136 Visualizzazioni
Mondo

Hormuz, la revoca di Trump dura una notte: Teheran nega l’accordo

Antonio Antipari

Venerdì sera Trump annuncia la revoca del blocco navale dello Stretto; poche ore dopo Teheran nega l'intesa e attiva la difesa aerea su Qeshm. Ma il nodo vero è un altro: ogni suo annuncio sull'Iran muove il prezzo del petrolio, e attorno a quelle dichiarazioni si registrano scambi anomali. A pagare il conto è l'Europa.

Riassunto dell'articolo

Il 29 maggio 2026 Donald Trump ha annunciato la revoca del blocco navale di Hormuz, subito smentita da Teheran e non confermata dai fatti: il memorandum non è firmato e il blocco resta operativo. Il punto centrale è che ogni annuncio di Trump sulla guerra in Iran muove il prezzo del petrolio, e attorno ad alcune di queste dichiarazioni si sono registrati scambi anomali, oggetto di richieste di indagine a SEC e CFTC e di accuse di manipolazione. L'Europa, che importa energia e fertilizzanti, paga il conto senza sedere al tavolo negoziale.

Punti chiave
  • Il Giornale — Trump: «Revocheremo il blocco di Hormuz». L'Iran smentisce: «Nessun…
  • Sky TG24 — Guerra Iran-USA, la diretta del 29 maggio 2026
  • Adnkronos — Iran-Usa, il punto su negoziati, accordo e cessate il fuoco
  • Il Tempo — Iran, intesa generale ma il blocco Usa a Hormuz…

Il blocco navale di Hormuz doveva finire venerdì sera. Lo ha annunciato Donald Trump su Truth, invitando le navi ferme nel Golfo a «fare ritorno a casa» e firmandosi «il vostro Presidente preferito». Poche ore dopo, l’annuncio era già contraddetto: Teheran nega che esista un’intesa definitiva, attorno all’isola di Qeshm scatta la difesa aerea e nello Stretto non si muove nulla. A questo punto la domanda non è più soltanto se Trump dica il vero. È perché continui a parlare in modo così avventato — e a chi convenga.

CREAZIONE SITI WEB
CREAZIONE SITI WEB

Teheran nega l’accordo: «annunci unilaterali e autocelebrativi»

L’agenzia Tasnim, vicina ai Pasdaran, è netta: nessun accordo definitivo è stato raggiunto, e le parole di Trump vanno accolte «con scetticismo», perché rientrano nel suo «consueto schema di annunci unilaterali e autocelebrativi». L’agenzia Fars aggiunge che il presidente avrebbe rivendicato la vittoria con punti che contraddicono la bozza, negando che l’Iran abbia accettato di riaprire lo Stretto. La Casa Bianca, dal canto suo, aveva liquidato la versione iraniana come «una totale invenzione».
Due propagande speculari. L’unica cosa che entrambe confermano è che l’intesa, per ora, non c’è — e che il memorandum non è firmato, come ha ammesso lo stesso vicepresidente JD Vance: «non posso garantire che ci arriveremo».

Ogni annuncio muove il petrolio. E c’è chi scommette prima

Ed eccoci al punto che i dispacci d’agenzia tendono a non porre. Ogni dichiarazione del presidente americano sulla guerra in Iran sposta il prezzo del greggio di punti percentuali in pochi minuti. E attorno ad alcune di queste dichiarazioni si sono registrati movimenti di mercato anomali, finiti sotto la lente di senatori, autorità di vigilanza e procure.
Qualche esempio, tutto documentato. Il 23 marzo, sedici minuti prima che Trump annunciasse il rinvio degli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane, i futures sul petrolio si sono impennati. Prima di un altro post — quello in cui minacciava di «cancellare» l’Iran se non avesse riaperto Hormuz — un’analisi di Financial Times e Bloomberg ha rilevato in un solo minuto circa 6.200 contratti su Brent e WTI, per 580 milioni di dollari, contro una media di settecento. Il 7 aprile, tre ore prima dell’annuncio di una tregua, oltre quindici milioni di barili sono passati di mano in due minuti, per 1,7 miliardi; alla riapertura il WTI è crollato di oltre il quindici per cento. Su quegli scambi la senatrice Elizabeth Warren ha chiesto un’indagine alla CFTC; il premio Nobel Paul Krugman ha usato una sola parola: «tradimento».
L’accusa più grave arriva dall’interno. L’ex direttore della comunicazione della Casa Bianca Anthony Scaramucci sostiene che un’ora prima di una moratoria sugli attacchi siano stati comprati 1,5 miliardi in futures sull’indice azionario e 192 milioni sul greggio, con profitti stimati tra i trecento e i quattrocento milioni, e parla apertamente di «un’operazione finanziaria gestita dalla Casa Bianca». Sono accuse, non sentenze: la SEC non ha confermato di aver indagato, e i presidenti muovono i mercati con le loro parole da sempre. Ma il sospetto è così diffuso che perfino lo speaker del Parlamento iraniano, Ghalibaf, ha consigliato a Wall Street di trattare gli annunci americani come un «indicatore inverso».

Chi paga il conto e chi potrebbe incassarlo

Qui la vicenda smette di essere una curiosità americana e diventa un problema europeo. Perché gli annunci che muovono il greggio sono gli stessi che decidono quanto pagheremo l’energia. Dallo Stretto passa circa un terzo dei fertilizzanti commerciati nel mondo: con il blocco, il prezzo dell’urea ha toccato 765 euro a tonnellata, oltre il 55% in più rispetto al 2025. Prima sale il costo dell’input, poi la pressione si scarica sui prezzi alimentari.
L’Europa importa energia e fertilizzanti e siede fuori dal tavolo — otto Nazioni mediatrici, senza Bruxelles — dove si decide il futuro del Golfo. La Nazione italiana, tra le più esposte per la dipendenza dal gas naturale liquefatto, paga il prezzo più alto del conflitto. E lo paga due volte: nella bolletta e nell’impotenza. Mentre da una parte qualcuno, forse, incassa su un future, dall’altra una famiglia europea sconta in cassa l’oscillazione di un post.

La lezione di metodo

Per questo rilanciare ogni annuncio trionfale come una svolta non è soltanto ingenuo: è pericoloso. Quelle dichiarazioni non sono solo inaffidabili — vengono smentite dai fatti entro la stessa notte — ma sono anche eventi finanziari su cui pesa il sospetto della speculazione. Il blocco navale di Hormuz si misura sul traffico marittimo, non sui toni di un’intervista né sulla curva dei futures. Finché le navi restano ferme, la pace è una parola. Il conto, invece, è già arrivato. E a qualcuno, forse, è già fruttato.

Fonti

Tag: , , , ,
Scritto da
Antonio Antipari
Sostieni il giornalismo indipendente
Il tuo contributo ci permette di continuare a informarti liberamente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per rimanere aggiornato/a iscriviti al nostro canale WhatsApp
Iscriviti al Canale