Giuliano Pisapia voterà Sì al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Lo ha comunicato con un messaggio di sole due parole al cronista de Il Giornale: “Voto Sì”. Niente spiegazioni. Niente prese di posizione pubbliche. Solo una risposta, lapidaria e inequivocabile.
L’effetto è stato immediato. Pisapia è una delle figure storiche della sinistra lombarda: due legislature da deputato di Rifondazione Comunista, poi sindaco di Milano dal 2011 al 2016, quando strappò il Comune alla destra in quella che fu definita la “rivoluzione arancione”. Il suo Sì è dunque una frattura nel campo del No — e non una qualunque.
La storia che precede la politica
Per capire la scelta di Pisapia non si può partire dall’oggi. Si deve partire dal 1989.
Giuliano Pisapia è figlio di Giandomenico Pisapia, il giurista che negli anni Ottanta fu l’architetto del nuovo codice di procedura penale, entrato in vigore proprio in quell’anno. Quel codice introdusse in Italia il rito accusatorio: un processo basato sulla contrapposizione tra accusa e difesa davanti a un giudice terzo, modellato sui sistemi anglosassoni e sul principio che la verità processuale emerga dal confronto tra le parti.
La riforma su cui si vota a marzo — la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri — è, nella lettura di molti giuristi, la conclusione naturale di quel percorso. Se il processo è accusatorio, il giudice deve essere strutturalmente distinto dall’accusa, non solo funzionalmente. Finché un magistrato può passare nel corso della carriera dalla funzione di pm a quella di giudice, e viceversa, quella distinzione rimane parziale.
È una coerenza di sistema, non di schieramento. E Pisapia, avvocato penalista prima ancora che politico, la conosce.
Il garantismo che la sinistra ha abbandonato
Non è la prima volta che Pisapia prende distanze dall’orientamento prevalente nel suo campo sul tema giustizia. Nel 2021, aveva già attaccato pubblicamente l’Associazione Nazionale Magistrati per la sua opposizione sistematica a qualsiasi riforma dell’ordinamento giudiziario.
La posizione è coerente con una tradizione garantista che nella sinistra italiana ha avuto cultori storici — da Giovanni Falcone, che nel 1989 scriveva che la carriera dei pubblici ministeri non poteva più essere identica a quella dei giudici, fino alla Commissione Bicamerale presieduta da Massimo D’Alema nel 1997, che propose la separazione costituzionale con due CSM distinti. Una tradizione che negli ultimi anni si è progressivamente eclissata, sostituita da una posizione di difesa corporativa della magistratura associata come dato identitario del campo progressista.
Lo stesso anno in cui Pisapia divenne sindaco di Milano, nel 2001, presentò con Giovanni Russo Spena — da deputato di Rifondazione Comunista — una proposta di legge sulla distinzione delle funzioni tra giudici e pm. Il Sì di oggi non è quindi un’anomalia nella sua storia. È una continuità.
La crepa nel fronte del No
Il gesto ha colto di sorpresa anche Beppe Sala, sindaco in carica di Milano, che aveva già annunciato il proprio No. “Non ne ho mai parlato con lui — ha dichiarato Sala — ma rispetto chi voterà Sì. Non dev’essere una questione ideologica, ma di opinione.”
Il campo del No si era costruito come fronte compatto del centrosinistra. Il Partito Democratico con Elly Schlein in testa, i Verdi, Sinistra Italiana, e la copertura dell’ANM. Un’architettura presentata come unanime. Pisapia non l’ha scalfita con un intervento polemico, non ha scritto un editoriale, non ha chiesto spazio televisivo. Ha risposto a un messaggio.
Questo, in un certo senso, è il punto. Quando la rottura avviene senza bisogno di spiegazioni, significa che le ragioni sono già note a chi conta.
Fonti
Newsroom Italia – Giuliano Pisapia voterà Sì al referendum sulla Giustizia del 22 marzo
Il Giorno – Pisapia e quel “Sì” al referendum che scuote la sinistra
Libero Quotidiano – Giuliano Pisapia, “voto Sì”: l’sms che scatena il terremoto a sinistra
Il Politico Web – Referendum giustizia: perché votare Sì il 22-23 marzo 2026
Il Politico Web – Referendum sulla giustizia, la vera posta in gioco oltre la battaglia politica
Il Politico Web – Sorteggio CSM referendum: perché votare Sì alla riforma

