C’è un piano iraniano per uccidere Trump, e questa volta a portarlo sul tavolo della Casa Bianca è stata Israele. Il Wall Street Journal ha rivelato che l’intelligence dello Stato ebraico avrebbe segnalato a Washington un nuovo complotto di Teheran contro il presidente americano. La minaccia di Trump all’Iran è arrivata immediata, nella forma che gli è più congeniale: «Ho lasciato istruzioni — se dovesse succedermi qualcosa, colpiteli con una potenza mai vista prima». Ma dietro la sequenza minaccia-contro-minaccia si nasconde una partita molto più fredda di quanto la retorica lasci intendere.
La rivelazione del Wall Street Journal
Secondo il quotidiano americano, l’intelligence israeliana su Trump sarebbe stata condivisa nei giorni scorsi con i vertici dell’amministrazione: elementi che indicherebbero un piano della Repubblica Islamica per assassinare il presidente. La soffiata arriva all’indomani del rientro di Trump dal vertice della NATO ad Ankara, avvenuto con un cambio di aereo per motivi di sicurezza, e a ridosso di un colloquio telefonico con il premier israeliano Benjamin Netanyahu in cui i due hanno concordato di mantenere «il coordinamento» tra le rispettive Nazioni. Non tutti gli apparati statunitensi, però, sono convinti della solidità delle informazioni. È un dettaglio che pesa, e a cui torneremo.
«Sono il primo della lista»: le parole di Trump ad Ankara
Il presidente non ha aspettato la conferma dell’intelligence per parlarne. Ad Ankara, ai giornalisti, aveva già detto: «Sono il primo della lista. Vogliono eliminare il leader degli Stati Uniti, cioè me. Finora sono stato piuttosto fortunato, ma forse la fortuna non durerà ancora a lungo». Le istruzioni lasciate da Trump in caso di assassinio non sono una novità assoluta: il presidente le ha già evocate parlando di ordini «molto fermi» per «cancellare l’Iran dalla faccia della Terra» qualora venisse ucciso. Il bersaglio, del resto, è dichiarato da tempo: almeno dal gennaio 2020, quando Trump ordinò l’uccisione del generale Qassem Soleimani e Teheran promise pubblicamente vendetta. Che il presidente americano viva sotto minaccia permanente non è una tesi giornalistica, è la sua stessa ammissione — la terza in ordine di tempo, dopo le pallottole reali che lo hanno sfiorato sul suolo di casa, come avevamo raccontato nell’analisi sul terzo attentato alla cena dei corrispondenti.
Perché la soffiata arriva proprio adesso
Qui la cronaca lascia spazio all’analisi, ed è il punto che la stampa italiana ha riportato sottovoce. Gli stessi funzionari americani interpellati dalla CNN invitano alla cautela: la segnalazione israeliana, osservano, potrebbe essere anche un modo per «influenzare» le decisioni di Trump verso Teheran. La cornice si spiega da sé. Israele è contrario al memorandum d’intesa siglato tra Washington e Teheran e vorrebbe che gli Stati Uniti continuassero a bombardare; il ministro della Difesa israeliano ha dichiarato l’esercito pronto a colpire l’Iran «una terza volta e con una forza ancora maggiore». Trump, al contrario, preferirebbe evitare un coinvolgimento israeliano nei raid, per timore che il conflitto sfugga di mano. In mezzo, i mediatori del Qatar sono volati a Teheran per salvare l’accordo. La soffiata sul complotto, in questa geometria, non è soltanto un allarme di sicurezza: è una leva. E cade nel momento esatto in cui la diplomazia prova a impedire la ripresa piena delle ostilità.
Il terzo livello e il negoziato che non si chiude
La grammatica è quella già vista da febbraio: ultimatum, minaccia di annientamento, pausa diplomatica. Su Truth, Trump ha dichiarato «finito» il cessate il fuoco — «l’Iran ci ha chiesto di proseguire i colloqui, abbiamo accettato, ma il cessate il fuoco è terminato» — salvo lasciare aperta la porta a un nuovo round negoziale, che alcune fonti collocano la prossima settimana in Svizzera e che Teheran per ora smentisce. Ad Ankara il presidente ha perfino ragionato ad alta voce sui «livelli» della dirigenza iraniana: «Avevano dei capi, non ci sono più. Poi un altro gruppo, non c’è più. Ora c’è questo terzo livello: forse più razionale, ma negli ultimi giorni non sta rendendo un servizio al proprio popolo». Dietro la teatralità, il calcolo resta prudente. Con le elezioni di metà mandato ormai in avvicinamento, una ripresa a pieno regime dei raid non conviene: lo scenario che la Casa Bianca contempla davvero si ferma, al massimo, a un nuovo blocco navale dello Stretto di Hormuz. È lo stesso schema di strangolamento economico più che militare che abbiamo documentato analizzando la seconda ondata di attacchi del 7-9 luglio.
Cosa rischia l’Italia se la tregua salta
Perché tutto questo ci riguarda. Ogni oscillazione su Hormuz si scarica sulle bollette italiane prima ancora che sui titoli dei giornali. Se la tregua salta, lo scenario è noto: Brent di nuovo in fuga, gas in rialzo, rincari a doppia cifra sulle utenze, pressione recessiva sul manifatturiero. È la stagione che il governo Meloni ha lavorato a evitare fin dal vertice di Parigi, imponendo le proprie condizioni sovrane — cornice d’intesa internazionale, nessuna cobelligeranza, presenza solo in coalizione multilaterale — e mantenendole ferme mentre le cancellerie europee si dividevano. L’Europa, come Nazione di Nazioni, avrebbe tutto l’interesse a una voce comune sull’energia; l’Unione, come apparato di Bruxelles, non l’ha prodotta. Roma ha tenuto la distanza operativa, e proprio per questo oggi non deve correggere alcuna rotta: subisce le conseguenze di una guerra che non ha voluto, ma almeno non ne è corresponsabile.
La verità è che il piano iraniano per uccidere Trump, vero o gonfiato che sia, conta meno della funzione che svolge. È l’ennesima carta in un tavolo dove ogni minaccia serve a spostare il negoziato di un centimetro. La domanda che resta aperta non è se Teheran voglia davvero eliminare il presidente americano — quello lo dice Trump stesso da anni. È chi abbia interesse a ricordarlo proprio adesso.
Fonti
- ANSA — Il Wall Street Journal: «L’Iran ha un nuovo piano per uccidere Trump»
- Il Sole 24 Ore — Trump: «Se l’Iran mi uccide ho lasciato istruzioni, colpirli con potenza mai vista»
- Il Messaggero — Le minacce incrociate e il piano in caso di morte
- laRegione — «Se l’Iran mi uccide ho lasciato detto di distruggerli»
- Washington Examiner — Trump on Iran’s «kill list» and the «third level» of leaders

