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Medio Oriente

Iran contro le basi USA nel Golfo: due soldati americani uccisi, salta il memorandum

Redazione - Il Politico

Teheran sospende gli impegni di Islamabad e porta la guerra dentro le monarchie del Golfo: colpiti impianti idrici e basi americane, primi caduti USA di questa fase

Riassunto dell'articolo

Tra il 17 e il 18 luglio 2026 l'Iran ha attaccato basi americane in Kuwait, Bahrein e Giordania e ha lanciato un missile verso l'Arabia Saudita, dopo la settima notte consecutiva di bombardamenti USA sul proprio territorio. Due militari americani sono stati uccisi in Giordania e un terzo risulta disperso. Teheran ha annunciato la sospensione degli impegni del memorandum di Islamabad. In Kuwait è stato colpito un impianto di energia e desalinizzazione; il governo kuwaitiano e il Qatar hanno condannato gli attacchi alle infrastrutture civili. I Pasdaran dichiarano chiuso lo Stretto di Hormuz. L'analisi sostiene che la guerra si sta regionalizzando, trascinando le monarchie del Golfo da mediatrici a belligeranti, con rischio diretto per le forniture di gas qatariota all'Italia.

Punti chiave
  • ANSA – Attacco iraniano in Giordania: 2 soldati USA uccisi
  • ABC News – Iran live updates: memorandum sospeso, caduti americani
  • Al Jazeera – Iran: 50 morti nei raid di luglio, memorandum sospeso
  • Il Giornale – Raid e missili tra USA e Iran, Teheran sospende…

L’Iran attacca Kuwait, Bahrein e Giordania e dichiara sospesi gli impegni del memorandum di Islamabad. Nella notte tra il 17 e il 18 luglio la guerra Iran USA ha cambiato natura: due militari americani sono stati uccisi in Giordania, un terzo risulta disperso, e i missili di Teheran hanno colpito un impianto di desalinizzazione in Kuwait. Non è più un duello bilaterale sullo Stretto di Hormuz. È una guerra che entra nelle case delle monarchie del Golfo.

CREAZIONE SITI WEB
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Perché l’Iran attacca Kuwait, Bahrein e Giordania

La sequenza è precisa. Dopo la settima notte consecutiva di bombardamenti americani su radar, depositi sotterranei e capacità marittime iraniane, i Pasdaran hanno rivendicato attacchi con missili balistici e droni contro la base di Arifjan e le installazioni di Ali Al-Salem in Kuwait, contro il deposito carburanti e le aree di stazionamento dei caccia nella base di Sheikh Isa in Bahrein, contro le basi di Al-Azraq e Muwaffaq Salti in Giordania. Un missile è stato lanciato anche verso l’Arabia Saudita.

La logica di Teheran è dichiarata: le Nazioni che ospitano basi americane riceveranno una «risposta corrispondente». È la dottrina della responsabilità estesa. Chi concede il territorio agli Stati Uniti diventa bersaglio legittimo. Con un colpo solo, l’Iran trasforma i vicini da spettatori in belligeranti, e scarica su di loro il costo di una guerra che non hanno scelto.

Memorandum di Islamabad sospeso: cosa significa

Sul piano diplomatico, la giornata segna la fine formale della finzione. Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha annunciato che Teheran interrompe l’attuazione degli impegni del memorandum di Islamabad, accusando Washington di averli «violati e sospesi» tutti per prima. Il ministero della Salute iraniano parla di almeno cinquanta morti e oltre cinquecento feriti dall’inizio dei raid di luglio.

Il memorandum era l’ultimo involucro giuridico rimasto attorno al conflitto aperto il 28 febbraio. Come avevamo ricostruito analizzando la seconda ondata di attacchi americani di luglio, la strategia di Washington era già passata dalla rappresaglia allo strangolamento economico. Ora anche Teheran archivia la carta e risponde con la sola grammatica che le resta: colpire dove gli americani sono vulnerabili, cioè fuori dai propri confini.

La guerra dell’acqua: colpite le infrastrutture vitali del Golfo

Il dato più grave della notte non è militare. In Kuwait un incendio è divampato in un impianto che produce insieme energia elettrica e acqua desalinizzata. Il ministero degli Esteri kuwaitiano ha denunciato un «approccio ostile sistematico» contro siti civili e infrastrutture vitali. Le sirene d’allarme sono suonate per la quarta volta, la contraerea ha intercettato droni e missili.

Nella penisola arabica l’acqua non è un servizio: è la condizione stessa dell’abitabilità. Colpire la desalinizzazione significa colpire la sopravvivenza di milioni di persone. È una soglia che nessun attore regionale aveva mai varcato apertamente, e spiega la durezza del Qatar, che ha condannato gli attacchi iraniani come «flagrante violazione della sovranità» di Giordania, Kuwait e Bahrein. Le monarchie che per mesi hanno mediato tra Washington e Teheran scoprono di essere diventate il campo di battaglia.

Basi USA nel Golfo: i primi caduti americani

Il Comando centrale americano ha confermato che due militari sono stati uccisi in azione in Giordania mentre le difese respingevano missili balistici e droni iraniani, e che un terzo risulta disperso. Sono i primi caduti americani di questa fase della guerra, e pesano più di novanta obiettivi bombardati.

Trump aveva finora presentato la campagna come una pressione a costo zero: colpi venti a uno, come ama ripetere. Le bare che tornano da Amman rompono questa narrazione e aprono il bivio classico delle guerre americane: ritirarsi o raddoppiare. Tutto, dalle opzioni presentate al presidente per estendere le operazioni alle minacce contro le infrastrutture energetiche iraniane, indica la seconda strada. I Pasdaran intanto dichiarano lo Stretto «completamente chiuso» e rivendicano petroliere in fiamme nei campi minati, notizia che il Comando centrale smentisce seccamente. Nella nebbia delle versioni contrapposte, un fatto resta: il traffico attraverso Hormuz non tornerà normale finché la guerra continua.

Cosa rischia l’Italia: il nodo del gas del Qatar

Per l’Italia la regionalizzazione del conflitto ha un nome preciso: Ras Laffan. Il gas naturale liquefatto qatariota è uno dei pilastri dell’approvvigionamento nazionale, come abbiamo documentato nel nostro approfondimento sulla crisi delle forniture dal Qatar. Ogni missile che cade su una monarchia del Golfo avvicina il giorno in cui i metanieri smetteranno di caricare, e sposta il rischio dalla bolletta alla disponibilità fisica del gas.

L’Europa, ancora una volta, non siede ad alcun tavolo. Non era a Islamabad quando il memorandum è nato, non c’è ora che muore. La guerra Iran USA la combattono altri e la subiscono i vicini, ma il conto energetico attraversa il Mediterraneo e arriva a Roma. Una Nazione manifatturiera senza sovranità energetica non può permettersi di guardare il Golfo come una regione lontana: è la sala macchine della propria industria. L’Iran attacca il Kuwait oggi, ma il bersaglio finale di questa spirale è l’ordine energetico da cui dipendiamo tutti.

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