La portaerei a propulsione nucleare USS Nimitz è entrata nel Mar dei Caraibi meridionale, e con essa il Carrier Air Wing 17, il cacciatorpediniere USS Gridley e la nave di rifornimento USNS Patuxent. La permanenza è prevista per alcuni giorni, ma il messaggio è già pienamente leggibile. Lo stesso giorno il Dipartimento di Giustizia americano, attraverso la procura federale di Miami, ha formalizzato l’incriminazione dell’ex presidente cubano Raul Castro, 94 anni, per l’abbattimento di due aerei civili davanti alle coste dell’isola nel 1996. La Corte Suprema, con otto voti a favore e uno contrario, ha autorizzato le cause relative ai beni americani sequestrati da Cuba nel 1960 dopo l’ascesa al potere di Fidel Castro.
Un dispositivo navale, un mandato di arresto, una sentenza
I tre eventi sono coordinati nel tempo e questo basta a leggerne la natura politica. Donald Trump dichiara dallo Studio Ovale di voler “aiutare il popolo cubano” e nega che la Nimitz sia il preludio di un’operazione militare. Il segretario di Stato Marco Rubio, però, è più esplicito: preferisce un accordo, ma agirà se rileverà una minaccia. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova denuncia metodi che “rasentano la violenza”; il portavoce cinese Guo Jiakun chiede a Washington di smettere di “brandire il bastone delle sanzioni e quello giudiziario”. Sono reazioni ferme sul piano verbale, ma nessuna delle due potenze ha mosso assetti militari per difendere L’Avana.
Lo schema Venezuela replicato
Il paragone con quanto avvenuto in Venezuela a gennaio non è giornalistico, è strutturale. La sequenza è identica: incriminazione del leader da parte della giustizia statunitense, blocco navale, dispiegamento di una portaerei, individuazione di un successore “compiacente”. A Caracas la presidenza è stata assunta dall’ex vicepresidente Delcy Rodríguez subito dopo la cattura di Maduro. Il Wall Street Journal scrive che a L’Avana Washington starebbe cercando “un Delcy cubano”. L’isola, già stremata dalla fine del petrolio venezuelano e dalle sanzioni secondarie introdotte il primo maggio, vive blackout quotidiani e una crisi alimentare profonda. La popolazione, secondo le cronache da L’Avana, non chiede l’invasione: chiede di poter sopravvivere. Ma la sua capacità di resistere a una pressione integrata, giudiziaria e militare, è prossima allo zero.
Monroe torna, l’Europa prenda nota
Quello che si sta consumando nei Caraibi è il ritorno operativo della dottrina Monroe. L’America Latina ridiventa per Washington uno spazio strategico chiuso, dove la sovranità di Stati terzi è tollerata solo finché non interferisce con gli interessi americani. È la stessa logica che gli Stati Uniti rifiutano ad altri quando si tratta del proprio cortile di casa altrui, ma il punto non è la coerenza: il punto è la potenza. La lezione per le Nazioni europee è scomoda ma chiara. Mosca e Pechino possono protestare quanto vogliono, ma non possono difendere L’Avana, perché la sovranità non si misura nei comunicati ma nelle capacità materiali. Costruirsi uno spazio strategico autonomo, una rete di partenariati propria, una capacità di proiezione coerente con il proprio rango: è esattamente la direzione del Vertice di Parigi, dell’asse mediterraneo costruito dal governo Meloni con il Maghreb, della logica dell’Europa delle Patrie. Le burocrazie di Bruxelles, davanti a quanto accade nei Caraibi, taceranno o emetteranno una nota a basso impatto. Le Nazioni che hanno una visione, invece, prenderanno appunti.
Fonti
- ANSA — Trump punta su Cuba, la portaerei Nimitz ai Caraibi
- Sky TG24 — Cuba, Trump schiera portaerei Nimitz dopo incriminazione Castro
- Il Sole 24 Ore — Cuba, la portaerei Usa Nimitz schierata nei Caraibi
- Il Post — Trump sta usando il “modello Venezuela” anche contro Cuba
- Quotidiano Nazionale — Cuba nella morsa di Trump, la Nimitz nei Caraibi
- Il Foglio — Cuba è diversa dal Venezuela, ma Trump sembra determinato

