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Italia

Robertus Vannaccius, chi c’è dietro i video IA di Vannacci e perché contano

Redazione - Il Politico

Otto filmati generati con l'intelligenza artificiale, un'estetica da kolossal e un lessico latino ridotto a parole-bandiera. Dietro la polemica sul Colosseo, la vera operazione è un'altra.

Riassunto dell'articolo

Il profilo Robertus Vannaccius, nato il 10 luglio 2026 su Instagram e TikTok, ha pubblicato otto video generati con Grok AI che trasformano Roberto Vannacci in un condottiero della Roma antica. Il collegamento in biografia rimanda al tesseramento di Futuro Nazionale; sull'identità dell'autore circolano versioni divergenti. L'analisi sostiene che il video decisivo non è quello del Colosseo, che ha generato la polemica politica, ma quello della scuola, in cui la parola "identitas" sostituisce "oblivio" sulla tavoletta di un allievo: una messa in scena della battaglia culturale su educazione e radici. Il fenomeno, definito slopaganda, segue il modello americano di Trump e ha una doppia resa: indigna gli avversari e galvanizza i sostenitori. Il dato politico è il distanziamento di Giorgia Meloni e il tentativo di Giuseppe Conte di usare il caso come cuneo nel centrodestra. Resta aperta la domanda se la capacità comunicativa di Futuro Nazionale corrisponda a una reale elaborazione politica.

Il profilo Robertus Vannaccius è comparso su Instagram e TikTok il 10 luglio 2026 e in meno di due settimane ha dominato il dibattito politico italiano. Otto video generati con l’intelligenza artificiale, ambientati in una Roma imperiale ricostruita da Grok, con Roberto Vannacci trasformato in condottiero antico. La polemica si è concentrata sul filmato del Colosseo, quello del pollice verso contro i capi dell’opposizione. Ma chi si ferma lì guarda il dito. La saga di Robertus Vannaccius merita un’analisi più fredda, perché è il primo esperimento italiano di propaganda generativa strutturata. E il video decisivo non è quello dell’arena.

CREAZIONE SITI WEB
CREAZIONE SITI WEB

Chi ha creato Robertus Vannaccius

Il profilo si presenta come una pagina di sostenitori, ma il collegamento in biografia rimanda direttamente al modulo di tesseramento di Futuro Nazionale. I video, otto in totale, portano la firma “VANESSAI” e sono stati generati con Grok, il sistema di intelligenza artificiale di xAI.
Sull’identità dell’autore le versioni divergono. Il partito parla di un iscritto del Friuli Venezia Giulia che avrebbe agito di propria iniziativa, senza alcuna commissione. Una ricostruzione giornalistica indipendente indica invece un’iscritta al movimento residente a Londra, con esperienze pregresse nel cinema e nella produzione di contenuti generativi. La divergenza non è un dettaglio: nel primo caso saremmo davanti a militanza spontanea, nel secondo a una professionalità messa al servizio del partito. In entrambi, comunque, il confine tra pagina di ammiratori e strumento di propaganda è già stato attraversato dal collegamento al tesseramento.

Cosa mostrano gli otto video della saga

L’estetica è uniforme: Roma antica, colonne sonore che richiamano il Gladiatore, formato verticale pensato per la circolazione algoritmica. Il registro alterna due funzioni classiche di ogni propaganda. Da una parte la delegittimazione degli avversari: il Colosseo con Schlein, Conte, Prodi e Boldrini legati nell’arena, Salvini malmenato, Prodi punito dalla Bocca della Verità. Dall’altra la costruzione dell’eroe: il generale che sfama gli affamati, dona giocattoli ai bambini, restaura statue, ottiene da Mattarella la grazia per il gioielliere Mario Roggero, riceve simboli di comando da una Meloni in vesti imperiali.
È uno schema antico quanto la comunicazione politica. La novità è il costo: zero. Nessuna troupe, nessuna agenzia, nessun investimento pubblicitario. Un solo iscritto con un abbonamento a un generatore di video ha prodotto il contenuto politico più discusso dell’estate italiana.

Il video della scuola: identitas contro oblivio

Il filmato più interessante della serie non è quello che ha fatto scandalo. È quello ambientato in una scuola della Roma antica, dove un maestro insegna agli allievi la parola “oblivio”, l’oblio. Il generale entra, raccoglie un crocifisso, pronuncia una sola parola: “identitas”. Un bambino cancella “oblivio” dalla tavoletta e vi scrive “identitas”.
In trenta secondi c’è tutta l’operazione. Non la caricatura dell’avversario, ma la messa in scena di una sostituzione culturale rovesciata: la scuola come campo di battaglia, la trasmissione del sapere come posta in gioco, il crocifisso come segno di appartenenza e non solo di fede. Il lessico latino della saga — identitas, patria, virtus, excellentia — funziona come un sistema di parole-bandiera che non argomenta ma evoca. È la stessa logica simbolica che avevamo analizzato nel video di propaganda iraniano “One Vengeance For All”: il messaggio non passa per il ragionamento ma per l’immagine archetipica.
Chi liquida tutto come materiale di scarto digitale non ha capito il punto. Il video del Colosseo è fatto per indignare gli avversari; quello della scuola è fatto per parlare ai propri. E parla di educazione, memoria, radici: i temi su cui si gioca la battaglia culturale vera.

Cosa significa slopaganda e perché il modello è americano

Per questi contenuti è entrato nell’uso — fino alla registrazione da parte della Treccani — il neologismo “slopaganda”: propaganda politica generata con l’intelligenza artificiale, enfatica, violentemente polemica o al contrario celebrativa. Il modello è quello sperimentato da Donald Trump sui propri canali, dove i contenuti generativi surreali sono ormai strumento ordinario di comunicazione presidenziale.
Il meccanismo ha una doppia resa. Presso gli ostili produce indignazione, che moltiplica la circolazione. Presso i favorevoli rafforza la narrazione del condottiero e trasforma ogni polemica in conferma: gli avversari che gridano allo scandalo diventano la prova che non sanno stare allo scherzo. L’assurdità dichiarata del contenuto — nessuno crede che Vannacci sia un imperatore romano — funziona da scudo: è la stessa dinamica di svuotamento e riuso dei simboli che avevamo osservato analizzando le canzoni generate con l’intelligenza artificiale che riempiono TikTok. La cornice ironica consente di veicolare messaggi che in forma seria sarebbero indifendibili.

Il distanziamento di Meloni e il dato politico

Il dato politico vero della vicenda non sta nei video ma nelle reazioni. Giuseppe Conte ha chiesto alla presidente del Consiglio di chiarire se intenda stringere accordi con Futuro Nazionale: un tentativo trasparente di usare il filmato come cuneo dentro il centrodestra. Giorgia Meloni ha preso le distanze dal contenuto, con la misura istituzionale che la carica impone e che le consente di non regalare all’opposizione il bersaglio che cercava.
La distanza tra i due piani è essa stessa un’informazione. Da un lato un movimento che comunica per immagini virali e vive della polemica che genera; dall’altro un partito di governo che non può permettersi di essere trascinato dentro un immaginario che non controlla. Chi ha seguito la nostra analisi sull’ascesa di Futuro Nazionale nei sondaggi sa che i due soggetti sono destinati prima o poi a parlarsi: la saga di Vannaccius rende quel dialogo più costoso, non impossibile.

Le domande che restano aperte su Futuro Nazionale

Resta la domanda di fondo, la stessa che accompagna il movimento dalla costituente di giugno. La slopaganda dimostra che Futuro Nazionale sa occupare lo spazio mediatico con risorse minime e una velocità che nessun altro soggetto italiano possiede. Ma la comunicazione virale è consenso liquido: si accumula in fretta e in fretta evapora. Come abbiamo scritto a proposito del nodo della classe dirigente, la differenza tra mobilitare consenso ed elaborare pensiero è ciò che separa un fenomeno da una forza politica.
Il video della scuola suggerisce che qualcuno, dentro o attorno al movimento, questa differenza la conosce: identitas contro oblivio è un programma culturale in miniatura, non una provocazione. Se sia l’inizio di un’elaborazione o soltanto il suo simulacro generato da una macchina, lo diranno i prossimi mesi. Per ora registriamo il fatto: la propaganda generativa è arrivata nella politica italiana, e ci è arrivata da destra.

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