Una piazza che sa di popolo
Bari, TeatroTeam pieno fino all’ultimo posto. L’atmosfera è quella delle grandi occasioni: bandiere, applausi, entusiasmo. Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Antonio Tajani salgono sul palco insieme a Luigi Lobuono, il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Puglia. È l’immagine dell’unità, di una coalizione che torna a parlare al popolo con orgoglio e senza timori.
Meloni: “Non abbiamo paura di nessuno”
«Le sfide si vincono con la passione e il lavoro. Non ci sono destini già scritti: noi non abbiamo paura di nessuno», ha esordito la premier Giorgia Meloni, accolta da una standing ovation. La sua voce, ferma e popolare, ha ricordato che l’Italia “pecora nera d’Europa” è tornata a essere un Paese rispettato e imitato.
Meloni ha smontato, punto per punto, le accuse dell’opposizione: «Abbiamo aiutato i redditi bassi e medi, non i ricchi. Abbiamo chiesto un contributo alle banche per sostenere i più fragili». Ha poi ricordato come la sinistra, che parla di equità, sia la stessa che “prendeva i soldi dai lavoratori per darli alle banche”.
Dignità contro assistenzialismo
Uno dei passaggi più applauditi è stato quello dedicato al lavoro e alla dignità. «Abbiamo sostituito l’elemosina del reddito di cittadinanza con la libertà di un lavoro vero. Abbiamo ridato orgoglio a chi vuole competere e costruire», ha detto Meloni. La premier ha rivendicato che oggi “il Sud cresce più della media nazionale”, segno di un’Italia che torna a crederci.
Il richiamo alla giustizia e al merito
Nel suo discorso, la presidente del Consiglio ha toccato anche il tema della riforma della giustizia, difendendo la separazione delle carriere e la libertà dei magistrati dalle correnti politicizzate. «Non vogliamo una magistratura controllata, ma una magistratura libera», ha ribadito, ricevendo lunghi applausi. È la visione di uno Stato forte ma giusto, dove il potere non si autoassolve ma risponde ai cittadini.
Salvini: “Fuori chi non rispetta le nostre tradizioni”
A seguire, Matteo Salvini ha parlato senza filtri: «Si può vincere se la Puglia tira fuori il suo straordinario cuore». Poi, il messaggio più diretto: «Chi non rispetta la nostra cultura, la nostra religione e le nostre tradizioni, fuori dalle palle». Il pubblico esplode. È la voce di chi difende l’identità nazionale contro l’omologazione.
Salvini richiama l’importanza della lealtà, della coerenza, della parola data: «Diffido dai traditori. Chi tradisce chi l’ha portato in politica, tradirà anche voi». E conclude con un monito che sa di appello popolare: «Chi non vota, poi per cinque anni non si lamenti. Vince chi vota».
La Puglia come simbolo di riscatto
Meloni ha ricordato, tra gli applausi, la figura di Pinuccio Tatarella, “uomo del popolo, intelligente e sorridente, che sapeva unire intelligenza e passione”. È la continuità ideale di una destra che non dimentica le proprie radici popolari e nazionali, ma le traduce in concretezza di governo.
In questo comizio, la Puglia è diventata il simbolo di un’Italia che non si rassegna al declino. Una terra che non chiede assistenza ma rispetto; che non vuole sussidi ma lavoro; che rifiuta di essere periferia e pretende di essere protagonista.
Una sfida che vale più di una regione
L’obiettivo è chiaro: conquistare la Puglia significa affermare un modello di politica fondata sulla concretezza, sulla dignità del lavoro e sulla difesa dei valori italiani. Meloni e Salvini lo hanno ribadito insieme, con parole diverse ma con lo stesso spirito: quello di una destra che parla al popolo, e che dal popolo trae forza.
Fonti:
Adnkronos —
ANSA —
Corriere di Bari —
Repubblica Bari —
LaPresse