Per capire chi è Nicola Cocco bisogna partire da una frase, non da un’accusa. Il 18 settembre, a Milano, un giornalista gli chiede se firmerebbe un certificato di idoneità al trattenimento. Risposta: «Io non firmerei il certificato di idoneità, o meglio, certificherei che nessuno è idoneo al CPR».
Nessuno. Non il malato, non il fragile: nessuno. È la frase che spiega perché la Procura di Ravenna lo considera il punto di riferimento dei medici finiti nell’inchiesta sui certificati anti-rimpatrio. Ed è la frase che la sua difesa dovrà maneggiare con più cura.
Chi è Nicola Cocco, il medico delle carceri milanesi
Nicola Cocco è un infettivologo. Nato in Basilicata, formato in Lombardia, è specializzato in malattie infettive e tropicali.
Il suo percorso è quello della sanità umanitaria. Ha lavorato nel programma sulla tubercolosi dell’Organizzazione mondiale della sanità a Ginevra. Con l’Oms è stato in Congo durante l’epidemia di Ebola. Poi una missione con Medici senza frontiere tra Repubblica Centrafricana e Nigeria.
Nel 2020 rientra in Italia. Durante la prima ondata del Covid è in corsia a Cremona. Poi passa alle carceri di Milano. Oggi, secondo quanto riporta Internazionale, lavora nel reparto di medicina protetta dell’ospedale San Paolo, dove sono ricoverati i detenuti.
Non è un medico qualunque nemmeno per le istituzioni. È stato consulente del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà. Secondo Il Giornale, porta la sua firma anche la relazione usata dalla Procura di Milano nell’indagine che portò al sequestro del CPR di via Corelli.
Nicola Cocco e la campagna No CPR
Cocco è esponente della Società italiana di medicina delle migrazioni (SIMM) e attivista della rete «Mai più lager – No ai CPR». La sua posizione è dichiarata da anni: i centri vanno aboliti.
Il riferimento culturale è Franco Basaglia. Cocco racconta che entrando nel CPR di Milano gli tornò in mente la frase dello psichiatra sul manicomio di Gorizia: «Questo è un lager». Da lì il paragone che ripete in ogni intervista: i centri per i rimpatri come i manicomi, luoghi da chiudere e non da riformare.
Nel 2024 la SIMM, insieme all’ASGI e alla rete No CPR, lancia la campagna rivolta ai medici «certificatori». Al centro c’è la bozza di modulo per la non idoneità, lo stesso documento trovato poi a Ravenna e in altri ospedali. Ne abbiamo ricostruito la storia nel nostro approfondimento sull’inchiesta di Ravenna sui certificati anti-CPR.
Di che cosa è accusato Nicola Cocco
Il 16 settembre 2026 la polizia perquisisce 23 medici in nove città. Ventidue non sono indagati. Cocco sì.
L’ipotesi è associazione a delinquere finalizzata alla formazione di falsi certificati per impedire i rimpatri. La stessa accusa riguarda tre medici del primo filone ravennate. Per gli inquirenti Cocco sarebbe una sorta di referente dei colleghi sul tema.
Un punto va fissato. Cocco è indagato, non imputato. Non ha firmato nessuno dei certificati contestati: non lavora dove quei certificati si firmano. La Procura non gli contesta un falso, ma un ruolo. E quel ruolo dovrà provarlo.
Che cos’è la «mappatura» dei certificati
L’elemento più citato negli atti è una chat del 19 giugno 2024. Una infettivologa di Ravenna gli scrive: «Altre due non idoneità da Ravenna». Cocco esulta. Poi aggiunge: «Se vi va mandatemi copia delle certificazioni, che sto tenendo una mappatura».
Per il giudice di Ravenna, l’invio di quei documenti a un collega esterno era anche una violazione della riservatezza dei pazienti. In un’altra conversazione, riportata dal Resto del Carlino, Cocco commenta la convocazione di una collega in Questura con un insulto agli agenti: «sbirri maledetti» è la parte riferibile.
La sua versione è opposta. La mappatura sarebbe una semplice mappa di Google con ospedali e università da cui arrivavano richieste di incontri pubblici. «Mai fatto nulla di carbonaro», dice. E aggiunge di non aver mai avuto elenchi di medici militanti.
Come si difende il medico indagato
Cocco ha parlato nello studio del suo avvocato, Eugenio Losco. La linea è chiara: nessuna associazione, solo una campagna pubblica fatta di convegni, articoli e incontri.
I moduli? Bozze con pareri di bioeticisti e richiami al codice deontologico. I certificati contestati? Mai visti. Gli eventuali errori dei colleghi? Al massimo «negligenza o imperizia, ma non un falso».
Poi una domanda rivolta alla Procura: c’è stata una controperizia medica su quei pazienti? È un argomento serio, e il processo dovrà rispondere.
«Nessuno è idoneo al CPR»: la frase che pesa più delle carte
Qui però la difesa si ferma e comincia la politica. Perché Cocco non dice che quei pazienti erano malati. Dice che il luogo è «patogeno» e che quindi nessuno può entrarci.
È un salto decisivo. La legge chiede al medico di valutare una persona. Cocco chiede ai medici di valutare un’istituzione. Se la non idoneità vale per tutti, il certificato smette di essere una diagnosi e diventa un voto contrario.
Lui stesso lo rivendica: un luogo, dice, si può contestare anche quando è previsto dalla legge. Vero. Ma si contesta in Parlamento, in piazza, davanti ai giudici. Non con un atto pubblico che ha valore legale e blocca un’espulsione già decisa.
Chi ha seguito il primo rimpatrio con la procedura accelerata sa quanto costa allo Stato eseguirne uno solo. La campagna di Cocco indica ai medici il punto esatto in cui quella catena si può spezzare.
Chi lo difende: da Cucchi a Salis, fino all’Ordine dei medici
Attorno a Cocco si è schierata in pochi giorni tutta la sinistra. Ilaria Salis gli ha espresso sostegno pubblico. Il Pd è sceso in piazza con i medici. Medici senza frontiere ha chiesto di acquisire agli atti il giuramento di Ippocrate.
Il caso più delicato riguarda Ilaria Cucchi. La senatrice di AVS ha denunciato che il pm avrebbe acquisito le sue conversazioni con Cocco, in violazione dell’articolo 68 della Costituzione. Secondo l’Ansa, le chat della senatrice e della deputata Francesca Ghirra saranno sigillate, come prevede la legge.
Più prudente il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli. Ha difeso l’autonomia dei medici, ma ha anche detto l’essenziale: se un medico ha scritto il falso, ha violato il codice deontologico e sarà sanzionato.
Che cosa succede adesso
Gli accertamenti sui telefoni e sui computer sequestrati sono in corso. Le misure interdittive sui medici ravennati sono all’esame della Cassazione. Sulle altre posizioni la Procura non ha ancora deciso.
Per sapere chi è Nicola Cocco sul piano penale servirà tempo, e fino a sentenza vale la presunzione di innocenza. Sul piano politico, invece, la risposta l’ha data lui. È il medico che ha trasformato un’obiezione personale in un metodo, e lo ha offerto ai colleghi.
La Nazione ha difeso in Europa il regolamento sui rimpatri e discute una proposta di legge sulla remigrazione. Non può lasciare che l’ultima parola spetti a chi, per sua stessa ammissione, quella firma non la metterebbe mai.
Fonti
- ANSA – L’infettivologo indagato per i Cpr: «Mai fatto fare certificati falsi»
- Il Resto del Carlino – Nicola Cocco: «Mai istigato nessuno a falsificare documenti»
- Il Resto del Carlino – L’atto di accusa della Procura
- Il Resto del Carlino – Da una dottoressa indagata all’infettivologo anti-cpr: diffusi dati sensibili
- Il Resto del Carlino – Ilaria Cucchi: «Il pm ha acquisito le mie conversazioni»
- Internazionale – Il paese in cui si mettono sotto accusa i medici
- La Verità – La rete di camici rossi per svuotare i Cpr
- Il Giornale – Cpr, il consulente che firmò la perizia
- Libero – Il Pd difende i medici
- Napoli Monitor – I medici di fronte ai Cpr. Intervista a Nicola Cocco
- SciProfiles – Dr. Nicola Cocco, profilo biografico
- Il Fatto Quotidiano – Perquisiti 23 medici per i certificati anti-Cpr

