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Mosca, l’ora della verità tra Trump e Putin

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Cinque ore di colloquio al Cremlino tra la delegazione inviata da Donald Trump e Vladimir Putin aprono una fase nuova del negoziato sulla guerra in Ucraina: il piano di pace USA entra nel vivo, l’Europa resta in corridoio, Kiev è sempre più sotto pressione.

Mosca, l’ora della verità tra Trump e Putin

📋 Riassunto dell'articolo

Analisi delle trattative odierne tra la delegazione inviata da Trump e Putin a Mosca: evoluzione del piano di pace USA, ruolo marginale dell’Europa, difficoltà di Zelensky, equilibrio geopolitico che si ridisegna.

Mosca diventa il nuovo epicentro del negoziato

Nel tardo pomeriggio, a Mosca, la porta del Cremlino si è chiusa dietro a una delegazione americana molto particolare: lo special envoy Steve Witkoff, Jared Kushner e alti funzionari dell’amministrazione Trump. Sul tavolo, la versione aggiornata del piano di pace statunitense per chiudere la guerra in Ucraina.
L’incontro con Vladimir Putin è durato quasi cinque ore. Al termine, il consigliere presidenziale Yuri Ushakov ha parlato di colloqui “produttivi”, ma ha subito precisato che permangono nodi sostanziali, soprattutto sulle questioni territoriali e sulle garanzie di sicurezza.
Tradotto: si è entrati nel merito, non è stato un incontro di facciata, ma nessuno dei due fronti è pronto – almeno per ora – a rinunciare alla narrazione della “vittoria”. Mosca continua a rivendicare il controllo sulle regioni occupate; Washington prova a trasformare i fatti compiuti sul terreno in un compromesso che fermi il conflitto senza trasformarlo in una resa.
Intanto, la sola fotografia politica è già eloquente: dopo mesi di contatti indiretti, Stati Uniti e Russia si parlano di nuovo direttamente a livello alto, senza mediazioni europee, con Kiev relegata nel ruolo di attore necessario ma non più centrale.

Dal documento russo al piano Trump: dai 28 ai 20 punti

Per capire cosa c’è realmente in gioco bisogna guardare alla genesi del piano. La prima bozza statunitense da 28 punti si è basata in larga parte su un documento inviato da Mosca alla Casa Bianca nell’autunno scorso, poi rielaborato dagli americani.
Una volta trapelata la bozza, Kiev e diversi governi europei l’hanno bollata come troppo favorevole alla Russia, costringendo Washington a riaprire il dossier. Dopo incontri serrati tra delegazioni USA e ucraine in Florida, i punti sono scesi a 20, con l’eliminazione o la riscrittura delle clausole più controverse su territori, NATO e rimozione delle sanzioni.
Al cuore del piano restano però alcuni pilastri: cessate il fuoco monitorato, neutralità militare dell’Ucraina, limite alle forze armate ucraine, divieto di basi NATO sul territorio, ritorno a una forma di cooperazione economica con la Russia legata in modo rigido al rispetto degli accordi e a un maxi-piano di ricostruzione.
In questa cornice, a Mosca, Trump e Putin misurano oggi la loro forza reale: chi ha più bisogno della pace, chi può permettersi di rimandarla, chi incasserà il dividendo politico del “negoziatore che ha fermato la guerra”.

La scelta di Trump: pace come realpolitik, non come predica morale

La postura americana è radicalmente diversa da quella dell’era Obama-Biden. Niente crociate ideologiche, niente retorica sui “fronti della libertà” che serviva solo a giustificare guerre infinite. L’attuale Casa Bianca guarda al conflitto in Ucraina come a un dossier da chiudere per riequilibrare le priorità strategiche: ricostruzione dell’industria negli USA, confronto con la Cina, sicurezza dei confini americani, riduzione del peso delle sanzioni boomerang sull’economia occidentale.
Trump ha bisogno di dimostrare al suo elettorato di essere l’unico leader capace di spegnere un incendio acceso da altri. Ma non intende farlo a costo zero: nel pacchetco che Witkoff discute con Putin c’è un’offerta di reintegrazione graduale della Russia nei circuiti economici globali, in cambio di impegni verificabili su cessate il fuoco, limiti militari e stabilità strategica.
Washington usa il bastone delle sanzioni e la carota di un grande piano di investimenti post-bellici, mentre sullo sfondo rimane la minaccia implicita: senza accordo, la guerra continua, ma con costi crescenti per tutti. In questa logica di scambio duro, l’Europa non è un soggetto: è il teatro su cui la partita viene giocata.

Mosca alza il prezzo, l’Europa resta nel corridoio

Mentre la delegazione americana varcava il portone del Cremlino, da Bruxelles trapelavano irritazione e inquietudine. Da settimane le capitali europee hanno messo in circolazione un loro “contro-piano”, che prende la bozza USA punto per punto e prova a correggerla in senso più filo-ucraino, con richiami insistiti alla piena sovranità di Kiev e alla necessità di non “premiare l’aggressore”.
Ma la verità è un’altra: il baricentro del negoziato non è più sul vecchio asse Washington–Bruxelles. È un dialogo diretto USA-Russia, con Kiev coinvolta e l’Europa ridotta spesso a platea rumorosa. Lo si è visto a Ginevra, dove ai tavoli tecnici sedevano americani, ucraini e – quando serviva – russi, mentre i rappresentanti dell’establishment europeo si limitavano a diffondere briefing anonimi e fughe di notizie critiche sul piano Trump.
Il paradosso è evidente: dopo aver predicato per anni il “primato dei valori” e la linea dura ad oltranza, molti governi europei temono oggi che una pace imposta dalla realpolitik di Washington li smascheri politicamente.
Oggi a Mosca si sta decidendo anche il loro destino: o rientrare in partita accettando un compromesso imperfetto ma concreto, o restare prigionieri di una retorica che non ferma né i carri armati né i droni.

Zelensky tra logoramento militare e solitudine politica

Kiev vive queste ore come un gioco di equilibrio sull’orlo del baratro. Sul campo, l’Ucraina resiste ma non avanza: la battaglia su vari nodi del fronte orientale mostra la fatica di un esercito provato da anni di guerra, da carenze di munizioni, da problemi strutturali che nessun discorso in Parlamento può cancellare.
Sul piano interno, i dossier sulla corruzione che hanno coinvolto figure vicine a Zelensky hanno incrinato l’immagine di un Paese “immacolato”. In Occidente l’attenzione mediatica cala, mentre il peso delle scelte aumenta: accettare un compromesso che congeli i confini di fatto e limiti per sempre le ambizioni NATO, o rifiutare il piano assumendosi la responsabilità di una guerra destinata a diventare cronica.
Zelensky sa che, se dirà di sì troppo in fretta, verrà accusato di tradire il sacrificio nazionale; se dirà di no, diventerà il bersaglio della frustrazione di un Occidente stanco e di un popolo logorato. È in questa strettoia che oggi viene scritto il testo reale dei punti del piano Trump.

Tra pace e ipocrisia: la scelta che attende l’Europa

Le trattative di Mosca non sono solo un capitolo in più del dossier ucraino: sono un test di verità per tutto l’ordine politico europeo.
Se il negoziato USA-Russia approderà a un cessate il fuoco stabile, l’Europa dovrà ammettere che l’unico soggetto in grado di fermare la guerra è stato chi ha abbandonato la retorica moralista per tornare alla logica degli interessi e dei rapporti di forza.
Se invece il piano verrà affossato da veti incrociati, pressioni interne e sabotaggi mediatici, sarà sempre più evidente come una parte dell’establishment progressista europeo preferisca una guerra infinita – utile a giustificare sanzioni, riarmo disordinato e controllo politico – piuttosto che una pace imperfetta che imponga di ripensare tutta la strategia degli ultimi anni.
A Mosca, oggi, non si decide solo il futuro dell’Ucraina: si decide se l’Europa vorrà essere protagonista di un nuovo equilibrio o semplice spettatrice delle decisioni altrui.

Fonti

AP News – US-Russia talks on Ukraine were productive but work remains
Reuters – US peace plan for Ukraine drew from Russian document
Le Monde – Uncertainties surrounding peace plan put Ukraine in a complicated spot
Xinhua – Why Europe is uneasy about the US-proposed Ukraine peace plan
Al Jazeera – Russia-Ukraine ‘peace plan’: What’s the latest version?
Washington Post – U.S. delegation meets with Putin in latest bid to end Ukraine war

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