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Meloni e Salvini sfidano la Corte dei Conti: “Il Ponte si farà”

- Italia

Lo stop della Corte dei Conti al Ponte sullo Stretto accende uno scontro istituzionale senza precedenti. Il governo non arretra: per Salvini e Meloni l’opera è strategica per lo sviluppo dell’Italia e per l’unità nazionale. Dietro la bocciatura, dicono dal centrodestra, c’è una visione ostile alla crescita e ostaggio della burocrazia.

Meloni e Salvini sfidano la Corte dei Conti: “Il Ponte si farà”

📋 Riassunto dell'articolo

La Corte dei Conti ha negato la registrazione della delibera CIPESS n. 41/2025 sul Ponte sullo Stretto, fermando di fatto l’avvio dei lavori. Salvini ha parlato di «scelta politica» e Meloni di «atto di invasione» dei giudici contabili. Il governo ribadisce che andrà avanti: l’opera è una priorità nazionale e simbolo del rilancio del Sud. L’opposizione applaude, ma il governo prepara il contrattacco, valutando di superare lo stop con un intervento del Consiglio dei ministri.

La decisione della Corte dei Conti

Il 29 ottobre 2025 la Corte dei Conti, tramite la Sezione centrale di controllo di legittimità, ha negato il visto alla delibera CIPESS n. 41/2025 relativa al progetto definitivo del Ponte sullo Stretto. Un atto che di fatto sospende il percorso amministrativo dell’opera, ma che il governo interpreta come un’invasione di campo. Le motivazioni verranno pubblicate entro 30 giorni, ma già oggi l’impatto politico è enorme. Il Ponte, simbolo di connessione tra Sicilia e Calabria e di rinascita del Mezzogiorno, torna così al centro del dibattito nazionale, tra visioni opposte: quella di chi crede nel progresso infrastrutturale e quella di chi si rifugia dietro i cavilli contabili.

Salvini: “Un danno per l’Italia, ma noi andiamo avanti”

Matteo Salvini ha reagito con la fermezza di chi sa che in gioco non c’è solo un cantiere, ma una visione di Paese. «È un grave danno per l’Italia, una scelta politica più che un giudizio tecnico — ha dichiarato il vicepremier — ma non mi fermerò. Il Ponte è un’opera attesa da decenni, auspicata perfino dall’Europa, e genererà migliaia di posti di lavoro». Parole che risuonano come un manifesto di sovranità infrastrutturale: la destra di governo rivendica il diritto di decidere e costruire, senza che apparati burocratici o magistrature amministrative possano sostituirsi alla volontà popolare e al mandato politico.

Meloni: “Un atto di invasione inaccettabile”

Durissima anche la premier Giorgia Meloni, che ha parlato di «ennesimo atto di invasione della giurisdizione sulle scelte del Governo e del Parlamento». La leader di Fratelli d’Italia ha ricordato che i ministeri competenti avevano già risposto a ogni rilievo tecnico e ha denunciato la “capziosità” di alcune osservazioni, come quella sugli allegati trasmessi via link: «Come se i giudici contabili ignorassero l’esistenza dei computer». Una risposta netta, che va oltre il caso singolo e tocca il nodo della riforma costituzionale della giustizia e della Corte dei Conti, in discussione al Senato: una riforma che per la premier non è un atto punitivo, ma una necessità per restituire efficienza allo Stato e responsabilità ai poteri democraticamente eletti.

Opposizioni tra ideologia e ostruzionismo

Dall’opposizione, Elly Schlein ha colto l’occasione per accusare Meloni di voler “mettersi al di sopra delle leggi”, mentre il Movimento 5 Stelle ha parlato di “game over per il Ponte”. Ma sono parole che rivelano più la paura di un successo politico del governo che una reale difesa della legalità. La sinistra — oggi come ieri — preferisce paralizzare, rinviare, rallentare. Ogni grande opera diventa un tabù ideologico, ogni investimento una “minaccia ambientale”. Ma senza infrastrutture, il Sud resta un’isola dimenticata, e l’Italia continua a perdere terreno in competitività e innovazione.

Un simbolo di sovranità e di sviluppo

Per il centrodestra, il Ponte sullo Stretto non è solo un progetto ingegneristico, ma una visione strategica. Significa connettere territori, creare lavoro, generare indotto, ma anche restituire dignità a un Sud spesso dimenticato da Roma. È un’idea di Italia moderna e autonoma, che non teme le sfide né i controlli, ma non accetta di essere bloccata da chi — in nome di un formalismo senza responsabilità — preferisce la stagnazione al progresso. La Lega e Fratelli d’Italia si muovono in continuità: costruire, non chiacchierare. Governare, non subire. E il Ponte è la prova concreta di questa filosofia politica.

Il governo non arretra

Sul piano tecnico, il governo può ancora procedere. In caso di rifiuto di registrazione di un atto governativo, infatti, il Consiglio dei ministri può deliberare che l’intervento risponda a un interesse pubblico superiore, obbligando la Corte ad apporre un «visto con riserva». Il messaggio è chiaro: nessun tribunale contabile potrà fermare un governo eletto dal popolo. Salvini e Meloni, sostenuti dall’intera maggioranza, sono pronti a usare ogni leva costituzionale per far partire i lavori.

Un bivio per l’Italia

Il caso del Ponte sullo Stretto va oltre l’opera stessa: è lo specchio di un’Italia divisa tra chi costruisce e chi impedisce, tra chi guarda al futuro e chi resta ancorato al passato. La Corte dei Conti ha scelto la prudenza; il governo, il coraggio. E in questa contrapposizione si gioca una partita decisiva per la sovranità nazionale. Perché il Ponte sullo Stretto, oggi più che mai, è molto più di un’infrastruttura: è una linea di confine tra l’Italia che cresce e quella che si arrende.

Fonti

Sky TG24 ANSA Rai News TGCOM24 Il Fatto Quotidiano

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