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Italia

Legge elettorale, oggi la resa dei conti in Aula: FdI vuole ridare agli italiani il diritto di scegliere

Redazione - Il Politico

Alle 14 partono i voti sui duecento emendamenti al Melonellum. Fratelli d'Italia deposita da sola la proposta sulle preferenze, Lega e Forza Italia non firmano. E il voto segreto può ribaltare la partita.

Riassunto dell'articolo

Il 14 luglio 2026 l'Aula della Camera avvia le votazioni sulla nuova legge elettorale (Stabilicum o Melonellum): proporzionale con premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato alla coalizione sopra il 42%, soglie del Rosatellum confermate, indicazione obbligatoria del candidato premier. Circa 200 emendamenti, 22 ore contingentate, varo atteso tra giovedì e venerdì. Il nodo è l'emendamento sulle preferenze depositato da Fratelli d'Italia, Noi Moderati e Udc (capolista bloccato e fino a tre preferenze con alternanza di genere), non firmato da Lega e Forza Italia. Rischio voto segreto sugli emendamenti all'articolo 1. Il M5S ha depositato una proposta alternativa; anche Futuro Nazionale ha presentato un emendamento pro-preferenze; +Europa annuncia una veglia notturna davanti a Montecitorio.

La legge elettorale entra oggi nella sua fase decisiva, e con essa la battaglia sulle preferenze che da settimane attraversa la maggioranza. Alle 14, nell’Aula di Montecitorio, si vota prima sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni, poi si passa ai circa duecento emendamenti depositati al testo. I tempi sono contingentati in ventidue ore di dibattito, con sedute notturne previste sia oggi che domani e il varo atteso tra giovedì e venerdì. I deputati della maggioranza sono stati precettati in massa, ministri compresi. La posta in gioco non è una riforma tecnica: è la forma che avrà il Parlamento eletto nel 2027 e, soprattutto, il ritorno o meno del diritto degli italiani di scegliere i propri rappresentanti.

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Cosa prevede la nuova legge elettorale

L’impalcatura del testo, ribattezzato Stabilicum o Melonellum, è un proporzionale con premio di maggioranza. La coalizione che supera il 42 per cento dei voti ottiene un premio di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, entro un tetto rispettivamente di 220 e 113 eletti. Se nessuno raggiunge la soglia, o se i due rami del Parlamento danno esiti divergenti, scatta il proporzionale puro. Restano le soglie di sbarramento del Rosatellum, il 10 per cento per le coalizioni e il 3 per le liste, e viene introdotto l’obbligo di indicare il candidato alla presidenza del Consiglio al momento del deposito del simbolo. Dell’architettura complessiva e dei suoi effetti sul quadro politico abbiamo già scritto analizzando la norma sulle firme che lascia fuori Futuro Nazionale.

L’emendamento sulle preferenze: FdI si gioca il tutto per tutto

Il nodo vero, però, è un altro. Allo scadere del termine per gli emendamenti, Fratelli d’Italia ha depositato insieme a Noi Moderati e Udc la proposta che reintroduce le preferenze: capolista bloccato e, dal secondo nome in giù, fino a tre preferenze con alternanza di genere su una lista di candidati stampati direttamente sulla scheda. Il capolista bloccato avrebbe l’obbligo di figurare anche nel listone nazionale del premio, liberando in caso di vittoria il posto nel collegio ai candidati scelti dagli elettori. È una formula di mediazione, costruita anche in funzione di un futuro vaglio della Consulta, storicamente sensibile alla scarsa riconoscibilità degli eletti nelle liste bloccate.

Le firme di Lega e Forza Italia, sotto quell’emendamento, non ci sono. Il testo è stato discusso preventivamente con gli alleati, ma i due partiti hanno scelto di non sottoscriverlo, riservandosi la decisione nelle riunioni dei gruppi. Matteo Salvini si è esposto personalmente, ricordando di essere sempre stato eletto con le preferenze e che «per quanto mi riguarda non sarebbe un problema», mentre il vicecapogruppo Riccardo Molinari ha invitato a non incaponirsi sul tema. Forza Italia resta la più guardinga. La battaglia per la reintroduzione delle preferenze è una bandiera storica di Fratelli d’Italia, come abbiamo ricostruito nel nostro approfondimento sul ritorno delle preferenze come questione di civiltà politica: era la posizione di Giorgia Meloni nel 2012, è la posizione di Giovanni Donzelli e del gruppo dirigente del partito oggi.

Il voto segreto, la vera incognita della partita

Il passaggio più delicato è procedurale. Su quasi tutti gli emendamenti all’articolo 1 può essere richiesto lo scrutinio segreto, e il centrosinistra è orientato a chiederlo. Nel segreto dell’urna parlamentare, le divisioni carsiche della maggioranza e quelle, non meno profonde, delle opposizioni possono emergere senza filtri. Giorgia Meloni ha richiamato tutti all’ordine dicendosi in attesa di «compattezza dal centrodestra». Per Tajani e Salvini il voto, soprattutto se segreto, diventa una prova interna di tenuta. Il governo, allo stato, vuole evitare la fiducia: la riforma deve passare sulle proprie gambe.

Le opposizioni tra emendamenti smarriti e veglie notturne

Sul fronte opposto, la linea della legge “inemendabile” è durata fino al deposito dell’emendamento del Movimento 5 Stelle, prima firma Ricciardi, che propone una o due preferenze con vincolo di genere, la soppressione del listone e dell’indicazione del premier. Una mossa non gradita a tutti nel campo largo. Il Partito Democratico, che da mesi attacca le liste bloccate, un proprio emendamento sulle preferenze non lo ha presentato: il relatore Angelo Rossi ha ironizzato invitando i dem a votare quello di Fratelli d’Italia, se davvero le loro erano più che dichiarazioni di principio. Anche Futuro Nazionale di Roberto Vannacci ha depositato un proprio emendamento a favore delle preferenze. Più Europa, intanto, annuncia per la notte tra oggi e domani una veglia davanti a Montecitorio.

La posta in gioco va oltre il 2027

Da quasi vent’anni il Parlamento italiano è composto da eletti che gli elettori non hanno scelto, designati dai vertici di partito attraverso liste bloccate. La nuova legge elettorale può chiudere questa stagione o prolungarla. La contraddizione è tutta politica: il partito di maggioranza relativa si batte per restituire la scelta ai cittadini, mentre le resistenze arrivano da chi, dentro e fuori la coalizione, dalle liste bloccate trae la garanzia dei propri gruppi parlamentari. Le prossime quarantotto ore diranno se le preferenze tornano sulla scheda o se a decidere chi siede in Parlamento continueranno a essere le segreterie.

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