Le dimissioni di Jens Spahn da capogruppo CDU/CSU al Bundestag sono arrivate ieri, e non per uno scandalo finanziario né per una congiura di corridoio. Spahn se ne va perché lui e il marito sono diventati genitori ricorrendo alla maternità surrogata negli Stati Uniti: una pratica che la legge tedesca vieta e a cui il suo stesso partito si oppone. Questa volta a presentare il conto non sono stati i giornali, né l’opposizione. È stata la base.
Perché Jens Spahn si è dimesso
I fatti sono lineari. Nel corso della settimana emerge che il capogruppo dell’Unione ha avuto un figlio tramite utero in affitto oltreoceano. In Germania la gestazione per conto terzi è vietata dalla legge sulla protezione degli embrioni, e la CDU si è sempre opposta alla sua legalizzazione. Spahn prova a prendere tempo: in un’intervista annuncia che discuterà del proprio futuro con il gruppo parlamentare a settembre.
Non ci arriverà. In quarantotto ore la protesta interna diventa una valanga. Le lettere degli iscritti si accumulano nella sede del partito, i vertici regionali vengono consultati uno a uno, e il giudizio è impietoso. Ieri la resa: una lettera al gruppo parlamentare, i ringraziamenti di rito, le dimissioni.
La rivolta della base e la fermezza di Merz
Il dettaglio politicamente più significativo delle dimissioni di Jens Spahn è la geografia della rivolta. A chiedere per primo il passo indietro, con una lettera aperta, è stato il circolo cittadino della CDU di Brilon: la città natale di Friedrich Merz. Gli iscritti hanno invocato le dimissioni in nome della credibilità del partito e della fiducia degli elettori. Non un tribunale mediatico, non una campagna avversaria: il popolo del partito che richiama il vertice all’ordine.
E Merz ha fatto ciò che un capo deve fare. Ha ascoltato la base, ha consultato i presidenti regionali e poi, pubblicamente, ha chiesto le dimissioni del suo capogruppo. Nessuna copertura, nessun rinvio a settembre, nessun aggiustamento comunicativo. Un partito che dice di difendere la famiglia e la dignità della persona non può avere al vertice del proprio gruppo parlamentare chi aggira la legge della propria Nazione per ottenere ciò che quella legge vieta. Onore al cancelliere: la coerenza, stavolta, ha vinto sulla convenienza.
Notevole anche il silenzio dell’opposizione: da AfD alla Linke, nessuno ha infierito. Non ce n’era bisogno. La forza d’urto era tutta interna all’Unione.
Utero in affitto: il mercato che l’Europa finge di non vedere
Perché la questione non è la vita privata di un politico. La questione è la pratica. La maternità surrogata è la riduzione del corpo della donna a contenitore a pagamento e del bambino a prodotto ordinabile su catalogo, con tanto di contratto, agenzia e listino prezzi. Che il pagamento avvenga in California invece che a Berlino non cambia la sostanza: chi ha denaro compra ciò che la propria legge proibisce, e chi non ne ha — quasi sempre una donna povera — vende ciò che non dovrebbe essere in vendita.
Il legislatore tedesco vieta la pratica sul proprio territorio proprio per questo. E chi guida il principale partito della Nazione non può trattare quel divieto come un fastidio da scavalcare con un biglietto aereo. È la stessa promessa tradita che sta dissanguando la CDU nei sondaggi, come abbiamo raccontato analizzando il sorpasso di AfD su Merz nelle rilevazioni di maggio: gli elettori perdonano quasi tutto, tranne l’incoerenza di chi predica una cosa e ne pratica un’altra.
L’Italia ha già scelto: reato universale
C’è una Nazione che su questo punto ha smesso di fingere: l’Italia. Il governo Meloni ha reso l’utero in affitto reato universale, perseguibile anche quando viene commesso all’estero. Esattamente la falla che il caso Spahn ha spalancato davanti agli occhi dei tedeschi: un divieto che si ferma alla frontiera non è un divieto, è un consiglio.
Le dimissioni di Jens Spahn dicono che anche in Germania la base conservatrice non è più disposta a tollerare la doppia morale. La CDU ha perso un capogruppo, ma può ritrovare qualcosa che vale di più: la propria credibilità. A patto di capire la lezione fino in fondo. Sui bambini e sul corpo delle donne non si contratta. Né a Berlino, né altrove.
Fonti
- ANSA – In Germania il capogruppo Cdu Jens Spahn si è dimesso
- Euronews – Caso madre surrogata, terremoto politico in Germania: Jens Spahn si dimette
- ZDF – Jens Spahn: Rücktritt nach Protest-Lawine in der CDU
- Il Fatto Quotidiano – Jens Spahn si dimette dopo le polemiche sulla gestazione per altri

