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USA

Mamdani a Ground Zero: la penna all’avvocato di al-Qaeda e le 110mila firme dei familiari

Carolina Volta

Il sindaco di New York arriva alla cerimonia contro la volontà di migliaia di familiari delle vittime. Il caso Kassem, il video con Ocasio-Cortez e cosa c'è di vero.

Riassunto dell'articolo

Nel 25° anniversario dell'11 settembre il sindaco di New York Zohran Mamdani ha partecipato alla cerimonia di Ground Zero nonostante una petizione di oltre 110mila familiari delle vittime. Il 4 settembre aveva fatto consegnare la penna cerimoniale a Ramzi Kassem, suo capo dell'ufficio legale ed ex difensore di un condannato di al-Qaeda imparentato con un dirottatore del volo 77. Il video con Ocasio-Cortez è stato ridimensionato da un testimone repubblicano. L'8 settembre Mamdani ha pubblicato 170mila documenti sull'aria tossica post-attentati.

Il 25° anniversario dell’11 settembre doveva essere un giorno di silenzio. A New York è diventato il giorno in cui la memoria delle vittime e il sindaco Zohran Mamdani si sono guardati in faccia, e non si sono piaciuti. Il caso Mamdani 11 settembre non nasce da una gaffe, ma da una sequenza: una petizione con oltre 110mila firme, una penna cerimoniale finita nelle mani sbagliate, un video di quattro secondi con Alexandria Ocasio-Cortez. Vale la pena separare i fatti dal rumore.

CREAZIONE SITI WEB
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Perché i familiari non volevano Mamdani a Ground Zero

Nelle settimane precedenti la cerimonia, un gruppo di familiari delle vittime ha lanciato una petizione per chiedere al sindaco di non presentarsi al memoriale. Ha superato le 110mila firme.

Non erano soli. Rudy Giuliani, sindaco della città quel giorno del 2001, l’ex governatore George Pataki e l’ex comandante dei vigili del fuoco Thomas von Essen si sono uniti alla richiesta. Tre uomini che l’11 settembre erano lì, tra le macerie.

Mamdani ha risposto che sarebbe andato comunque, “come l’anno scorso”, e che la settimana doveva concentrarsi sulle famiglie e sui soccorritori. È andato. Ha stretto la mano a Giuliani prima dell’inizio. Poi i familiari hanno cominciato a leggere, uno dopo l’altro, i nomi dei quasi tremila morti. Il vicepresidente Vance era presente, Trump no.

La penna a Ramzi Kassem: cosa è successo davvero

La miccia era stata accesa una settimana prima. Venerdì 4 settembre, nella Blue Room del municipio, Mamdani ha firmato due ordini esecutivi: uno che istituisce l’11 settembre come giornata cittadina della memoria e del servizio, l’altro per rafforzare la sicurezza contro nuove minacce terroristiche.

Finita la firma, la penna cerimoniale, quella che per tradizione va a chi ha più titolo per riceverla, è passata alla commissaria di polizia Jessica Tisch. Mamdani le ha sussurrato: “Can you pass this?”. Tisch l’ha consegnata a Ramzi Kassem, capo dell’ufficio legale del Comune, entrato in sala con un quarto d’ora di ritardo.

Non ai pompieri, non alla polizia, non a un familiare. A Kassem.

La versione ufficiale è arrivata in fretta: Kassem era presente perché lui e il suo ufficio avevano materialmente redatto i due ordini. Una spiegazione tecnica per un gesto che, in una cerimonia dell’11 settembre, non è mai tecnico. Nessuno costringeva il sindaco a dare quella penna a quell’uomo. Ha scelto di farlo, e ha scelto di farlo sottovoce.

Chi è Ramzi Kassem

Ramzi Kassem, 48 anni, è un avvocato e docente della City University of New York, fondatore di CLEAR, una clinica legale che assiste persone finite nel mirino delle indagini antiterrorismo.

Tra i suoi assistiti c’è stato Ahmed al-Darbi, detenuto a Guantánamo. Al-Darbi si è dichiarato colpevole nel 2014 di crimini di guerra legati ai piani di al-Qaeda contro il traffico marittimo, tra cui l’attentato del 2002 alla petroliera francese Limburg al largo dello Yemen. La sorella di al-Darbi era sposata con Khalid al-Mihdhar, uno dei dirottatori del volo American Airlines 77, quello schiantato contro il Pentagono: 184 morti.

Più di recente Kassem ha difeso Mahmoud Khalil, l’attivista della Columbia University al centro del braccio di ferro con l’amministrazione Trump sulle proteste filo-palestinesi.

Un avvocato ha il diritto di difendere chiunque. Non è questo il punto. Il punto è che un sindaco sceglie il proprio capo dell’ufficio legale, e Mamdani ha scelto Kassem. Non un incidente di percorso: una nomina, e quindi un segnale su chi conta a City Hall.

Il video con Ocasio-Cortez: la polemica e la smentita

Durante la lettura dei nomi, la regia della diretta ha inquadrato per quattro secondi Mamdani e la deputata Alexandria Ocasio-Cortez che si salutavano sorridendo. Senza audio. La clip ha fatto il giro dei social in pochi minuti.

Il senatore Ted Cruz ha chiesto come si possa ridere mentre vengono letti i nomi degli assassinati. Meghan McCain è stata ancora più diretta. Lo stesso Washington Times, non certo tenero con il sindaco, riconosce però che nulla nelle immagini collega quel sorriso al familiare in lacrime inquadrato in un’altra parte della cerimonia.

La smentita più pesante arriva da chi non ha alcun interesse a difendere i due. Michael Ragusa, responsabile della sicurezza di Giuliani, ha scritto di essere stato accanto a Mamdani e Ocasio-Cortez per tutta la cerimonia: la telecamera avrebbe colto solo un saluto, e dietro di lui “diversi altri politici, repubblicani e democratici, ridevano e scherzavano”. Ragusa si definisce un repubblicano di lunga data, molto critico verso entrambi.

Il video, dunque, è meno di quanto sembri. Dirlo non è generosità verso Mamdani: è il modo per non regalargli l’alibi del vittimismo e per tenere lo sguardo sul resto, che è molto più solido.

I documenti sull’aria tossica: l’altra faccia

Va detto anche questo. L’8 settembre Mamdani ha pubblicato oltre 170mila pagine di documenti municipali sulla qualità dell’aria a Manhattan dopo il crollo delle Torri, chiudendo un contenzioso pluriennale con l’associazione 9/11 Health Watch. Accanto a lui c’era Jon Stewart, che da anni si batte per i soccorritori malati. Il bilancio 2027 stanzia 34 milioni di dollari per il portale pubblico dei documenti.

È un atto di trasparenza che diverse amministrazioni precedenti avevano evitato, e che i familiari dei soccorritori aspettavano da un quarto di secolo. Mamdani ha evitato di attribuire colpe ai predecessori, lasciando “che siano i newyorkesi a giudicare”.

Ma la trasparenza sul passato non risponde alla domanda sul presente. Chi ha mentito nel 2001 sull’aria è un tema. Chi siede oggi accanto al sindaco, e chi riceve la penna, è un altro.

La domanda che resta

Il caso Mamdani 11 settembre non riguarda un sorriso in diretta televisiva. Riguarda una coalizione. Mamdani è arrivato a City Hall con il sostegno dei Democratic Socialists of America e con una rete di attivisti e giuristi, Kassem in testa, che negli ultimi vent’anni hanno costruito la propria identità politica sull’opposizione all’apparato antiterrorismo nato dopo l’11 settembre. Nel giugno 2025, davanti alla richiesta di condannare lo slogan “globalize the intifada”, aveva risposto che un sindaco non deve “sorvegliare il linguaggio”.

Per la New York dei pompieri, dei poliziotti e delle famiglie che ancora leggono i nomi, questo non è un dettaglio. È la ragione per cui 110mila persone hanno firmato per chiedergli di restare a casa. Le firme non sono un video da quattro secondi: sono un giudizio.

Quello che accade a New York non resta a New York. Le grandi città europee stanno costruendo coalizioni simili, con gli stessi attori e le stesse parole d’ordine.

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Carolina Volta
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