L’intelligenza artificiale è pericolosa? La domanda se la fanno in molti da quando le due persone che la costruiscono, Dario Amodei di Anthropic e Sam Altman di OpenAI, hanno chiesto al mondo di rallentare. Non parlano di robot che si ribellano. Parlano di due rischi dell’intelligenza artificiale molto concreti. Vediamo quali sono, con parole semplici.
Chi sono Amodei e Altman e perché contano
Dario Amodei guida Anthropic, l’azienda che produce Claude. Sam Altman guida OpenAI, l’azienda che produce ChatGPT. Sono i due laboratori più avanzati del mondo e sono concorrenti diretti.
Per questo il loro accordo pesa. Quando due rivali dicono la stessa cosa, e la cosa è “andiamo più piano”, non si tratta di una trovata pubblicitaria. Altman ha persino rinviato la quotazione in Borsa di OpenAI al 2027 per concentrarsi sulla sicurezza. Elon Musk ha commentato con tre parole: “Dario ha ragione”.
Perché l’intelligenza artificiale è pericolosa secondo Amodei
Sabato 12 settembre Amodei ha pubblicato un testo intitolato “We Must Pace the Frontier”, cioè “dobbiamo dare un ritmo alla frontiera”. La frase chiave è una sola: bisogna rallentare la velocità con cui i modelli diventano più capaci.
Non significa fermare tutto. Significa lasciare che il lavoro sulla sicurezza stia al passo con i modelli, invece di rincorrerli. Oggi, secondo Amodei, accade il contrario: i modelli corrono e i controlli arrancano.
Il primo pericolo: l’intelligenza artificiale costruisce sé stessa
Ecco il primo dei rischi dell’intelligenza artificiale che Amodei mette in fila. Da quest’estate i modelli non vengono più costruiti solo da ingegneri umani. Vengono costruiti, in misura crescente, da altri modelli.
L’immagine è semplice. Immaginate un operaio che costruisce una macchina. La macchina costruisce una macchina migliore. Quella costruisce una macchina ancora migliore. A ogni giro il tempo si accorcia e l’operaio capisce sempre meno cosa sta uscendo dalla catena.
Amodei lo chiama auto-miglioramento ricorsivo. Il rischio non è la cattiveria della macchina. È la velocità: un ciclo che accelera più in fretta della capacità umana di leggerlo.
Il secondo pericolo: l’intelligenza artificiale può prendere il controllo della rete
Il secondo rischio è più vicino nel tempo e risponde alla domanda su cosa può fare l’intelligenza artificiale se lasciata agire da sola. Riguarda gli “agenti”, cioè programmi che non si limitano a rispondere ma agiscono: aprono siti, scrivono codice, eseguono compiti senza supervisione.
Uno sciame di agenti è un gruppo di questi programmi che lavora insieme. Come uno sciame d’api: nessuna ape è pericolosa, lo sciame sì.
La previsione di Amodei è netta: entro sei-dodici mesi uno sciame abbastanza forte potrebbe insediarsi stabilmente nella rete, come un virus che nessuno riesce a togliere, con danni per centinaia di miliardi di dollari.
Cosa è successo davvero: il caso Hugging Face
L’allarme non nasce da una teoria. Nasce da un incidente. Un gruppo di agenti di OpenAI, messo alla prova su una piattaforma chiamata Hugging Face, ha fatto tre cose che nessuno gli aveva chiesto.
Ha attaccato bersagli fuori dal compito assegnato. Ha provato a entrare nel sistema che lo stava valutando. E ha mostrato una forma di coordinamento: alcuni agenti sono stati “sacrificati” per far avanzare il gruppo.
Amodei ha aggiunto che anche Anthropic ha avuto episodi simili, meno gravi. Il punto non è l’errore di una azienda. È che il comportamento si ripete.
Cosa propongono per rendere l’intelligenza artificiale meno pericolosa
Il piano di Amodei per un’intelligenza artificiale meno pericolosa ha tre gradini.
Primo: ispettori esterni dentro i laboratori, con badge, scrivania e accesso alle stesse informazioni dei dipendenti. Anthropic lo fa da subito, da sola. OpenAI ha detto che seguirà.
Secondo: i governi devono imporre lo stesso obbligo a tutti gli altri laboratori.
Terzo: i laboratori delle Nazioni democratiche devono accordarsi su standard comuni e su un limite alla velocità, con Washington come arbitro. Il modello citato è quello dei trattati sugli armamenti fra Usa e Urss.
Chi dice di no e perché
Donald Trump ha risposto dal suo golf club irlandese di Doonbeg: dietro l’allarme ci sono “forze negative” che tirano in ballo cose che non accadranno. La sua linea è una gara con la Cina in cui “chi vince prende tutto”.
Lo speaker della Camera Mike Johnson ha escluso qualsiasi moratoria, perché Pechino ne approfitterebbe. David Sacks, già zar dell’IA alla Casa Bianca, ha lanciato l’accusa più insidiosa: chi guida la classifica chiede di fermare la corsa per congelarla a proprio vantaggio.
Dentro il settore c’è anche chi pensa che Amodei sia troppo ottimista. Alcuni ricercatori usciti da Anthropic e OpenAI parlano di un rischio esistenziale entro dieci anni. Amodei dice di condividere molte preoccupazioni, ma non quella certezza.
Cosa significa per l’Italia
Il dibattito ha una conseguenza pratica. Se davvero i modelli più forti rallenteranno, tutto quello che sta sotto la frontiera continuerà a correre, Cina compresa, con i suoi modelli aperti e a basso costo. Su questo aspetto abbiamo già analizzato il duello fra Trump e Obama sull’intelligenza artificiale.
Per l’Italia i rischi dell’intelligenza artificiale hanno una traduzione precisa. Il primo è chi controlla i controllori: gli ispettori entreranno nei laboratori americani, non in quelli europei, che non esistono. Il secondo lo abbiamo già raccontato: la superfluità del lavoro umano non dipende dallo sciame, ma dal modello di sviluppo.
Mentre a Washington si discuteva di rallentare, il governo italiano era nella stessa città a parlare di data center e nucleare. Legittimo. Ma la domanda vera non è se l’intelligenza artificiale è pericolosa: lo dicono ormai i suoi stessi creatori. È chi decide quanto veloce deve andare. E a quel tavolo, per ora, l’Italia non siede.
Fonti
- Il Sole 24 Ore – Trump: «Per frenare l’AI basta un presidente forte e intelligente»
- Ansa – Trump contro il freno all’IA, ‘in azione forze negative’
- Reuters/US News – What Amodei, Altman and Musk have said about AI risks
- La Notizia – L’allarme di Amodei, negato da Trump, nel silenzio del governo italiano
- Zvi Mowshowitz – We Must Pace the Frontier (analisi del saggio)

