Ancora una volta Rita De Crescenzo, la tiktoker napoletana divenuta famosa per dirette trash e uscite sopra le righe, irrompe nella scena pubblica trasformando un luogo di democrazia in un palcoscenico di cattivo gusto. Questa volta il teatro della sua “performance” è stato il Consiglio regionale della Campania, all’interno dell’ufficio del consigliere Pasquale Di Fenza di Azione. Non una visita istituzionale, non un momento di confronto politico, ma l’ennesima esibizione costruita per inseguire l’effimero consenso dei social, con la bandiera italiana agitata come un oggetto scenico e l’inno nazionale ridotto a sottofondo musicale di un teatrino imbarazzante.
La spettacolarizzazione delle istituzioni
Seduta alla scrivania del consigliere, De Crescenzo si è lasciata riprendere con il Tricolore in mano, affiancata dall’altro tiktoker Angelo Napolitano, mentre sul video campeggiava la scritta, in un inglese maldestro, “Popolo ci sei? Working in progress”. Un’immagine che da sola riassume il livello a cui si rischia di trascinare il dibattito pubblico quando le istituzioni vengono piegate alla logica dell’intrattenimento social. Come se la sede del Consiglio regionale fosse un set improvvisato per conquistare like, cuoricini e visualizzazioni, invece di essere il luogo del confronto democratico e della rappresentanza.
La reazione indignata
Non è servito molto perché le immagini facessero il giro della rete e scatenassero una reazione bipartisan di sdegno. Carlo Calenda, segretario di Azione, ha espulso Di Fenza con effetto immediato, definendo l’episodio “una pantomima indecente” e scusandosi con gli elettori. Il presidente del Consiglio regionale, Gennaro Oliviero, ha parlato apertamente di un atto che “lede la dignità e il prestigio” dell’istituzione, ridicolizzandola agli occhi della comunità. Anche esponenti di destra e sinistra hanno condannato senza mezzi termini quanto accaduto, evidenziando come scene di questo tipo siano un insulto alla politica e a chi, nelle istituzioni, lavora seriamente.
Una deriva preoccupante
La vicenda è solo l’ultimo episodio di una carriera social costruita sull’esagerazione, dalle spedizioni di pullman verso Roccaraso alle campagne improvvisate per il referendum su lavoro e cittadinanza, fino alle comparsate in manifestazioni politiche pur senza alcun ruolo o competenza. Una figura priva di qualunque spessore politico, che confonde il consenso virtuale con la legittimazione reale a entrare nei luoghi dove si prendono decisioni per milioni di cittadini. La logica dei followers non può e non deve aprire le porte delle istituzioni, pena la trasformazione della politica in un circo permanente.
Il rischio di una politica ridotta a show
Se episodi come questo vengono tollerati, o peggio, se qualche partito decidesse di candidare simili personaggi, il livello della politica italiana toccherebbe nuovi minimi storici. Non si tratta di censurare la libertà di espressione, ma di difendere il valore simbolico e concreto delle sedi democratiche, che non possono diventare scenografie per chi cerca un momento di notorietà. Le istituzioni meritano rispetto, e rispettarle significa impedire che vengano ridotte a sfondo per contenuti che nulla hanno a che vedere con il bene pubblico.
📽️🇮🇹 #RitaDeCrescenzo trasforma il Consiglio regionale della #Campania in un set social.
Espulso il consigliere Di Fenza da #Azione, condanna bipartisan: “Istituzioni ridicolizzate”.Cosa ne pensate?pic.twitter.com/iDFjxKqzpF
— Il Politico Web (@ilpolitico_web) August 10, 2025

