese denuncia: l’urgenza di farsi notare, di occupare la scena, anche a costo di banalizzare la realtà.
In questo, la distanza con Meloni è evidente. La premier governa con pragmatismo e si misura con le sfide internazionali — dall’energia alla sicurezza, dai dazi con gli USA al dossier ucraino — mentre la segretaria del PD continua a oscillare tra i cliché del progressismo militante e la retorica del “tutto va male”.

La lezione di un uomo delle istituzioni

Cassese non parla come un militante, ma come un servitore dello Stato. Quando definisce “vuoto politico” il mondo che ruota intorno alla Schlein, non allude a un’opinione partigiana, ma a una constatazione empirica: manca il contenuto, manca lo studio, manca la sostanza.
E proprio da un uomo che ha servito l’ENI di Mattei, il governo Ciampi e la Corte Costituzionale, la lezione è chiara: non si governa con le emozioni, ma con la competenza.

Oltre gli slogan: il richiamo alla serietà

L’intervista diventa così una fotografia dell’Italia contemporanea.
Da una parte la serietà di Giorgia Meloni, che — piaccia o meno — si prepara, studia, costruisce una visione.
Dall’altra la superficialità di chi, come Schlein, confonde l’opposizione con lo spettacolo e la difesa della democrazia con la ricerca di visibilità.
Cassese, con la sua calma da professore, smonta l’intera retorica della sinistra progressista: dietro i proclami del PSE e i toni drammatici sulla “democrazia in pericolo” non c’è analisi, ma ideologia.
Ed è forse il peggior rischio per la politica moderna: ridursi a un linguaggio senza pensiero, a un copione recitato da chi non conosce la storia che pretende di rappresentare.

Fonti:
Intervista integrale di Sabino Cassese pubblicata su Corriere della Sera;
Dichiarazioni di Elly Schlein al Congresso PSE 2025 riportate da ANSA e la Repubblica.

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