Le preferenze nella legge elettorale sono tornate al centro dello scontro, e nella settimana del 14 luglio il testo dello Stabilicum arriva in Aula alla Camera. Su un punto la maggioranza resta divisa: la possibilità per l’elettore di scegliere il proprio deputato. Fratelli d’Italia la vuole. Forza Italia no. E il no azzurro, negli ultimi giorni, si è fatto ancora più netto.
Il no di Forza Italia, senza giri di parole
Lo Stabilicum, la legge elettorale del centrodestra, prevede un proporzionale con premio di maggioranza e liste bloccate: settanta deputati e trentacinque senatori scelti in ordine dalle segreterie.
La posizione ufficiale la fissa Antonio Tajani: la linea del partito è quella del testo già approvato, dunque nessuna preferenza. Nelle ultime ore i toni si sono irrigiditi. «Siamo più contrari che favorevoli», filtra dagli azzurri, che frenano perfino sul voto ai fuorisede. Gli stessi respingono anche le formule intermedie, come i capilista bloccati con il resto assegnato per preferenza.
Fratelli d’Italia, al contrario, insiste. Giovanni Donzelli ricorda che il partito è da sempre favorevole al voto di preferenza e ha lavorato a un emendamento. Giorgia Meloni stessa, nel 2014, aveva firmato una proposta per reintrodurle. La distanza, dentro la coalizione, è reale.
L’alibi della criminalità organizzata
L’argomento con cui Forza Italia motiva il rifiuto è sempre lo stesso. Lo riassume il portavoce Raffaele Nevi: le preferenze, in alcune realtà esposte alla criminalità organizzata, diventerebbero «uno strumento delicato».
Suona prudente. In realtà è un’accusa collettiva. Quel ragionamento tratta interi territori del Mezzogiorno come sospetti per definizione, incapaci di un voto libero.
È un paradosso che pesa doppio. Proprio al Sud Forza Italia conserva gran parte della sua rete amministrativa e del suo consenso. Il partito, cioè, dice ai propri elettori meridionali che del loro voto diretto non ci si può fidare. Un modo singolare di rappresentarli.
Chi ha paura del voto degli italiani
Tolto l’alibi, resta la sostanza. Le liste bloccate consegnano alle segreterie il potere di decidere chi entra in Parlamento. L’elettore traccia un segno sul simbolo, e i nomi sono già ordinati altrove.
Con la preferenza quel potere si sposta. Torna a chi ha radicamento vero, sezioni vive, un legame con il territorio. Chi lo possiede non teme il giudizio diretto. Chi vive di apparato sì.
Qui si tocca il nodo. Dopo la scomparsa del fondatore, Forza Italia regge soprattutto sulla capacità del vertice di garantire posti sicuri a un ceto politico che difficilmente supererebbe una competizione aperta. Le liste bloccate non sono una scelta di principio. Sono una polizza di sopravvivenza.
La sovranità che il partito non vuole restituire
Il punto di fondo è antico e semplice: la sovranità appartiene al popolo, e in una democrazia rappresentativa dovrebbe essere l’elettore a scegliere l’eletto. Da trent’anni, dai listini del Porcellum in poi, quel principio è sospeso.
Non è un caso che a chiederne il ritorno, dentro la maggioranza, sia Fratelli d’Italia. Da fuori, un emendamento parallelo è arrivato anche dai parlamentari di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che rivendica la scelta popolare contro le segreterie. Sono spinte diverse per storia e collocazione, ma convergono su un dato: restituire agli italiani la scelta del proprio rappresentante.
Contro questa direzione si muove Forza Italia.
Cosa rivela il no azzurro
Ecco perché il no di Forza Italia alle preferenze conta più di un dettaglio tecnico. È il gesto che fotografa una traiettoria. Il partito che si era presentato come la casa della libertà e del «popolo» difende oggi lo strumento più verticale della politica italiana: la lista decisa dall’alto.
Le preferenze nella legge elettorale non risolverebbero ogni problema della rappresentanza. Ma segnerebbero un confine. Da una parte chi accetta il giudizio diretto degli elettori. Dall’altra chi lo teme. Forza Italia, per ora, ha scelto da che parte stare.
Fonti
AGI – Legge elettorale, nel centrodestra nodo preferenze e voto fuori sede (10 luglio 2026)
AGI – Legge elettorale, si cerca la quadra sul nodo delle preferenze (10 luglio 2026)
Il Sole 24 Ore – Perché tutti parlano delle preferenze ma nessuno le vuole
Fanpage – Le posizioni di tutti i partiti sulle preferenze
Il Tempo – Si apre il fronte preferenze, FdI verso l’emendamento
Il Politico Web – Preferenze nella legge elettorale: il ritorno che ricostruisce la democrazia
Il Politico Web – Stabilicum senza preferenze: a scegliere i deputati saranno le segreterie
Il Politico Web – Legge elettorale, la norma sulle firme che lascia fuori Vannacci

