Ogni estate ha i suoi riti. Il rito della stampa progressista è la caccia allo scandalo balneare della premier: dove va, come ci va, cosa beve e soprattutto quanto costa al contribuente. Quest’anno il genere ha toccato il suo vertice con la polemica sull’elicottero di Meloni all’Argentario. Uno scandalo perfetto, con un solo difetto: non è mai esistito.
La cronaca del volo mai avvenuto
I fatti, per chi li gradisse ancora. Sera del 28 giugno, Porto Ercole. Un elicottero passa basso sui tetti. Il cronista Paolo Ojetti lo vede e, invece di alzare il telefono per verificare, alza la penna per immaginare: quel velivolo, scrive su X, «si precipitava a mollare la Meloni al bar Sottovento» per l’aperitivo. Segue domanda retorica in punta di diritto: «uso privato?». E poi il rincaro: un uso privato di mezzi dello Stato sarebbe «un reato assimilabile al peculato».
Dall’avvistamento all’ipotesi di reato in un solo messaggio. Un record che nemmeno i tribunali del popolo più solerti.
La risposta di Palazzo Chigi arriva in poche ore ed è di quelle che non lasciano margini: la premier era arrivata in auto. «Prima di spargere sciocchezze e insinuazioni», aggiunge il portavoce Fabrizio Alfano, «dovrebbe verificare i fatti». Da giornalista a giornalista, una lezione di mestiere gratuita.
Prima si spara, poi si verifica
Il Rostro non infierisce sul singolo cronista: infierisce sul metodo. Perché il metodo è ormai un genere letterario. Si parte da un dettaglio vero (un elicottero c’era davvero), ci si costruisce sopra una narrazione (la premier a bordo), si conclude con l’insinuazione penale (il peculato). Se la smentita arriva, pazienza: la domanda «umile» è già in circolo, e l’umiltà, si sa, non si smentisce.
È lo stesso riflesso condizionato che abbiamo già registrato in Parlamento, quando l’attacco personale alla premier ha preso il posto dell’argomento politico. Quando i numeri non aiutano e i dossier non mordono, resta il bersaglio grosso: la persona. D’inverno si allude in Aula, d’estate si scruta il cielo.
Il giornalismo balneare
C’è qualcosa di commovente in questa dedizione. Mentre la Nazione discute di energia, di confini e di guerra a Hormuz, una parte della stampa presidia i tetti dell’Argentario col binocolo, pronta a trasformare ogni rumore di pale in un caso di Stato. Non è più cronaca: è ornitologia applicata, con la premier al posto del falco pellegrino.
Il Tribuno, dal suo scranno, prende nota e archivia. Non per l’elicottero, che non c’era. Ma per la certezza che il prossimo avvistamento è solo questione di tempo: uno yacht, un ombrellone, un ghiacciolo di Stato. Il genere non muore mai. Muore solo, ogni volta, un po’ di credibilità di chi lo pratica.
Fonti
- Adnkronos – Il giornalista Ojetti: “Elicottero di Stato per Meloni all’Argentario?”. Palazzo Chigi smentisce
- Lettera43 – Meloni in elicottero di Stato all’Argentario? La smentita di Palazzo Chigi
- Il Tirreno – Giorgia Meloni all’Argentario, la polemica e la replica di Palazzo Chigi

