Ferragosto. I romani, che di politica se ne intendevano, ad agosto la sospendevano: feriae Augusti, riposo per gli uomini e per gli animali da lavoro. La coalizione progressista ha rovesciato la tradizione: la politica la fa soltanto ad agosto, dal lettino, con il giornale piegato sulle ginocchia e il telefono a portata di crema solare. Il vertice del campo largo non si tiene a Roma. Si tiene sotto l’ombrellone.
Bettini, il bagnino che decide chi entra in acqua
Ogni stabilimento balneare ha il suo bagnino. Quello del campo largo si chiama Goffredo Bettini e parla dal Foglio con l’autorità di chi ha in mano il fischietto. Renzi alle primarie? «Sarei felice». La sindaca Salis? «Un rebus». Calenda? Fuori dall’acqua, anzi: sarebbe «offensivo» persino invitarlo a entrare. E il «terzo uomo» che dovrebbe mettere pace tra Schlein e Conte? «È il titolo di una straordinaria pellicola del dopoguerra. Lasciamolo lì».
Il Tribuno apprezza la citazione cinematografica. Nota soltanto che nel capolavoro di Carol Reed il terzo uomo era un trafficante che vendeva medicine annacquate. Forse per questo Bettini preferisce non evocarlo: nel campo largo di medicine annacquate ne circolano già abbastanza.
Conte porta le primarie in spiaggia
Il capo del Movimento 5 Stelle, dal canto suo, ha stabilito che la politica estera non può rimanere fuori dalle primarie. Tradotto dal balneare: gli aiuti all’Ucraina si decidono con i gazebo, tra un ghiacciolo e una partita a racchettoni. Schlein ha risposto che prima viene il programma, poi le primarie. Conte replica che prima vengono le primarie, poi il programma. Nel frattempo non c’è né l’uno né le altre, ma la sabbia è ottima.
Renzi, intervistato ovunque tranne che sotto l’acqua, ammonisce: nessuno può «vannaccizzare» la coalizione progressista. Il Tribuno registra il neologismo con rispetto. Quando una coalizione conia verbi sui propri avversari invece di coniare proposte, significa che l’avversario è già entrato nella sua testa. E non paga nemmeno l’ombrellone.
Calenda scommette sul pareggio
E poi c’è Calenda, che dal suo moscone al largo ha trovato la formula più originale dell’estate: la scommessa sul pareggio. Non vincere, non perdere: pareggiare, per poi consegnare la Nazione a un governo di volenterosi tecnici. Bettini lo accusa di sperare nei «governi consociativi, elitari». Detto da chi ha passato trent’anni a tesserne, è un elogio travestito da scomunica.
Il Tribuno osserva
Il quadro è questo: un campo che si dice largo e si allena a restringersi, un bagnino che fischia, un capo che vuole votare la politica estera coi gazebo, un altro che punta al pareggio come a Wembley. A settembre torneranno tutti in città, abbronzati e divisi esattamente come a luglio. I romani, dopo le feriae, tornavano al lavoro. Loro torneranno alle interviste.
Fonti
- Il Foglio – Parla Bettini: «Renzi? Felice se corre alle primarie»
- Il Tempo – Il campo largo si spacca pure sulle spese militari

