Dalla Nuvola dell’Eur è uscita una delle immagini politiche più nitide di questa fase: la presidente del Consiglio e il vertice della maggiore confederazione industriale italiana che indicano lo stesso bersaglio. Non un singolo dossier, ma l’impianto stesso dell’Unione europea così come è stata costruita.
Cosa ha detto Meloni a Confindustria sull’UE
Davanti alla platea degli imprenditori, e con il Capo dello Stato in prima fila, Giorgia Meloni ha individuato nella «attuale configurazione dell’Unione europea» la principale fragilità che riguarda da vicino l’Italia. La formula scelta è netta: un gigante burocratico che ha sacrificato competitività e crescita strategica sull’altare di approcci ideologici e tecnocratici, capace di moltiplicare regole su ogni aspetto della vita comune ma esitante quando si tratta di pesare nelle dinamiche globali.
La richiesta che ne discende non è la dissoluzione del quadro comune, ma il suo riordino attorno al principio di sussidiarietà: l’Europa si occupi di ciò che le Nazioni non possono fare da sole, e lasci alle Nazioni ciò che queste sanno fare meglio. È la distinzione di fondo tra l’Europa come spazio di cooperazione e la sovrastruttura che pretende di normare tutto. Meloni l’ha tradotta in una formula operativa: l’Unione faccia meno e lo faccia meglio, con priorità sensate e velocità nelle decisioni.
Orsini e la «burocrazia lunare»: perché l’industria si allinea
Sul palco, prima della premier, era intervenuto Emanuele Orsini. Il presidente di Confindustria ha fissato la cornice dell’allarme con un linguaggio inusuale per la prudenza tradizionale di Viale dell’Astronomia: la burocrazia europea definita «lunare», un appello diretto a fermare la produzione regolamentare, l’avvertimento che senza uno sforzo comune l’industria rischia di trasformarsi in deserto, con il quindici per cento del prodotto interno lordo e milioni di posti di lavoro in gioco.
A dare concretezza all’accusa, Orsini ha richiamato un caso recente: le decine di condizioni poste da Bruxelles per il via libera al decreto sulle bollette, presentate come prova di una macchina normativa che soffoca le decisioni nazionali anche dove queste sarebbero più rapide ed efficaci. Il presidente degli industriali ha anche posto, con franchezza, il nodo dei salari troppo bassi e quello della pressione fiscale, chiedendo alla politica un atto di responsabilità condiviso.
L’energia come terreno della sovranità
Il punto in cui la convergenza diventa proposta politica è l’energia. Meloni ha chiesto di estendere agli interventi contro il caro energia la stessa National Escape Clause già riconosciuta per la difesa: non nuovo debito, ha precisato, ma la possibilità di allocare al meglio risorse già previste. La premier ha legato esplicitamente questa esigenza alle tensioni sullo Stretto di Hormuz e alla crisi che da mesi rende l’approvvigionamento energetico una variabile di sicurezza nazionale.
È qui che il fronte comune mostra la sua logica più profonda. Difendere le imprese dagli shock energetici significa, oggi, disporre della libertà di intervenire senza chiedere il permesso a una procedura sovranazionale. La difesa militare e la sicurezza energetica diventano due facce della stessa autonomia: la capacità di una Nazione di proteggere i propri interessi vitali quando lo scenario globale si fa ostile.
Una squadra che parte da posizioni diverse
Meloni ha riconosciuto che governo e industria erano partiti da posizioni distanti, per poi scoprirsi squadra attorno a un obiettivo condiviso: mettere la Nazione nelle condizioni di affrontare a testa alta le sfide di un tempo imprevedibile. La frase fotografa esattamente ciò che è andato in scena alla Nuvola. Non un’intesa di circostanza, ma il riconoscimento che il mondo produttivo e l’esecutivo guardano nella stessa direzione quando si tratta di rivendicare margini di manovra contro un quadro continentale percepito come freno.
Resta sullo sfondo la distinzione che dà senso a tutto il discorso: l’Europa come civiltà e come cooperazione tra Nazioni sovrane è un orizzonte da difendere; la sovrastruttura burocratica che ne ha tradito la promessa è il vero ostacolo da rimuovere. Confindustria, parlando il linguaggio dell’industria reale, ha finito per validare proprio questa lettura.
Fonti
ANSA – Assemblea di Confindustria, Meloni: «L’Europa un gigante miope». Orsini: «In UE burocrazia lunare»
Adnkronos – Meloni all’assemblea di Confindustria: dall’UE al nucleare, cosa ha detto la premier
Quotidiano Nazionale – Meloni e Orsini strigliano la UE: «Bruxelles faccia meno e meglio»
LaPresse – Meloni in Confindustria: «UE gigante burocratico, faccia meno e meglio»
Today – Meloni all’assemblea di Confindustria: «L’UE è un gigante burocratico»

