169 Visualizzazioni

La Germania contro AfD: l’ombra del bavaglio politico

- Europa

Continua in Germania il clima di esclusione politica nei confronti di AfD, partito che cresce nei consensi mentre il potere minaccia di metterlo fuori legge.

La Germania contro AfD: l’ombra del bavaglio politico

📋 Riassunto dell'articolo

Il presidente federale Steinmeier riapre il dibattito sulla possibile messa al bando di AfD, mentre il partito di destra sale nei sondaggi e affronta accuse di legami con la Russia. Dietro la retorica della “difesa della democrazia”, si profila un clima di censura verso una forza politica che rappresenta milioni di elettori tedeschi.

La visione antidemocratica che riemerge in Germania

Continua la visione antidemocratica che serpeggia nella politica tedesca: quando il voto popolare non coincide con la linea del potere, si tenta di cancellare l’avversario. È ciò che sta accadendo a Alternative für Deutschland (AfD), oggi il principale bersaglio di un establishment che, incapace di fermarne la crescita nelle urne, valuta apertamente la possibilità di vietarlo per legge.
Durante le celebrazioni del 9 novembre, il presidente federale Frank-Walter Steinmeier ha dichiarato che un divieto della AfD non può essere escluso, qualora dovesse rappresentare “una minaccia per l’ordinamento democratico”. Parole che evocano un precedente inquietante: la Germania che si proclama paladina della libertà, ma che considera di mettere fuori legge un partito votato da oltre un quarto della popolazione.
La giustificazione ufficiale è la difesa della democrazia, ma la contraddizione è lampante. Una democrazia che teme il voto e reprime il dissenso non difende sé stessa, bensì il potere costituito.

AfD, il consenso popolare e la crisi dei partiti tradizionali

Mentre la classe dirigente tedesca agita lo spettro del “pericolo estremista”, AfD continua a crescere. Gli ultimi sondaggi la collocano attorno al 27%, superando i tradizionali partiti conservatori CDU/CSU e confermandosi la prima forza politica in diversi Länder dell’Est.
Il suo successo non è un caso: AfD intercetta il disagio di milioni di cittadini stanchi dell’austerità, della crisi energetica e di una politica che sembra più attenta agli interessi di Bruxelles che a quelli della Germania. È un voto di protesta, ma anche di consapevolezza nazionale.
Nei territori orientali, un tempo cuore industriale del Paese, la AfD è ormai radicata come partito identitario, voce di un elettorato che si sente escluso dal racconto politico dominante. La Germania si scopre divisa: da una parte il centro cosmopolita, dall’altra la Germania profonda che rivendica la propria sovranità.

Le accuse di spionaggio e la strategia della delegittimazione

Le accuse di legami con la Russia rappresentano l’ultimo tassello di una campagna di delegittimazione politica. Nel Bundestag, alcuni deputati hanno accusato AfD di “favorire gli interessi del Cremlino”, dopo che il partito ha presentato interrogazioni sulle infrastrutture energetiche e sulla sicurezza nazionale.
Ma il confine tra trasparenza e caccia alle streghe è sottile: ogni domanda scomoda diventa “filorussa”, ogni critica al governo viene bollata come “strumento del Cremlino”. È la nuova censura dell’Europa occidentale, che non sopporta le voci fuori dal coro.
AfD respinge con fermezza queste accuse, definendole “strumentalizzazioni politiche” di una maggioranza che, non potendo batterla sul terreno democratico, tenta di screditarla sul piano morale.

Un bivio per la democrazia tedesca ed europea

La Germania si trova davanti a un bivio. Da un lato, il potere politico e mediatico che invoca il divieto di AfD; dall’altro, milioni di elettori che continuano a votarla, chiedendo un cambio di rotta nelle politiche migratorie, energetiche e internazionali.
Mettere al bando un partito politico non significa difendere la democrazia, ma indebolirla. Se Berlino dovesse davvero imboccare questa strada, l’effetto sarebbe devastante: la conferma che, in nome dell’“antifascismo”, si può colpire la libertà.
AfD non è soltanto una forza politica tedesca, ma il simbolo di un’Europa che reclama il diritto di esprimersi senza essere zittita. Se verrà silenziata, non sarà la fine della destra populista: sarà la fine della fiducia nelle istituzioni europee così come le conosciamo oggi.

Fonti

Reuters
Le Monde
Anadolu Agency
Newsweek
Reuters
Reuters

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tag: , , ,
Articolo scritto da:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per rimanere aggiornato/a iscriviti al nostro canale whatsapp, clicca qui: