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Italia

Ranucci indagato per interferenze illecite: bufera sulla Rai

Carlotta De Marchi

La Procura di Roma indaga il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, e il giornalista Luca Bertazzoni per la diffusione di un audio privato. Forza Italia attacca: «Giornalismo di parte e fuori controllo».

Riassunto dell'articolo

La Procura di Roma indaga Sigfrido Ranucci e Luca Bertazzoni di Report per il reato di interferenze illecite nella vita privata, dopo la diffusione di un audio tra l’ex ministro Sangiuliano e la moglie. Forza Italia, con Gasparri e Rosso, attacca parlando di giornalismo di parte e di uso politico del servizio pubblico. Ranucci si difende invocando l’interesse pubblico, ma resta aperto il dibattito sull’opportunità e la neutralità delle sue inchieste.

Indagine per interferenze illecite nella vita privata

Il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, e il giornalista Luca Bertazzoni sono indagati dalla Procura di Roma per il reato di interferenze illecite nella vita privata, previsto dall’articolo 615-bis del codice penale, in relazione alla diffusione di un audio trasmesso in una puntata del programma. La vicenda riguarda la telefonata tra l’allora ministro Gennaro Sangiuliano (qui il nostro articolo sul caso) e la moglie, registrata da Maria Rosaria Boccia con il consenso del ministro stesso. Proprio quell’audio, di pochi secondi, venne trasmesso da Report a fatti ormai conclusi, suscitando critiche per la sua natura di mero voyeurismo televisivo.

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Le accuse politiche: Gasparri e Rosso all’attacco

Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri, membro della Vigilanza Rai, ha parlato di una “grave ipotesi di reato” che nulla ha a che vedere con una querela per diffamazione, sottolineando come Ranucci, sempre pronto a puntare il dito contro altri, non abbia mai fornito spiegazioni convincenti sul proprio operato. Gasparri ha inoltre richiamato la Rai alle proprie responsabilità, sostenendo che l’azienda non può chiudere gli occhi di fronte a comportamenti che minano la credibilità del servizio pubblico.

Sulla stessa linea, Roberto Rosso, capogruppo di Forza Italia in commissione di Vigilanza Rai, ha evidenziato come quanto accaduto imponga una riflessione sul tipo di servizio pubblico offerto ai cittadini, denunciando il rischio di trasformare la televisione di Stato in un contenitore di gossip mascherato da inchiesta giornalistica.

La replica di Ranucci

In un post su Facebook, Ranucci ha tentato di ridimensionare la vicenda, affermando che la notizia della denuncia era già nota e che non gli è stato ancora notificato alcun avviso di garanzia. Ha sostenuto che l’audio trasmesso aveva un alto valore di interesse pubblico e che le sue modalità di acquisizione erano legittime. Tuttavia, la sua difesa si concentra sull’argomento dell’interesse giornalistico, senza affrontare fino in fondo la questione dell’opportunità editoriale e del rispetto della privacy.

Un giornalismo di parte?

Il caso riaccende il dibattito sullo stile giornalistico di Ranucci, da tempo percepito come schierato politicamente e incline a concentrare le proprie inchieste su figure e governi di centrodestra. Un approccio che, in più di un’occasione, ha alimentato l’accusa di utilizzare il servizio pubblico come strumento di battaglia politica, piuttosto che come veicolo di informazione imparziale.

L’inchiesta della Procura apre scenari delicati per la Rai, chiamata a valutare il comportamento di uno dei suoi volti più noti. Se l’accusa di interferenze illecite fosse confermata, si tratterebbe di un colpo durissimo per l’immagine del servizio pubblico e per la credibilità di una trasmissione che, negli ultimi anni, è stata accusata più volte di condurre inchieste mirate contro un preciso schieramento politico.

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Carlotta De Marchi
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