93 Visualizzazioni
Italia

Grillo torna e affonda Conte: «Il M5S pensa solo alle poltrone»

Federica Leonardi

Il fondatore rompe mesi di silenzio e demolisce la dirigenza contiana nel giorno in cui slitta l'udienza sul simbolo. E il 4 agosto Conte è atteso in commissione Covid.

Riassunto dell'articolo

Il 29 luglio 2026 Beppe Grillo, dopo mesi di silenzio, ha pubblicato sul suo blog un duro attacco al Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte, accusandolo di aver perso identità e diversità e di pensare «alle poltrone» invece che al futuro. Conte ha replicato con una battuta su Draghi «grillino», senza entrare nel merito. Danilo Toninelli si è schierato con il fondatore, citando l'abolizione del limite dei due mandati e della democrazia diretta. L'affondo è arrivato nel giorno del rinvio della prima udienza sulla causa per il simbolo, a sei giorni dall'audizione di Conte in commissione Covid del 4 agosto, e mentre il campo largo cerca ancora una guida condivisa in vista delle elezioni.

Grillo contro Conte, di nuovo, e questa volta con parole che sembrano scolpite per restare. Dopo mesi di silenzio, il fondatore del Movimento 5 Stelle è tornato mercoledì sul suo blog con un intervento dal titolo eloquente: «Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni». Dentro c’è un atto d’accusa completo contro la creatura che ha fondato nel 2009 e contro l’uomo che oggi la guida.

CREAZIONE SITI WEB
CREAZIONE SITI WEB

«I rivoluzionari hanno scoperto i palazzi»

Il Movimento, scrive Grillo, «ha perso la sua identità, soprattutto ha perso la sua “diversità”». Era nato per cambiare la politica, «ma è stata la politica a cambiare loro». Doveva occuparsi del futuro «e ha finito per occuparsi delle poltrone». Doveva ascoltare i cittadini «e ha cominciato ad ascoltare i sondaggi».

Ogni frase è un chiodo. E il quadro che ne esce è quello di una parabola compiuta: «il solito film, il nuovo che diventa vecchio, i rivoluzionari che scoprono i palazzi». Non è un avversario a dirlo. Non è la maggioranza di governo. È il padre fondatore, l’uomo che quel simbolo lo ha inventato e che per quel simbolo è ancora in causa.

La replica di Conte e la spaccatura interna

La risposta del presidente del Movimento è arrivata a stretto giro, entrando alla Camera: «Il Movimento ha perso identità? Con tutte le nostre battaglie che stiamo facendo, spesso contro tutti? Lui aveva detto che Draghi è un grillino, fate un po’ voi».

Una battuta, non una risposta. Perché nel merito delle accuse — le poltrone, i sondaggi, l’identità smarrita — Conte non è entrato. E intanto la frattura si allarga. Danilo Toninelli, volto storico della prima stagione, si è schierato con il fondatore: la dirigenza attuale ha cancellato il limite dei due mandati, archiviato la democrazia diretta, eliminato il ruolo del garante e rinunciato all’identità di un Movimento nato per non essere né di destra né di sinistra. Così, dice, hanno svuotato il simbolo del suo significato.

La base è divisa: sotto il post di Grillo i commenti sono in maggioranza negativi verso di lui, segno che il popolo pentastellato ha ormai scelto il capo attuale rispetto al padre nobile. Ma è una fedeltà che non cancella la sostanza delle accuse.

Il simbolo in tribunale, la commissione Covid alle porte

Il tempismo aggrava tutto. L’affondo è arrivato nel giorno in cui è slittata la prima udienza della battaglia legale sul simbolo del partito: il contenzioso tra il fondatore e la dirigenza non è una ferita del passato, è un processo in corso.

E il calendario riserva a Conte un altro appuntamento delicato: il 4 agosto sarà ascoltato dalla commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid. In libera audizione, senza giuramento e senza dimettersi da commissario — il formato più protetto che il regolamento consenta, come abbiamo raccontato analizzando l’audizione di Galeazzo Bignami e la diserzione delle opposizioni. Il partito nato per aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno affronta la trasparenza con il minimo sindacale.

Un campo largo guidato da un leader sfiduciato dal padre del suo partito

C’è infine la cornice politica. Conte si propone come uno dei due pilastri dell’alternativa di governo, in una coalizione che — come abbiamo documentato — non ha una guida riconosciuta né un programma comune. Ora quel pilastro si presenta agli alleati con il proprio fondatore che lo accusa di pensare alle poltrone.

Le parole di Grillo non sono una sorpresa per chi ha seguito la parabola recente del Movimento: la difesa d’ufficio dell’insulto sessista a Giorgia Meloni, gli applausi del gruppo, la palude che ha imbarbarito la politica italiana. Il fondatore ha soltanto messo la firma sotto una diagnosi già scritta. E l’ha messa nel momento peggiore possibile per il suo erede.

Fonti

Tag: , , , ,
Scritto da
Federica Leonardi
Sostieni il giornalismo indipendente
Il tuo contributo ci permette di continuare a informarti liberamente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per rimanere aggiornato/a iscriviti al nostro canale WhatsApp
Iscriviti al Canale