La lettera aperta che Volodymyr Zelensky ha indirizzato a Vladimir Putin il 4 giugno ha occupato in poche ore le aperture di tutte le testate occidentali. Il presidente ucraino propone un incontro diretto, un faccia a faccia in una Nazione terza, e un cessate il fuoco per l’intera durata dei negoziati. La forma scelta, però, dice più del contenuto: non un canale riservato, ma un messaggio pubblicato sul sito della presidenza, scritto per essere letto da tutti. E la domanda che conviene porsi non è se Putin accetterà, ma a chi quella lettera parli davvero.
Cosa ha scritto Zelensky a Putin nella lettera aperta
Nel testo diffuso da Kiev, il leader ucraino propone di chiudere il conflitto «attraverso un dialogo diretto» e di fissare una data precisa per un vertice, indicando come possibili sedi la Svizzera, la Turchia o le Nazioni del mondo arabo. Accanto all’offerta, però, corre un registro tutt’altro che conciliante: Zelensky ricorda a Putin i «26 anni al potere», definisce la guerra «una tua scelta personale, una guerra senza una vera causa» e scandisce che «così la ricorderà la storia». È il linguaggio di chi vuole apparire come la parte ragionevole, non quello di chi cerca davvero un compromesso.
La risposta del Cremlino: «venga a Mosca, nessun cessate il fuoco pregiudiziale»
La replica di Mosca è arrivata rapida e, almeno nei toni, sorprendentemente aperta. Putin ha fatto sapere di essere pronto a «una soluzione pacifica» e ha invitato il presidente ucraino a recarsi nella capitale russa «quando vuole». Soprattutto, il capo del Cremlino ha chiarito che non serve sospendere le ostilità per cominciare a trattare, ribaltando così la pregiudiziale ucraina del cessate il fuoco preventivo. Nello stesso intervento, a margine del Forum economico di San Pietroburgo, Putin ha aggiunto che la Russia non è contraria all’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea, ma si oppone alla sua trasformazione in un blocco militare. Una distinzione che sposta l’ostacolo dal piano dei principi a quello, ben più concreto, della postura strategica della NATO.
Il vero destinatario: Trump e l’opinione pubblica occidentale
Una lettera aperta non si scrive per il destinatario formale, ma per il pubblico che la legge. E quel pubblico, in questo caso, siede soprattutto a Washington. La reazione di Donald Trump è stata immediata ed entusiasta: «Sarebbe bellissimo se si incontrassero, devono farlo», ha dichiarato, rivendicando un «contributo notevole» nel riavvicinamento. Per Kiev, mostrarsi come la parte che tende la mano è oggi una necessità politica prima ancora che diplomatica: serve a non perdere la copertura americana in una fase in cui l’attenzione della Casa Bianca è assorbita dal dossier iraniano. Accreditarsi come la parte ragionevole serve anche a compensare le ombre interne — dalla stretta sulle agenzie anticorruzione alle tensioni con la propria magistratura — che negli ultimi mesi hanno incrinato l’immagine del presidente in Occidente.
San Pietroburgo, i droni e il tempismo della lettera
Il dettaglio che la cronaca occidentale tende a sottovalutare è la cronologia. La missiva è stata pubblicata appena ventiquattr’ore dopo il massiccio attacco con droni lanciato dall’Ucraina su San Pietroburgo, proprio nel giorno di apertura del Forum economico, con il terminal petrolifero e alcune navi militari tra gli obiettivi. Predicare la pace per iscritto mentre si colpisce in profondità il territorio avversario non è una contraddizione casuale: è la sintesi di una strategia che affida alle parole il compito di costruire un’immagine e alle armi quello di tenere aperto il fronte. Chi cerca davvero un negoziato non sceglie quel tempismo.
Cosa significa per l’Europa e per l’Italia
Mentre Mosca e Kiev si rimpallano la responsabilità del primo passo, il conto del prolungamento del conflitto continua a pesare sull’Europa, e sull’Italia in particolare, sul fronte dei costi energetici e dell’instabilità ai confini orientali del continente. La spinta di Bruxelles e della cosiddetta «coalizione dei volenterosi» a sostenere senza condizioni lo sforzo bellico ucraino raramente si misura con questo dato. Eppure l’interesse nazionale, e quello di un’Europa intesa come comunità di Nazioni sovrane, coincide con la fine più rapida possibile delle ostilità, non con la loro perpetuazione. La lettera di Zelensky a Putin, letta in questa luce, non è la svolta che molti hanno salutato: è l’ennesima mossa in una partita il cui esito si decide altrove.
Fonti
ANSA – Lettera aperta di Zelensky a Putin, “incontriamoci”
Il Post – Zelensky ha proposto a Putin di incontrarsi per mettere fine alla guerra
Il Giornale – Zelensky scrive a Putin: il Cremlino e Trump
Leggo – La lettera, la risposta di Putin, il ruolo di Trump
Kyiv Independent – Full text of Zelensky’s open letter to Putin

