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Modi a Roma, nasce il partenariato strategico speciale con l’Italia

Redazione - Il Politico

Vertice a Villa Pamphili tra Giorgia Meloni e Narendra Modi: prima missione ufficiale di un primo ministro indiano nella Capitale in 26 anni. Sul tavolo IMEC, difesa, minerali critici e l'obiettivo di 20 miliardi di euro di interscambio entro il 2029. Per l'Italia è la conferma di una proiezione indo-mediterranea che ridisegna il proprio peso strategico.

Riassunto dell'articolo

Il 20 maggio 2026 Narendra Modi è a Roma per il vertice con Giorgia Meloni a Villa Doria Pamphili. È la prima missione ufficiale di un primo ministro indiano nella Capitale in 26 anni e il settimo incontro tra i due leader in tre anni. L'evento culmina nell'adozione di una dichiarazione congiunta che eleva i rapporti bilaterali al rango di Partenariato Strategico Speciale, con incontri annuali tra capi di governo e obiettivo di 20 miliardi di euro di interscambio entro il 2029. Saranno firmati accordi su trasporto marittimo, agricoltura, istruzione superiore, minerali critici, cooperazione museale e contrasto ai reati economico-finanziari. Al pranzo di lavoro siedono Fincantieri, Leonardo, Ferrovie, Almaviva, Maire per l'Italia, RPG Group, UPL, Waaree Energies, Tata Advanced Systems per l'India. Lo scheletro strategico è il Corridoio India-Medio Oriente-Europa (IMEC), con Trieste come terminale euro-mediterraneo. La convergenza Roma-Nuova Delhi si fonda anche sulla comune vulnerabilità energetica nello Stretto di Hormuz e su una visione politica condivisa che valorizza la sovranità delle Nazioni.

Narendra Modi è atterrato a Fiumicino nella tarda serata di martedì 19 maggio 2026. Ad accoglierlo, il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Poche ore dopo, una cena istituzionale con Giorgia Meloni e una passeggiata notturna al Colosseo — fotografie che hanno fatto il giro del mondo e che restituiscono la dimensione personale di un rapporto ormai consolidato. Ma l’agenda di mercoledì è di tutt’altra natura. A Villa Doria Pamphili, sede della presidenza del Consiglio per gli appuntamenti diplomatici di maggior rilievo, va in scena il settimo faccia a faccia tra i due leader in tre anni. E con esso, un atto politico destinato a riscrivere l’architettura della proiezione internazionale italiana.
Modi a Roma significa, prima di tutto, la prima missione ufficiale di un primo ministro indiano nella Capitale dopo ventisei anni. Una cifra che basta, da sola, a misurare la portata dell’evento. Ma il dato simbolico è soltanto la cornice. Quello che Meloni e Modi firmeranno nelle prossime ore è l’elevazione del rapporto bilaterale al rango di Partenariato Strategico Speciale — il livello più alto della grammatica diplomatica indiana, riservato a un numero ristretto di Nazioni con cui Nuova Delhi intrattiene rapporti di natura sistemica.

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Cosa prevede il Partenariato Strategico Speciale Italia-India

Il salto di rango non è una formula di cortesia. La dichiarazione congiunta che sarà adottata oggi prevede l’istituzionalizzazione di incontri annuali tra i capi di governo, una clausola che cambia la natura stessa della relazione: trasforma un legame fondato sulla sintonia personale in un’architettura istituzionale stabile, indipendente dai cicli politici delle due Nazioni.
L’obiettivo economico è altrettanto concreto. Roma e Nuova Delhi puntano a raggiungere — e superare — i 20 miliardi di euro di interscambio commerciale entro il 2029, anche grazie all’accordo di libero scambio tra Unione europea e India in fase di finalizzazione. I settori prioritari indicati nel piano sono difesa e aerospazio, tecnologie pulite, macchinari, componenti automobilistici, chimica, farmaceutica, tessile, agroalimentare e turismo. Una mappa che fotografa la complementarità industriale tra le due economie: l’India porta la scala demografica e la base ingegneristica, l’Italia il know-how manifatturiero e la qualità del Made in Italy.
Il quadro istituzionale era già stato preparato dal Piano d’Azione Strategico Congiunto 2025-2029, lanciato dopo l’avvio del Partenariato Strategico nel 2023. Negli ultimi diciotto mesi si sono susseguite le missioni del ministro della Difesa Guido Crosetto a Nuova Delhi nell’aprile scorso, del ministro delle Imprese Adolfo Urso nel febbraio 2025 e di Antonio Tajani nel dicembre 2024 e nell’aprile 2025. Tre dicasteri di peso che hanno costruito il terreno tecnico su cui oggi i due leader posano la pietra politica.

Vertice Meloni Modi a Villa Pamphili: gli accordi firmati

Al vertice di Villa Pamphili i due capi di governo assisteranno alla firma di una serie di intese che coprono settori strategici diversi: trasporto marittimo, agricoltura, istruzione superiore, minerali critici, cooperazione museale e contrasto ai reati economico-finanziari. Una sequenza che racconta meglio di qualsiasi dichiarazione la natura sistemica dell’intesa.
A seguire, è previsto un pranzo di lavoro con i vertici dei principali gruppi industriali delle due Nazioni. Sul fronte italiano siederanno al tavolo Fincantieri, Leonardo, Ferrovie dello Stato, Almaviva, Maire — espressioni di settori in cui l’Italia ha una proiezione globale e un interesse diretto sul mercato indiano, dove operano già oltre settecento imprese italiane. Sul fronte indiano sono attesi RPG Group, UPL Limited, Waaree Energies, Tata Advanced Systems — colossi che a loro volta hanno individuato nell’Italia un punto di accesso privilegiato all’Europa e al Mediterraneo.
Il dato che racconta meglio la maturazione del rapporto è la cifra delle aziende coinvolte nei due sensi: oltre mille imprese italiane operano in India e altrettante aziende indiane sono attive in Italia. Non più una relazione asimmetrica tra un esportatore e un mercato di destinazione, ma una vera integrazione delle catene del valore.

Il corridoio IMEC e il ruolo dell’Italia nell’asse indo-mediterraneo

Il vero scheletro strategico della relazione bilaterale ha un nome preciso: Corridoio India-Medio Oriente-Europa, l’IMEC. Lanciato in occasione del G20 ospitato da Nuova Delhi nel settembre 2023, è il progetto che dovrebbe connettere il subcontinente indiano all’Europa attraversando gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, la Giordania e Israele. Una rete integrata di porti, ferrovie, cavi sottomarini, pipeline di idrogeno verde e infrastrutture digitali.
Per Nuova Delhi, l’IMEC rappresenta l’alternativa strutturale alla Via della Seta cinese. Una “Via del Cotone” — come è stata ribattezzata — che permette all’India di proiettarsi commercialmente verso ovest senza dover passare dai corridoi controllati da Pechino. Per l’Italia, l’IMEC è l’occasione di trasformare la propria collocazione geografica in capacità decisionale: il terminale europeo del corridoio passa naturalmente da Trieste, l’unico porto italiano che combina pescaggi profondi, retroporto ferroviario, raccordo intermodale e collegamento diretto con la dorsale centro-europea.
L’inviato speciale italiano per l’IMEC, l’ambasciatore Francesco Maria Talò, lavora da mesi alla strutturazione del progetto. Le difficoltà non mancano — la guerra in corso tra Stati Uniti e Iran ha temporaneamente congelato la dimensione operativa del corridoio nel tratto mediorientale — ma il quadro politico tra Roma e Nuova Delhi si rafforza proprio in funzione della tenuta del progetto nel medio periodo. Non è un caso che, nell’editoriale congiunto pubblicato sul Corriere della Sera e sul Times of India, i due premier abbiano insistito sull’Indo-Mediterraneo come spazio strategico unitario.

Difesa, minerali critici, aerospazio: i pilastri industriali dell’intesa

Tra i capitoli più sensibili del Partenariato Strategico Speciale c’è la cooperazione nel settore della difesa. Modi guarda alla base industriale italiana — in particolare a Leonardo e Fincantieri — come a un partner credibile per diversificare l’approvvigionamento di sistemi d’arma, oggi concentrato su Russia, Francia e Stati Uniti. L’India sta investendo massicciamente nella propria capacità produttiva interna attraverso l’iniziativa Make in India, e la sinergia con il Made in Italy viene esplicitamente richiamata nel piano congiunto.
Il dossier minerali critici è altrettanto centrale. L’India dispone di riserve significative di terre rare, litio e materiali strategici per la transizione energetica e per la produzione di semiconduttori. L’accordo che sarà firmato oggi apre l’accesso italiano a queste filiere, riducendo la dipendenza europea da forniture cinesi che si sono rivelate strutturalmente vulnerabili.
Nell’aerospazio, l’India ha sviluppato negli ultimi quindici anni una capacità autonoma che la colloca tra le prime cinque potenze spaziali globali. La cooperazione con l’Agenzia Spaziale Italiana e con Leonardo apre prospettive significative su lanciatori, satelliti per osservazione della Terra e telecomunicazioni. L’editoriale congiunto cita esplicitamente intelligenza artificiale, calcolo quantistico, manifattura avanzata e infrastrutture digitali come terreni di una “rivoluzione tecnologica di portata incommensurabile” che le due Nazioni intendono affrontare insieme.

Modi e Meloni: due leader, una stessa grammatica sovrana

Il rapporto personale tra Meloni e Modi — il celebre “Melodi” diventato virale dopo il selfie del G20 di Nuova Delhi nel settembre 2023 — è ormai parte della narrazione pubblica. Ma sotto la dimensione pop si è strutturata una convergenza politica profonda. I due leader incarnano la stessa logica: Nazioni con identità civilizzazionale forte che dialogano da pari a pari, senza la mediazione delle architetture sovranazionali.
Nel testo congiunto, Meloni e Modi richiamano esplicitamente il concetto indiano di Dharma e quello di Vasudhaiva Kutumbakam (“il mondo è una sola famiglia”) accostandoli all’umanesimo rinascimentale italiano. Non è retorica. È l’affermazione di una grammatica diplomatica fondata sulla saggezza delle civiltà millenarie, contrapposta implicitamente al modello tecnocratico-procedurale che caratterizza altre forme di cooperazione internazionale. Quando i due premier scrivono che “prosperità e sicurezza nel ventunesimo secolo saranno determinate dalla capacità delle Nazioni di innovare, gestire le transizioni energetiche e rafforzare la propria sovranità strategica”, stanno usando il lessico esatto di una visione politica condivisa.
È la stessa grammatica che Meloni ha portato alla Conferenza di Parigi del 16 aprile scorso. La stessa che ha trovato sintonia con Modi a Borgo Egnazia nel giugno 2024, con la storica partecipazione del premier indiano al G7 a guida italiana. La stessa che ha cementato sette incontri bilaterali in tre anni, una frequenza senza precedenti nelle relazioni tra Roma e Nuova Delhi.

Lo sfondo Hormuz e la convergenza strategica tra Roma e Nuova Delhi

Il vertice di Villa Pamphili si svolge in un quadrante mediorientale segnato dalla crisi tra Stati Uniti e Iran. È uno scenario in cui le posizioni di Italia e India convergono in modo quasi automatico. L’India importa il 45% del proprio greggio attraverso lo Stretto di Hormuz. L’Italia ha visto crollare le proprie forniture di gas dal Qatar dopo l’incidente di Ras Laffan ed è oggi la terza Nazione europea più esposta sul fronte energetico.
Per entrambi, la stabilità del quadrante indo-mediterraneo non è un’opzione: è una condizione vitale. Modi è arrivato a Roma reduce da tappe negli Emirati Arabi Uniti, nei Paesi Bassi, in Svezia e in Norvegia — un itinerario che disegna una rete di partnership funzionali alla diversificazione energetica e tecnologica. Lunedì 18 maggio, a Oslo, ha siglato con il premier norvegese un partenariato strategico verde centrato su transizione energetica, economia blu e trasporto marittimo sostenibile.
L’Italia è l’unica Nazione del Mediterraneo che Modi ha inserito in questo tour. Una scelta che non si spiega solo con la chimica personale tra i due leader. Si spiega con il ruolo di terminale euro-mediterraneo dell’IMEC che Roma sta costruendo, con la capacità industriale italiana nei settori che Nuova Delhi considera prioritari, e con la convergenza politica su una visione del sistema internazionale che valorizza la cooperazione tra Nazioni sovrane e identitarie.
Il vertice di oggi non chiude un ciclo: lo apre. Il Partenariato Strategico Speciale è l’infrastruttura su cui si costruirà nei prossimi cinque anni la relazione più importante che l’Italia abbia con una potenza non occidentale. In un sistema internazionale che si frammenta in blocchi e che vede l’Europa cercare faticosamente la propria collocazione tra Washington e Pechino, Roma sceglie la terza via: una rete di partnership bilaterali con Nazioni sovrane che condividono la stessa idea del mondo. È la logica dell’Europa delle Patrie applicata su scala globale. E Modi, oggi a Villa Pamphili, ne è il testimone più autorevole.

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