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Italia

Ballottaggio nella legge elettorale: cosa prevede l’emendamento Pera

Redazione - Il Politico

Scaduto il termine per gli emendamenti al Senato: il doppio turno torna sul tavolo, Forza Italia si sfila all'ultimo, le preferenze tornano con voto palese. Aula il 9 settembre.

Riassunto dell'articolo

Il 1° settembre 2026 è scaduto il termine per gli emendamenti alla nuova legge elettorale (Stabilicum) in commissione Affari costituzionali al Senato. Il senatore FdI Marcello Pera ha depositato un emendamento che reintroduce il ballottaggio: premio alla coalizione che ottiene il 48% al primo turno, altrimenti secondo turno fra le prime due coalizioni sopra il 38%, senza nuovi apparentamenti. Forza Italia ha rinunciato all'ultimo a un proprio emendamento (soglia al 40%), la Lega resta contraria. Il centrodestra ha depositato un emendamento unitario che reintroduce le preferenze con capilista bloccati, dopo la bocciatura per un voto alla Camera a scrutinio segreto: al Senato il voto sarà palese. Cancellata per dubbi di costituzionalità la norma anti-cespugli. Le opposizioni (8 emendamenti unitari, oltre 600 complessivi) attaccano: per Schlein il ballottaggio renderebbe la legge «ancor più incostituzionale». Vannacci parla di «mossa della paura». Aula il 9 settembre, senza relatore.

Il ballottaggio è tornato. Scartato alla Camera, riemerge al Senato nel giorno in cui scade il termine per gli emendamenti alla nuova legge elettorale: oggi alle 12, in commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, si è chiusa la fase di deposito e la fotografia che ne esce è netta. C’è un emendamento di Marcello Pera, senatore di Fratelli d’Italia ed ex presidente del Senato, che reintroduce il doppio turno nazionale. C’è un centrodestra che sulle preferenze ha ritrovato l’unità perduta a luglio. E c’è un’opposizione che grida all’incostituzionalità dello strumento che per trent’anni ha invocato.

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La partita vera si aprirà il 9 settembre, quando lo Stabilicum approvato dalla Camera il 16 luglio approderà in Aula, come ormai appare certo, senza relatore.

Come funziona il doppio turno proposto da Pera

Il meccanismo è lineare. Il premio di governabilità va alla coalizione che al primo turno ottiene il 48 per cento dei voti. Se nessuno raggiunge quella soglia, si va al ballottaggio fra le prime due coalizioni, a condizione che entrambe abbiano superato il 38 per cento. Al secondo turno non sono consentiti apparentamenti diversi da quelli del primo: chi si presenta agli elettori a ottobre non può cambiare pelle a novembre.

La differenza rispetto al testo uscito da Montecitorio è sostanziale. Lo Stabilicum attuale assegna il premio — settanta seggi alla Camera, trentacinque al Senato — alla coalizione che tocca il 42 per cento in entrambe le Camere; sotto quella soglia, proporzionale puro. Con i rapporti di forza attuali, il 48 per cento al primo turno è fuori portata per chiunque: l’emendamento Pera renderebbe il ballottaggio l’esito quasi certo delle prossime elezioni. Non un correttivo tecnico, dunque, ma un cambio di filosofia: l’investitura popolare diretta della coalizione di governo, decisa dagli elettori e non dalle trattative post-voto.

Pera ha rivendicato la mossa come uno strumento di riflessione offerto «in primo luogo a tutto il centrodestra», presentato dopo averne illustrato le linee in commissione e averne informato gruppo e partito.

Forza Italia si sfila, la Lega frena

Fino a ieri sera sembrava imminente anche un emendamento di Forza Italia, con uno schema diverso: ballottaggio fra le prime due coalizioni sopra il 40 per cento. All’ultimo minuto gli azzurri hanno rinunciato al deposito. Lo schema non convinceva molti, e soprattutto non convinceva la Lega, il cui gruppo dirigente fatica già a far digerire ai propri parlamentari l’impianto complessivo della riforma. Il sostegno politico di Forza Italia alla proposta Pera resta, ma senza firma: una prudenza che dice molto sui rapporti interni alla coalizione più che sul merito della norma.

Il risultato è che il doppio turno arriva in commissione come bandiera di Fratelli d’Italia, non del centrodestra unito. Sarà l’Aula, con i suoi numeri, a dire se la bandiera diventa legge.

Le preferenze tornano, stavolta alla luce del sole

Sul secondo fronte l’unità c’è. Il centrodestra ha depositato l’emendamento unitario che reintroduce le preferenze con i capilista bloccati: la stessa architettura bocciata a luglio alla Camera per un solo voto, 187 a 188, sotto i colpi di una trentina di franchi tiratori protetti dallo scrutinio segreto.

Ma il Senato non è la Camera. Il regolamento di Palazzo Madama non consente il voto segreto sulla materia elettorale: chi a luglio ha colpito nel buio, stavolta dovrà scegliere davanti ai tabulati. È il passaggio politicamente più denso dell’intera vicenda, perché la battaglia per restituire agli elettori la scelta dei propri rappresentanti attraversa la maggioranza da mesi e misura la distanza fra chi vuole cittadini che scelgono e un ceto parlamentare che si autoconserva attraverso le liste bloccate.

Fra le altre modifiche concordate, cade per dubbi di costituzionalità la cosiddetta norma anti-cespugli: i voti delle liste coalizzate sotto il 3 per cento torneranno a contare per la cifra elettorale nazionale, e resta il ripescaggio del miglior perdente. Sull’alternanza di genere, l’obbligo viene meno fra i capilista ma viene recuperato nel listino del premio di maggioranza.

L’opposizione contro il ballottaggio che chiedeva da trent’anni

Le opposizioni hanno depositato un pacchetto di otto emendamenti unitari — campo largo più Italia Viva — cui si sommano oltre duecento proposte del Pd, un centinaio del Movimento 5 Stelle, trecento di Alleanza Verdi e Sinistra e sette di Italia Viva. La richiesta di fondo: preferenze per tutti e cancellazione dell’obbligo di indicare il candidato premier.

Elly Schlein definisce l’ipotesi del doppio turno una mossa disperata che renderebbe la legge «ancor più incostituzionale». Giuseppe Conte accusa la maggioranza di costruirsi una legge per «rimanere imbullonati al potere». Angelo Bonelli parla di regole cambiate all’ultimo momento per paura di perdere.

C’è però un dato storico che pesa su questa indignazione: il doppio turno è stato per decenni la richiesta della sinistra italiana, dai programmi dell’Ulivo alle stagioni referendarie, fino all’Italicum del 2015 che il ballottaggio lo prevedeva eccome. Si può discutere nel merito delle soglie, del perimetro degli apparentamenti, della tenuta costituzionale dopo la sentenza che smontò proprio l’Italicum. Ma sostenere che il ballottaggio sia in sé un attentato alla democrazia richiede di spiegare perché lo fosse solo quando a proporlo è il centrodestra.

Il fattore Vannacci

Dal fronte di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci ha bollato l’operazione come una «mossa della paura». La lettura ha una sua logica: con i sondaggi che accreditano il suo partito attorno al 7 per cento, un doppio turno offrirebbe al centrodestra una seconda possibilità di vittoria anche correndo senza Futuro Nazionale, sterilizzando il potere di coalizione del generale. Se questo sia il movente della norma o un suo effetto collaterale, e se Futuro Nazionale abbia la consistenza per pesare davvero sulla partita del 2027, resta da dimostrare sul campo: la legge elettorale è il banco di prova della sua reale autonomia, non il certificato della sua forza.

Cosa succede adesso

Il calendario è stretto. La commissione esaminerà gli emendamenti nei prossimi giorni, poi il 9 settembre l’approdo in Aula senza relatore: segno che la sintesi, nella maggioranza, non è stata trovata e che la vera trattativa si farà a scrutinio aperto, voto su voto. Se il Senato modificherà il testo — sul ballottaggio, sulle preferenze o su entrambi — la legge dovrà tornare alla Camera per una nuova lettura, con l’obiettivo dichiarato di chiudere entro fine anno, in tempo utile per le elezioni del 2027.

La posta non è un tecnicismo. È la forma che avrà la decisione politica nella Nazione: chi sceglie i parlamentari, chi investe il governo, quanto contano gli elettori e quanto le segreterie. Su questo, più che sulle soglie, si misureranno i voti di settembre.

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