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Europa

Spahn si dimette: l’utero in affitto travolge il capogruppo della CDU

Hans Keller

La base insorge, Merz chiede il passo indietro e il capogruppo lascia. La maternità surrogata presenta il conto a chi la pratica aggirando la legge della propria Nazione.

Riassunto dell'articolo

Il 18 luglio 2026 Jens Spahn si è dimesso da capogruppo CDU/CSU al Bundestag dopo le polemiche per il figlio avuto con maternità surrogata negli Stati Uniti, pratica vietata in Germania. Il cancelliere Friedrich Merz, presidente della CDU, ne aveva pubblicamente chiesto le dimissioni dopo la rivolta della base, partita dal circolo CDU di Brilon. L'articolo critica la pratica dell'utero in affitto e richiama il modello italiano del reato universale.

Le dimissioni di Jens Spahn da capogruppo CDU/CSU al Bundestag sono arrivate ieri, e non per uno scandalo finanziario né per una congiura di corridoio. Spahn se ne va perché lui e il marito sono diventati genitori ricorrendo alla maternità surrogata negli Stati Uniti: una pratica che la legge tedesca vieta e a cui il suo stesso partito si oppone. Questa volta a presentare il conto non sono stati i giornali, né l’opposizione. È stata la base.

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Perché Jens Spahn si è dimesso

I fatti sono lineari. Nel corso della settimana emerge che il capogruppo dell’Unione ha avuto un figlio tramite utero in affitto oltreoceano. In Germania la gestazione per conto terzi è vietata dalla legge sulla protezione degli embrioni, e la CDU si è sempre opposta alla sua legalizzazione. Spahn prova a prendere tempo: in un’intervista annuncia che discuterà del proprio futuro con il gruppo parlamentare a settembre.

Non ci arriverà. In quarantotto ore la protesta interna diventa una valanga. Le lettere degli iscritti si accumulano nella sede del partito, i vertici regionali vengono consultati uno a uno, e il giudizio è impietoso. Ieri la resa: una lettera al gruppo parlamentare, i ringraziamenti di rito, le dimissioni.

La rivolta della base e la fermezza di Merz

Il dettaglio politicamente più significativo delle dimissioni di Jens Spahn è la geografia della rivolta. A chiedere per primo il passo indietro, con una lettera aperta, è stato il circolo cittadino della CDU di Brilon: la città natale di Friedrich Merz. Gli iscritti hanno invocato le dimissioni in nome della credibilità del partito e della fiducia degli elettori. Non un tribunale mediatico, non una campagna avversaria: il popolo del partito che richiama il vertice all’ordine.

E Merz ha fatto ciò che un capo deve fare. Ha ascoltato la base, ha consultato i presidenti regionali e poi, pubblicamente, ha chiesto le dimissioni del suo capogruppo. Nessuna copertura, nessun rinvio a settembre, nessun aggiustamento comunicativo. Un partito che dice di difendere la famiglia e la dignità della persona non può avere al vertice del proprio gruppo parlamentare chi aggira la legge della propria Nazione per ottenere ciò che quella legge vieta. Onore al cancelliere: la coerenza, stavolta, ha vinto sulla convenienza.

Notevole anche il silenzio dell’opposizione: da AfD alla Linke, nessuno ha infierito. Non ce n’era bisogno. La forza d’urto era tutta interna all’Unione.

Utero in affitto: il mercato che l’Europa finge di non vedere

Perché la questione non è la vita privata di un politico. La questione è la pratica. La maternità surrogata è la riduzione del corpo della donna a contenitore a pagamento e del bambino a prodotto ordinabile su catalogo, con tanto di contratto, agenzia e listino prezzi. Che il pagamento avvenga in California invece che a Berlino non cambia la sostanza: chi ha denaro compra ciò che la propria legge proibisce, e chi non ne ha — quasi sempre una donna povera — vende ciò che non dovrebbe essere in vendita.

Il legislatore tedesco vieta la pratica sul proprio territorio proprio per questo. E chi guida il principale partito della Nazione non può trattare quel divieto come un fastidio da scavalcare con un biglietto aereo. È la stessa promessa tradita che sta dissanguando la CDU nei sondaggi, come abbiamo raccontato analizzando il sorpasso di AfD su Merz nelle rilevazioni di maggio: gli elettori perdonano quasi tutto, tranne l’incoerenza di chi predica una cosa e ne pratica un’altra.

L’Italia ha già scelto: reato universale

C’è una Nazione che su questo punto ha smesso di fingere: l’Italia. Il governo Meloni ha reso l’utero in affitto reato universale, perseguibile anche quando viene commesso all’estero. Esattamente la falla che il caso Spahn ha spalancato davanti agli occhi dei tedeschi: un divieto che si ferma alla frontiera non è un divieto, è un consiglio.

Le dimissioni di Jens Spahn dicono che anche in Germania la base conservatrice non è più disposta a tollerare la doppia morale. La CDU ha perso un capogruppo, ma può ritrovare qualcosa che vale di più: la propria credibilità. A patto di capire la lezione fino in fondo. Sui bambini e sul corpo delle donne non si contratta. Né a Berlino, né altrove.

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Hans Keller
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