Erasmo scrisse l’Elogio della follia. Domenica, alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia, è andato in scena l’elogio della viltà. Sul palco Virginia Libero, ventotto anni, segretaria nazionale dei Giovani Democratici, maglietta con la scritta «Siamo una generazione di sdraiati». Il programma era già stampato sul petto, la platea ha applaudito la conferma.
«Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori». E poi: «Per noi parlare di patria significa ripudiare la guerra». La patria, per la nuova leva del Pd, è il posto da cui scappare per primi, e l’organizzazione della fuga è l’unica cosa che promette di saper organizzare.
Mettiamo subito le cose in chiaro, perché il Tribuno non fa il finto tonto. Anche noi non vogliamo la guerra contro la Russia. Anche noi consideriamo una follia le guerre che Bruxelles vorrebbe apparecchiare con i soldi e i figli degli altri, il riarmo a debito e la mentalità di trincea predicata da chi la trincea la vedrà solo in televisione. Su questo siamo più netti di lei. Ma non andare in guerra è una scelta politica; disertare è un disvalore. Un conto è dire «questa guerra non si fa», un altro è promettere che, se si farà, si scapperà. La prima è la posizione di chi ama la Nazione e non vuole vederla dissanguata; la seconda è la posizione di chi la Nazione non la riconosce nemmeno, e lo dice.
Il classico, stavolta, è servito. Archiloco, settimo secolo avanti Cristo, si vantava di aver gettato lo scudo per correre più veloce: ne avrebbe comprato un altro, non peggiore. Era un poeta e almeno ne fece una canzone. La segretaria dei Giovani Democratici ne fa una linea di partito con tanto di struttura: non il disertore che fugge nella notte, ma l’ufficio disertori con orario di sportello.
Che il concetto sia «ripugnante» lo hanno detto i riformisti del suo stesso partito, non noi. Giorgio Gori ha ricordato l’articolo 52 della Costituzione, dove la difesa della Patria è «sacro dovere del cittadino». Ma l’applauso di Reggio Emilia è andato a chi prometteva la fuga, non a chi ricordava il dovere. E Laura Boldrini, dall’altra parte della barricata rispetto ai riformisti, l’ha esaltata: discorso «chiaro, radicale e inequivocabile». Su un punto le diamo ragione: inequivocabile lo è davvero.
Roberto Vannacci ha intitolato un libro Il mondo al contrario ed è finito alla gogna per quel titolo. Eppure il mondo al contrario è esattamente ciò che quella platea ha applaudito: una società in cui il coraggio è sospetto, il dovere è fascismo e la diserzione è un progetto organizzato. Ogni società sana e libera ha onorato chi la difendeva, anche quando sceglieva di non combattere. Questa sinistra onora chi promette di non difenderla, e chiama patria il salario e le cure, tutto tranne la terra su cui quel salario si guadagna. Non a caso, come scrivevamo, attaccare Vannacci è un suicidio strategico: le sue tesi le conferma ogni giorno chi lo insulta.
Del resto, da una platea che due giorni dopo ha onorato una donna che sul proprio feretro ha voluto soltanto la bandiera blu dell’Unione, neanche il nostro tricolore, e che per una vita intera ha predicato la cultura della morte, come si può pretendere che capisca i valori di un mondo per il verso giusto? Il Tribuno prende nota, e lo stesso farà l’elettore che il centrodestra vorrebbe convincere col voto utile: quando la storia busserà, sapremo almeno chi avrà già la valigia pronta.
Ave atque vale.
Fonti
- Adnkronos – “In guerra andateci voi, noi saremo disertori”: il discorso di Virginia Libero spacca il Pd
- Il Fatto Quotidiano – “Disertori? Concetto ripugnante”: i malumori dei riformisti Pd
- Il Primato Nazionale – Virginia Libero e la «generazione sdraiata» del Pd
- Rec News – Emma Bonino e la bandiera dell’Europa

