73 Visualizzazioni
USA

Trump riceve Netanyahu alla Casa Bianca: la riconciliazione dei due uomini che hanno messo l’Europa in ginocchio

Antonio Antipari

Primo faccia a faccia dal 28 febbraio: sorrisi, foto e parole di «piena collaborazione». Ma la stretta di mano serve alle loro campagne elettorali, non alla pace. Il conto della guerra all'Iran resta sul tavolo dell'Europa.

Riassunto dell'articolo

Il 28 luglio 2026 Trump ha ricevuto Netanyahu alla Casa Bianca nel primo incontro di persona dall'inizio della guerra all'Iran (28 febbraio 2026). L'incontro, definito «estremamente positivo» dalla Casa Bianca, arriva dopo mesi di fratture documentate tra i due e si spiega con il calendario elettorale: elezioni israeliane in ottobre, elezioni di metà mandato americane in novembre. L'articolo sostiene che la riconciliazione è un patto di sopravvivenza elettorale, non un atto di pace, e che il costo della guerra — Hormuz, gas del Qatar, prezzi dell'energia, pressioni sulle basi in Italia — è ricaduto sull'Europa, assente da ogni tavolo negoziale. Sul vertice pesavano anche l'accordo quadro sul Libano e l'ampliamento degli Accordi di Abramo, letti come trofei elettorali. Conclusione: l'Europa deve dotarsi di una linea estera autonoma e di sovranità energetica.

L’incontro tra Trump e Netanyahu alla Casa Bianca, il primo faccia a faccia dall’inizio della guerra all’Iran il 28 febbraio, è stato raccontato da Washington come un successo. «Estremamente positivo e produttivo», ha sintetizzato la portavoce Karoline Leavitt. «Eccellente», ha rilanciato il premier israeliano sui suoi canali, parlando di «piena collaborazione» e di «sostegno reciproco». Le fotografie diffuse da Gerusalemme mostrano lo Studio Ovale al completo: il vicepresidente Vance, il segretario di Stato Rubio, il capo del Pentagono Hegseth, l’inviato Witkoff.
Tutto perfetto, dunque. Peccato che poche ore prima lo stesso Trump avesse manifestato in diretta televisiva la propria frustrazione verso l’ospite in arrivo. E che Netanyahu sia entrato alla Casa Bianca da un ingresso laterale, senza cerimonia, senza onori. La messinscena della sintonia ritrovata non regge nemmeno il tempo di un notiziario.

CREAZIONE SITI WEB
CREAZIONE SITI WEB

Cinque mesi di strappi, cancellati in un pomeriggio

Per capire cosa sia davvero questo incontro bisogna ricordare da dove si arriva. Da mesi documentiamo la degradazione del rapporto tra i due: il gabinetto di sicurezza israeliano che apprende il cessate il fuoco in Libano dai messaggi di Trump mentre è ancora riunito per discuterlo. Il negoziato con Teheran condotto da otto mediatori regionali, con Netanyahu retrocesso — la formula è del New York Times — da co-pilota a semplice passeggero. La telefonata degli insulti sul Libano, con le smentite imbarazzate dell’entourage del premier.
Nulla di tutto questo è stato risolto. È stato semplicemente sospeso. Perché entrambi, in questo momento, hanno bisogno della fotografia.

Due campagne elettorali, una sola stretta di mano

Il calendario spiega tutto. Netanyahu va al voto in ottobre, indebolito proprio dal deterioramento del rapporto con Washington e dalla percezione, ormai radicata anche nell’opinione pubblica americana, di essere l’uomo che ha trascinato gli Stati Uniti in guerra. Trump affronta a novembre le elezioni di metà mandato con una guerra impopolare sulle spalle, prezzi in salita e un elettorato che gli aveva creduto quando prometteva di non aprire nuovi fronti.
La riconciliazione di Washington non è un atto di politica estera. È un patto di sopravvivenza tra due uomini in difficoltà, che si stringono la mano sopra le macerie che loro stessi hanno prodotto. La pace di cui parlano è la loro rielezione.

Il conto della guerra folle lo paga l’Europa

E le macerie stanno da questa parte dell’Atlantico. Cinque mesi di guerra all’Iran hanno significato per l’Europa lo Stretto di Hormuz chiuso e poi riaperto a singhiozzo, le forniture di gas dal Qatar compromesse per anni, i costi energetici fuori controllo, le pressioni sull’Italia perché aderisse alla missione navale con tanto di minacce sul ritiro dei soldati americani dalle nostre basi.
Una guerra che non rispondeva agli interessi americani e tantomeno a quelli europei: rispondeva all’agenda di sicurezza che Netanyahu persegue da vent’anni e alla quale Trump ha scelto di consegnarsi, tradendo la speranza sovranista che la sua rielezione aveva acceso in Europa. Chi ha pagato non era al tavolo quando la guerra è iniziata, non era tra gli otto mediatori quando si è trattata la tregua, e non era nello Studio Ovale ieri.

Libano e Accordi di Abramo: i trofei da campagna

Sul tavolo dell’incontro c’erano anche l’accordo quadro sul Libano — che secondo i critici consente una presenza militare israeliana pressoché indefinita nel sud del territorio libanese — e l’ampliamento degli Accordi di Abramo. Due dossier presentati come architettura di pace, che nella logica di questo vertice funzionano da trofei elettorali: qualcosa da esibire agli elettori israeliani in ottobre e a quelli americani in novembre.
La sostanza, ancora una volta, è rinviata. La questione nucleare iraniana resta aperta. La tregua resta fragile. Le condizioni che hanno prodotto cinque mesi di caos energetico restano tutte al loro posto.

La lezione per l’Europa: nessuno ci difenderà al posto nostro

C’è un dato politico che questo vertice consegna all’Europa, ed è più importante di ogni retroscena: due uomini hanno deciso la guerra che ha messo in ginocchio il nostro continente, e ora decidono la pace — o la sua messinscena — con lo stesso metodo. Senza di noi.
Finché le Nazioni europee non si doteranno di una linea estera autonoma, di una politica energetica sovrana e della capacità di pesare nei tavoli che decidono il loro destino, ogni stretta di mano a Washington sarà pagata a Roma, a Berlino, a Parigi. La riconciliazione tra Trump e Netanyahu è la fotografia perfetta di un’Europa che subisce la storia invece di farla. Sta a noi decidere se restare lo sfondo delle fotografie altrui.

Leggi anche

Fonti

Tag: , , , , ,
Scritto da
Antonio Antipari
Sostieni il giornalismo indipendente
Il tuo contributo ci permette di continuare a informarti liberamente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per rimanere aggiornato/a iscriviti al nostro canale WhatsApp
Iscriviti al Canale