La favola progressista
Davanti all’assassinio di Charlie Kirk, la sinistra non ha esitato a tirare fuori dal cilindro la solita trama: se un conservatore viene colpito, la colpa deve sempre ricadere sulla destra. E così, nonostante prove evidenti, si è cercato di cucire addosso al killer l’etichetta dell’estremista repubblicano. Una storia che fa acqua da tutte le parti, ma che serve a mantenere intatta la narrativa.
I bossoli parlano più di mille editoriali
Eppure la realtà è lì, scolpita letteralmente sul metallo delle pallottole: il sospettato ha inciso sui bossoli frasi come “Hey fascist, catch!” e richiami diretti a Bella Ciao. Non un dettaglio marginale, ma la confessione simbolica di un delitto intriso di odio antifascista. Altro che simpatizzante di destra: qui siamo davanti a un giovane sedotto dalla retorica militante che, da arma ideologica, è diventata arma da fuoco.
Il paradosso dell’antifascismo che colpisce
L’antifascismo che la sinistra esalta come baluardo democratico si è trasformato nel movente per mettere a tacere un avversario politico. Non è la “resistenza morale” ma la negazione della libertà di parola. Non è difesa della democrazia, ma il suo esatto contrario: l’idea che il dissenso vada annientato.
L’ultima acrobazia della sinistra
Di fronte a questo quadro, i progressisti scelgono ancora una volta la via più comoda: non guardare i fatti, ma inventarsi un racconto alternativo. Il killer diventa così “di destra” perché la sua famiglia era repubblicana, come se i bossoli incisi non contassero nulla. Un esercizio di equilibrismo narrativo che dimostra quanto la sinistra non riesca mai a riconoscere la violenza prodotta dalla sua stessa retorica.
I Fatti annientano la propaganda
I fatti sono chiari, le prove parlano da sole. Ma tanto, per certa sinistra, la realtà è solo un fastidioso dettaglio da distorcere. Noi preferiamo attenerci a ciò che è inciso nel metallo: Hey fascist, catch!… e per chi ancora non vuol capire, non resta che salutare con un amaro sorriso.
Belli ciao.