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Mondo

Pechino sfida Trump: no alle sanzioni

Antonio Antipari

La Cina respinge le minacce tariffarie di Trump contro la Russia. Mentre Washington annuncia nuove forniture militari a Kiev, Xi Jinping riceve Lavrov a Pechino e rafforza l’alleanza euroasiatica.

Riassunto dell'articolo

La Cina si oppone alle nuove minacce tariffarie di Trump alla Russia e accoglie Lavrov per rafforzare l’asse sino-russo. Mentre gli USA annunciano dazi al 100% e invii di armi a Kiev, Pechino respinge le sanzioni unilaterali e prepara con Mosca un fronte alternativo all’ordine atlantico.

Pechino si schiera contro le sanzioni Usa: la Cina difende Mosca e prepara l’asse euroasiatico

Pechino rompe il silenzio e interviene con toni decisi contro la nuova minaccia lanciata da Donald Trump verso Mosca. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha dichiarato: «La Cina si oppone fermamente a tutte le sanzioni unilaterali illegali e alla giurisdizione a lungo termine. Non ci sono vincitori in una guerra tariffaria e la coercizione e la pressione non risolveranno i problemi». Una risposta netta che arriva a poche ore di distanza da un ultimatum senza precedenti pronunciato dal presidente americano.

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Trump lancia l’ultimatum: “100% di dazi se non c’è un accordo entro 50 giorni”

Parlando dallo Studio Ovale accanto al segretario generale della NATO Mark Rutte, Trump ha avvertito che, se entro 50 giorni non verrà raggiunto un accordo di pace tra Kiev e Mosca, scatteranno “tariffe molto severe del 100%, chiamiamole tariffe secondarie”. Il presidente americano ha definito Vladimir Putin “una delusione”, aggiungendo però: “Non ho chiuso con lui”. Una dichiarazione che conferma la linea trumpiana: massima pressione economica, accompagnata però da uno spiraglio di trattativa, se Mosca accetterà un compromesso.

Un nuovo arsenale per Kiev: il piano Trump-NATO

Nel frattempo, il presidente Usa ha annunciato un accordo “molto importante” per la fornitura immediata di armi a Kiev, concordato con la NATO: “Miliardi di dollari di equipaggiamenti militari saranno acquistati dagli Stati Uniti e destinati alla NATO. E saranno rapidamente distribuiti sul campo di battaglia”. Tra questi, l’elemento centrale sono le batterie di missili Patriot, richieste a gran voce da Zelensky per proteggere il Paese dai raid aerei russi. “È tutto: sono i Patriots. Sono tutti quanti. È una dotazione completa, con le batterie”, ha confermato Trump.

La replica russa e il contrattacco diplomatico

La risposta russa non si è fatta attendere. Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di Sicurezza della Federazione, ha liquidato le dichiarazioni del presidente americano definendole “un ultimatum teatrale che non interessa alla Russia”. Ma a fare notizia, più delle parole, è stata l’attivazione diplomatica di Mosca con Pechino: Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo, si trova proprio in questi giorni in Cina, dove è stato ricevuto da Xi Jinping.

Il ministero degli Esteri russo ha comunicato che l’incontro ha riguardato i preparativi per la visita di Vladimir Putin in occasione del vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) e per le commemorazioni della Seconda guerra mondiale. Un dettaglio tutt’altro che secondario: mentre Trump minaccia dazi, la Russia consolida il suo asse strategico con Pechino.

Xi riceve Lavrov: l’asse Pechino-Mosca si rafforza

L’incontro tra Xi e Lavrov è avvenuto dopo una sessione plenaria con i ministri degli Esteri dei Paesi SCO, l’organizzazione che riunisce le potenze euroasiatiche in chiave multipolare e alternativa all’ordine atlantico. Lavrov aveva già visto il giorno prima il ministro degli Esteri cinese Wang Yi: sul tavolo, Ucraina, sanzioni, e relazioni con Washington. Il ministro russo è arrivato a Pechino dopo una visita in Corea del Nord, dove ha ricevuto rassicurazioni politiche e diplomatiche da parte del regime di Kim Jong-un a sostegno della posizione russa nel conflitto.

Uno scontro tra mondi: dazi Usa, scudi cinesi

Il duello tra Washington e Pechino si gioca su più livelli. L’ultima offensiva americana, sotto la forma di “tariffe secondarie”, mira a indebolire economicamente la Russia, ma rischia di allargare lo scontro coinvolgendo indirettamente anche la Cina, sempre più interconnessa con Mosca. L’interscambio commerciale sino-russo ha superato i 240 miliardi di dollari nel 2023 e continua a crescere, nonostante le restrizioni. Inoltre, la Cina ha da tempo avviato lo studio delle tecniche russe per eludere le sanzioni, in vista di eventuali misure simili in caso di crisi su Taiwan.

Pechino gioca su due tavoli

Mentre Trump costruisce una nuova strategia di contenimento contro la Russia e, indirettamente, contro il blocco euroasiatico, Pechino mostra una cauta ma crescente assertività. La Cina non si limita più a condannare le sanzioni, ma rafforza apertamente i legami politici e militari con Mosca, difendendone la legittimità e proteggendo i suoi interessi strategici. Il prossimo vertice della SCO, con la presenza annunciata di Vladimir Putin, rischia di segnare una nuova fase nella costruzione di un ordine mondiale multipolare: con al centro non l’ONU, ma l’asse Pechino-Mosca, benedetto da Teheran e da Pyongyang.

Nel frattempo, l’Europa osserva, divisa tra la fedeltà a Washington e la consapevolezza di essere il terreno su cui si combatterà, economicamente e strategicamente, la vera guerra dei prossimi anni.

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