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I Rostri / Il corsivo del Tribuno Rostri

L’elicottero fantasma dell’Argentario, ovvero il giornalismo che vede cose

Il Tribuno del Popolo

Un cronista avvista un elicottero, immagina la premier a bordo e chiede conto del peculato. Palazzo Chigi risponde: era in auto. Cronaca di uno scandalo durato meno di un aperitivo.

Riassunto dell'articolo

Il Rostro commenta la polemica del 29 giugno 2026 sul presunto uso di un elicottero di Stato da parte di Giorgia Meloni per raggiungere un aperitivo a Porto Ercole, all'Argentario. Il cronista Paolo Ojetti aveva ipotizzato su X un uso privato del mezzo, evocando il reato di peculato; il capo ufficio stampa di Palazzo Chigi, Fabrizio Alfano, ha smentito precisando che la premier era arrivata in auto. Il pezzo, in chiave ironica, legge l'episodio come caso esemplare di un metodo ricorrente nella stampa avversa al governo: costruire insinuazioni su dettagli non verificati, con la smentita che arriva sempre dopo la circolazione dell'accusa.

Ogni estate ha i suoi riti. Il rito della stampa progressista è la caccia allo scandalo balneare della premier: dove va, come ci va, cosa beve e soprattutto quanto costa al contribuente. Quest’anno il genere ha toccato il suo vertice con la polemica sull’elicottero di Meloni all’Argentario. Uno scandalo perfetto, con un solo difetto: non è mai esistito.

CREAZIONE SITI WEB
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La cronaca del volo mai avvenuto

I fatti, per chi li gradisse ancora. Sera del 28 giugno, Porto Ercole. Un elicottero passa basso sui tetti. Il cronista Paolo Ojetti lo vede e, invece di alzare il telefono per verificare, alza la penna per immaginare: quel velivolo, scrive su X, «si precipitava a mollare la Meloni al bar Sottovento» per l’aperitivo. Segue domanda retorica in punta di diritto: «uso privato?». E poi il rincaro: un uso privato di mezzi dello Stato sarebbe «un reato assimilabile al peculato».
Dall’avvistamento all’ipotesi di reato in un solo messaggio. Un record che nemmeno i tribunali del popolo più solerti.
La risposta di Palazzo Chigi arriva in poche ore ed è di quelle che non lasciano margini: la premier era arrivata in auto. «Prima di spargere sciocchezze e insinuazioni», aggiunge il portavoce Fabrizio Alfano, «dovrebbe verificare i fatti». Da giornalista a giornalista, una lezione di mestiere gratuita.

Prima si spara, poi si verifica

Il Rostro non infierisce sul singolo cronista: infierisce sul metodo. Perché il metodo è ormai un genere letterario. Si parte da un dettaglio vero (un elicottero c’era davvero), ci si costruisce sopra una narrazione (la premier a bordo), si conclude con l’insinuazione penale (il peculato). Se la smentita arriva, pazienza: la domanda «umile» è già in circolo, e l’umiltà, si sa, non si smentisce.
È lo stesso riflesso condizionato che abbiamo già registrato in Parlamento, quando l’attacco personale alla premier ha preso il posto dell’argomento politico. Quando i numeri non aiutano e i dossier non mordono, resta il bersaglio grosso: la persona. D’inverno si allude in Aula, d’estate si scruta il cielo.

Il giornalismo balneare

C’è qualcosa di commovente in questa dedizione. Mentre la Nazione discute di energia, di confini e di guerra a Hormuz, una parte della stampa presidia i tetti dell’Argentario col binocolo, pronta a trasformare ogni rumore di pale in un caso di Stato. Non è più cronaca: è ornitologia applicata, con la premier al posto del falco pellegrino.
Il Tribuno, dal suo scranno, prende nota e archivia. Non per l’elicottero, che non c’era. Ma per la certezza che il prossimo avvistamento è solo questione di tempo: uno yacht, un ombrellone, un ghiacciolo di Stato. Il genere non muore mai. Muore solo, ogni volta, un po’ di credibilità di chi lo pratica.

Fonti

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