C’è un isolotto disabitato, brullo, alto poco più di trecento metri, che nelle giornate limpide si scorge a occhio nudo dalle coste del Salento. Si chiama Sazan per gli albanesi, Saseno per chi parla la nostra lingua. Per decenni è stato un nome che non diceva nulla: una zona militare chiusa, un deposito di bunker arrugginiti, un ricordo sbiadito. Oggi è di nuovo al centro del Mediterraneo, e non per caso.
La cronaca racconta di un resort di lusso, di proteste ambientaliste e di un’inchiesta giudiziaria. È tutto vero, ma è la superficie. Sotto, c’è una domanda che nessuno in Italia sembra avere voglia di porsi: chi controlla l’isola, controlla l’ingresso dell’Adriatico. E quell’isola, nel giro di pochi mesi, è diventata terreno di una concentrazione di interessi che vale la pena guardare da vicino.
Dove si trova Saseno e perché la posizione è tutto
Saseno si trova davanti alla baia di Valona, nel Canale d’Otranto. Dista poco più di cinque chilometri da Capo Linguetta e una novantina dalla costa pugliese. Il Canale d’Otranto è l’imbuto: chi ne presidia le sponde decide chi entra e chi esce dall’Adriatico, mare quasi chiuso che bagna l’intero fianco orientale della Nazione.
Non è geografia da manuale. È la ragione per cui quell’isolotto di poco meno di sei chilometri quadrati ha avuto, lungo i secoli, un padrone quasi ininterrotto.
Da Venezia a Roma: un’isola che ha sempre avuto un padrone
La Repubblica di Venezia vi piantò il proprio vessillo nel 1389 e lo tenne fino al 1815. Seguirono il protettorato britannico, poi la Grecia nel 1864, infine l’Albania indipendente del 1913. Nel dicembre del 1914 il Regno d’Italia occupò Saseno, e dopo la Prima guerra mondiale, con l’accordo italo-albanese di Tirana del 1920, l’isola passò formalmente sotto sovranità italiana.
Restò italiana fino al 1947. Sotto il fascismo vi sorsero fortificazioni, una caserma, un faro, persino — pare — una villa di Mussolini. Poi il Trattato di Parigi la restituì a Tirana, e l’Albania comunista di Enver Hoxha ne fece uno dei luoghi più segreti del regime: oltre tremilaseicento tra bunker e gallerie scavati per resistere a un attacco nucleare, e una base sottomarina che fu, per un decennio, l’unico avamposto sovietico nel Mediterraneo.
Ogni padrone che si è seduto su quell’isola lo ha fatto per la stessa ragione: il controllo dell’imboccatura. È una costante, non una coincidenza.
Cosa succede oggi: il progetto Kushner e la rivolta albanese
A fine dicembre 2024 il governo di Edi Rama, attraverso il Comitato per gli investimenti strategici da lui presieduto, ha concesso lo status di “investitore strategico” a una società legata ad Affinity Partners, il fondo fondato da Jared Kushner, genero di Donald Trump. L’obiettivo: un resort di lusso da circa 1,4 miliardi di euro, con hotel, ville e un porto turistico, ricavato sull’ex base militare.
L’operazione ha acceso una protesta che dalla zona umida protetta di Vjosa-Narta si è allargata a tutta l’Albania, con cortei serali al grido di “L’Albania non è in vendita” e i fenicotteri rosa diventati simbolo della contestazione. A fine maggio la procura anticorruzione albanese, lo SPAK, ha aperto un’indagine su come sia stato modificato lo status protetto dell’isola. È il governo socialista di Rama, non l’opposizione, a trovarsi nell’angolo.
La base turca a pochi chilometri
Qui la storia smette di essere immobiliare. A pochi chilometri da Saseno, sempre nella baia di Valona, c’è Pasha Liman: l’unica base navale che la Turchia possiede fuori dai propri confini. Ankara la ricostruì a partire dagli anni Novanta in forza di un accordo bilaterale che le garantisce diritto d’uso, e da allora vi mantiene personale e attività.
Il dettaglio che pesa: nell’aprile del 2024 squadre anfibie turche hanno condotto esercitazioni proprio sull’isola di Sazan. E all’inizio del 2026 Ankara ha ribadito che la sua presenza a Pasha Liman resta e non è in discussione. Significa che attorno a quell’imboccatura convivono già una potenza NATO con ambizioni autonome e un investimento riconducibile alla famiglia del presidente americano.
Capitali del Golfo, non un affare “privato”
Quando Ivanka Trump ha parlato dell’isola come di un “private island”, ha innescato la reazione popolare. Ma la definizione regge poco anche sul piano dei fatti: ciò che si negozia non è la proprietà — Saseno resta territorio albanese — bensì una concessione di lungo periodo su un’area prima protetta e strategica.
E i soldi non sono americani in senso stretto. Il principale finanziatore di Affinity è, di gran lunga, il fondo sovrano saudita, affiancato da capitali del Qatar e degli Emirati. È un investimento del Golfo dentro territorio albanese, veicolato attraverso un intermediario di peso politico.
Vale la pena fermarsi un istante sulla voce, rimbalzata sui social, secondo cui dietro l’operazione ci sarebbe Israele, intenzionato a fare di Saseno una “nuova Hormuz”. È una narrazione che lo stesso Rama ha bollato come falsa, e che il flusso reale del denaro smentisce: la pista porta a Riad e al Golfo, non a Tel Aviv. Confondere le due cose significa perdere di vista la partita vera.
Perché Roma tace
Sull’isola che fu italiana, e che presidia l’ingresso del nostro mare, da Roma non arriva una parola. Non è disattenzione: è prudenza calcolata, dentro vincoli reali.
Il governo italiano ha costruito con Tirana un rapporto operativo delicato — il protocollo sui centri per i migranti ne è il perno — che nessuno ha interesse a incrinare. E aprire un fronte su Saseno significherebbe toccare contemporaneamente Washington, Ankara e i fondi del Golfo: tre interlocutori con cui la Nazione ha conti aperti su dossier ben più ampi. Il silenzio, in questa cornice, è una scelta di campo difensiva più che un’abdicazione.
Resta però il dato di fondo: la potenza che per quasi trent’anni tenne quell’isola oggi osserva, senza voce in capitolo, mentre altri ne ridisegnano la funzione.
La domanda che resta aperta
Un resort non è una base. Ma su un punto strategico, infrastrutture, concessioni e presenze militari vicine tendono a sovrapporsi, e la linea tra turismo di lusso e controllo del territorio si fa più sottile di quanto la parola “eco-resort” lasci intendere.
La domanda, allora, non è se Saseno tornerà italiana — non tornerà. È chi, alla fine, controllerà davvero l’imboccatura dell’Adriatico. E se la Nazione che vi si affaccia per intero possa permettersi di non avere un’opinione.
Fonti
- Al Jazeera — Why the Kushners’ plan to build an Albanian resort has sparked protests
- Euronews — Isola Kushner: cos’è e perché gli albanesi protestano
- Reuters — Albania approves luxury resort project linked to Kushner’s company
- Pasha Liman Base — scheda
- Nordic Monitor — Turkey vows to maintain military presence at Pashaliman
- Affinity Partners — assetto e finanziatori
- Saseno — storia e geografia
- Gazzetta del Mezzogiorno — Saseno sotto indagine: cosa cambia per l’Italia

