I liberali contro le preferenze: è questa, spogliata di ogni tecnicismo, la vera linea di frattura che attraversa la maggioranza sulla nuova legge elettorale. Non soglie, non premi, non alternanze di genere. La domanda è una sola: l’elettore può scegliere il proprio deputato, oppure deve limitarsi a ratificare una lista compilata altrove?
Forza Italia ha risposto. E la risposta è no.
Un no che non è tecnico
Il 14 luglio, alla Camera, l’emendamento che reintroduceva il voto di preferenza è stato affossato per un solo voto nel segreto dell’urna: 187 favorevoli, 188 contrari. Sulla carta i numeri c’erano. Nell’urna, no. Una trentina di franchi tiratori, protetti dal buio dello scrutinio segreto, ha difeso trent’anni di liste bloccate senza metterci la faccia.
Ufficialmente Forza Italia aveva dato il suo assenso all’ultimo compromesso. Ma per settimane la linea azzurra era stata un muro: nessuna preferenza, nessuna formula intermedia, perfino freni sul voto ai fuorisede. Le motivazioni ufficiali parlavano di infiltrazioni criminali. La motivazione reale è più semplice: con le liste bloccate i parlamentari li scelgono le segreterie. Con le preferenze li sceglie il popolo. E il popolo, per una certa cultura politica, è un rischio da contenere.
Il liberalismo che teme ciò che non compra
Qui il discorso smette di essere italiano e diventa strutturale. Il liberalismo moderato che oggi abita il centro dello schieramento non è una destra: è il suo contrario. La Destra crede che la sovranità appartenga al popolo e che la politica sia il luogo dove una comunità decide del proprio destino. Il moderatismo liberale crede che la politica sia amministrazione di equilibri, e che il popolo vada mediato, filtrato, incanalato — mai ascoltato direttamente.
Per questo le preferenze fanno paura. Un deputato eletto con il voto di preferenza risponde al suo territorio. Un deputato nominato in lista bloccata risponde a chi lo ha messo in lista. Il primo è libero. Il secondo è controllabile. E il controllo — attraverso il denaro, il mercato, gli apparati — è l’unica forma di potere che questa cultura conosce e riconosce.
Bruxelles: il PPE sceglie i socialisti
La prova europea è sotto gli occhi di tutti. Il Partito Popolare Europeo, la casa madre di Forza Italia, avrebbe i numeri per costruire a Bruxelles una maggioranza alternativa con i conservatori e le destre nazionali: una maggioranza per un’Europa delle Patrie, fondata sulla cooperazione tra Nazioni sovrane. Ha scelto invece, legislatura dopo legislatura, l’abbraccio con i socialisti.
Non è un incidente: è una preferenza di sistema. Meglio governare con la sinistra che riconosce le stesse regole del gioco — la centralità della Commissione, il primato del mercato, la diffidenza verso la sovranità popolare — piuttosto che aprire alle forze che quelle regole vogliono riscriverle. Il PPE non teme i socialisti: teme chi non può addomesticare.
Da Berlusconi a Meloni: la Destra torna a respirare
In Italia questa operazione ha un nome e una storia. Silvio Berlusconi, con la complicità di Gianfranco Fini, aveva trovato la formula perfetta per affossare la Destra italiana: inglobarla, moderarla, sterilizzarla dentro un contenitore che ne assorbiva i voti e ne neutralizzava il pensiero. La svolta di Fiuggi consegnò un patrimonio politico e culturale alla custodia di chi non lo amava. Per quindici anni la Destra è esistita come azionista di minoranza di un progetto altrui.
Quel ciclo è finito. Con Giorgia Meloni al governo e con Roberto Vannacci fuori dai vecchi recinti, il pensiero della Destra è tornato a respirare in modo autonomo — dentro le istituzioni e nella società, senza chiedere permesso a nessun notabilato. Non è un caso che sulla battaglia delle preferenze i due si siano trovati dalla stessa parte: Fratelli d’Italia ha depositato l’emendamento, Futuro Nazionale ne ha presentato uno parallelo. E mentre i franchi tiratori del moderatismo si nascondevano nell’urna, i deputati vannacciani filmavano il proprio voto per mostrarlo a tutti. Chi crede nel popolo non ha nulla da nascondere al popolo.
Il metodo è lo stesso: isolare ciò che non si controlla
Ed è lo stesso riflesso che si osserva in Germania. Alternative für Deutschland è oggi una forza di consenso enorme, radicata, votata da milioni di tedeschi. La risposta del sistema non è il confronto: è il cordone sanitario, il muro, il perbenismo istituzionale che dichiara “indegna” una parte del popolo e pretende di farla tacere. Non perché AfD abbia torto, ma perché AfD non è comprabile, non è mediabile, non è controllabile.
È sempre la stessa paura, da Berlino a Bruxelles a Montecitorio. La paura di chi ha costruito il proprio potere sul denaro, sul mercato e sulla mediazione degli apparati, davanti a tutto ciò che nasce dal basso e non si lascia comprare. Le preferenze, in fondo, sono esattamente questo: potere che torna al popolo senza passare dalle segreterie.
Al Senato si vota a viso aperto
La partita non è chiusa. Lo Stabilicum passa ora al Senato, dove il regolamento non consente lo scrutinio segreto sulla materia elettorale. Niente più urne buie, niente più franchi tiratori. Chi vorrà negare agli italiani il diritto di scegliere i propri rappresentanti dovrà farlo alla luce del sole, con nome e cognome.
Sarà interessante vedere, a quel punto, quanti liberali avranno il coraggio delle proprie paure.
Fonti
- AgenSIR – Legge elettorale: bocciato l’emendamento sulle preferenze. Decisivo un solo voto alla Camera
- Il Sole 24 Ore – Legge elettorale, ok al premio di maggioranza. Bocciato l’emendamento sulle preferenze
- La Verità – La maggioranza perde pezzi. Parte la caccia ai traditori
- Euronews – Riforma elettorale: bocciato l’emendamento sulle preferenze, maggioranza sconfitta alla Camera

