Ci sono due modi per tenere un ospite scomodo fuori dalla porta. Il primo è dirglielo in faccia. Il secondo è chiedergli 378mila firme autenticate.
Il Senato ha scelto il secondo. Emendamento alla legge elettorale: le firme per presentare una lista passano da 1.500 a 6.000 per collegio. Esonerato chi aveva un gruppo parlamentare entro il 31 dicembre 2025. Data scelta col righello: Futuro Nazionale nasce nel 2026.
Il gruppo che non c’è
Vannacci, si dirà, ha quattro deputati. Verissimo: Ziello, Sasso, Pozzolo e Ravetto. Ma non sono un gruppo, sono una “componente del Misto”, che in gergo parlamentare è come avere il tavolo al ristorante ma non la prenotazione. E per ottenerla, a maggio, è servito prendere in prestito il simbolo di Free, lista che alle Politiche del 2022 raccolse 829 voti. Ottocentoventinove. In tutta la Nazione. Un condominio.
La contabilità dunque è questa: 829 voti bastano per entrare in Parlamento con un nome sulla targhetta, 378mila firme servono per chiedere agli italiani di restarci. Chi di cavillo ferisce, di cavillo perisce. Nel frattempo Maurizio Lupi, con il suo gruppo, passa senza un autografo. Noi Moderati: mai nome fu più esatto.
Su questo giornale la trappola l’avevamo vista arrivare, quando abbiamo raccontato la norma sulle firme che lascia fuori Vannacci. Da sospetto a comma, il passo è stato breve.
Venezia lo fece nel 1297, e almeno gli diede un nome
La chiamarono Serrata del Maggior Consiglio: le famiglie che sedevano dentro decisero che vi avrebbero seduto per sempre, e che la condizione per entrare era esserci già. Ci volle una Repubblica di mercanti per inventarla; a noi è bastata una commissione. Roma, per dire, faceva console anche un homo novus come Cicerone, e non risulta che il Senato gli abbia chiesto le firme di Arpino.
Ma qui il Tribuno smette di ridere, perché il conto è sbagliato, e sbagliato per i nostri. Il premio del 42% non si prende scacciando i voti che stanno alla propria destra: si prende sommandoli. L’elettore che non trova il suo simbolo sulla scheda non vota quello accanto, resta a casa, e da casa non aiuta nessuno. Chi ha scritto quel 31 dicembre pensava di fare un favore alla coalizione. L’ha fatto a Elly Schlein, che infatti tace, e a Conte, che protesta per il PSI con la faccia di chi ha appena vinto al lotto.
Il testo va in Aula martedì. Basta un rigo: esonero per chi ha eletti in Parlamento, gruppo o componente che sia. Il governo ha messo la faccia su questa legge per restituire agli italiani il diritto di scegliere; sarebbe un peccato che un comma gli togliesse dalle mani proprio l’alleato che serve per vincerla. La strada del centrodestra verso il 2027 passa da un patto, non dall’ufficio elettorale.
Perché alla fine è semplice: Vannacci, a Meloni, serve sulla scheda. Non in coda davanti a un notaio.
Ave atque vale.
Fonti
- Today – Legge elettorale, scoppia il caso firme: passano da 1.500 a 6mila per chi non è in Parlamento
- Fanpage – 6mila firme da raccogliere per le Politiche: chi rischia di restare fuori
- Il Messaggero – Legge elettorale, un caso la norma sulle nuove liste. Conte chiede l’intervento del Colle
- Pagella Politica – Alla Camera Vannacci avrà visibilità e soldi grazie a un partito allo 0 per cento
- La Notizia – Legge elettorale, l’esonero firme che esclude Vannacci ma non solo

