La Sassonia-Anhalt ha votato il 6 settembre. Sei giorni dopo, la prima risposta arrivata da Bruxelles non riguarda i programmi del nuovo governo, che ancora non esiste. Riguarda i soldi. I fondi UE alla Sassonia-Anhalt, 2,95 miliardi di euro nel bilancio 2021-2027, potrebbero essere congelati se il Land sarà governato dal partito che ha preso il 43,8% dei voti.
Non lo ha deciso la Commissione. Lo ha proposto pubblicamente l’eurodeputato dei Verdi Daniel Freund, in un’intervista alla ARD, e nessuno a Bruxelles lo ha smentito. Il ragionamento è di una semplicità che non lascia spazio a interpretazioni: se un governo AfD «agisce contro il progetto europeo», la Commissione «nel dubbio dovrebbe trattenere i fondi».
Nel dubbio. Non dopo una violazione accertata. Nel dubbio.
Cosa succede in Sassonia-Anhalt dopo il voto
Per capire la portata della minaccia bisogna partire dai numeri. La Sassonia-Anhalt è il Land tedesco che riceve più fondi regionali europei per abitante. Il FESR da solo vale 1,2 miliardi nel periodo corrente. Con quei soldi si ristrutturano scuole e asili, si costruiscono palestre, si finanziano progetti di ricerca e attrezzature mediche. Secondo Luise Quaritsch del Jacques Delors Centre di Berlino, il flusso vale circa 500 milioni l’anno.
Quel mezzo miliardo non finisce nelle tasche dell’AfD. Finisce nelle scuole di Halle, negli ospedali di Magdeburgo, nelle strade della Altmark. Colpirlo significa colpire le persone che hanno votato, e colpirle proprio perché hanno votato.
Intanto il risultato elettorale della Sassonia-Anhalt resta quello che è: 43,8%, 39 deputati, la CDU dimezzata al 17,2%. Nessuna delle forze sconfitte ha una maggioranza alternativa. Il gruppo parlamentare AfD si è costituito il 10 settembre. La domanda a Magdeburgo non è se Ulrich Siegmund possa governare, ma quando.
Il precedente ungherese rivendicato come modello
La parte più grave dell’intervista di Freund non è la minaccia. È la motivazione. L’eurodeputato ha spiegato perché il congelamento dei fondi è, a suo avviso, uno strumento efficace: «Abbiamo visto in entrambe le Nazioni che dopo il congelamento dei fondi UE ci sono stati cambi di governo, e che i nuovi governi hanno avuto un rapporto decisamente migliore con le istituzioni europee».
Si legga con calma. Un eurodeputato dichiara che il blocco dei fondi a Ungheria e Polonia ha prodotto un cambio di governo, considera questo risultato un successo, e propone di applicare lo stesso metodo a una Regione tedesca. Non sta descrivendo uno strumento di tutela del bilancio. Sta descrivendo uno strumento di sostituzione dei governi sgraditi.
Questo giornale aveva segnalato Freund già in primavera, quando alla vigilia del voto ungherese si preparava il terreno per non riconoscere una vittoria di Orbán. Poi Orbán ha perso, e i 18 miliardi congelati sono diventati la moneta di scambio con il nuovo governo Magyar. Il metodo ha funzionato. Ora viene esportato.
Meccanismo di condizionalità UE: come funziona davvero
Il meccanismo di condizionalità UE, il regolamento 2020/2092, è stato scritto per gli Stati membri. Prevede che la Commissione proponga misure quando violazioni dello Stato di diritto mettono a rischio il bilancio dell’Unione, e che il Consiglio le approvi a maggioranza qualificata. Nessuna norma consente di tagliare i fondi a una Regione perché ha eletto il partito sbagliato. Lo ammettono perfino i giornali tedeschi che danno spazio alla proposta: una cancellazione automatica per un risultato elettorale non è prevista.
Ma la strada c’è, ed è quella che Freund conosce bene per averla percorsa contro Budapest. I programmi operativi gestiti a livello di Land possono essere sospesi. Basta trovare, in un atto amministrativo qualsiasi di un governo AfD, una «violazione dei valori europei». E chi ha seguito il caso ungherese sa quanto sia elastica quella formula.
Resta un dettaglio istituzionale che nessuno vuole nominare. Il destinatario formale del meccanismo sarebbe la Repubblica federale, non Magdeburgo. Per sanzionare la Sassonia-Anhalt, Bruxelles dovrebbe aprire una procedura contro la Germania, e la Germania dovrebbe votare in Consiglio. Il che porta dritti al cancelliere.
Perché l’UE congela i fondi e cosa fa Merz
Friedrich Merz ha già mostrato quale sia la sua posizione. Come abbiamo scritto dopo le consultazioni di Berlino, il cancelliere ha evocato il Bundeszwang, la coercizione federale dell’articolo 37 della Legge fondamentale, mai applicata in settantasette anni, contro un governo che non è ancora nato. Il ministro della Difesa Pistorius ha annunciato meccanismi per escludere il Land dalla condivisione di informazioni federali. Il ministro-presidente della Renania Settentrionale-Vestfalia Wüst chiede il procedimento di divieto del partito.
La minaccia di Bruxelles non è un episodio isolato. È il terzo livello della stessa operazione: bando del partito, commissariamento del Land, taglio dei fondi. Tre strumenti diversi, un solo obiettivo. Impedire che il voto del 6 settembre produca un governo.
E qui la responsabilità di Merz diventa totale. Un cancelliere che avesse a cuore la propria Nazione risponderebbe a Freund in un pomeriggio: la Sassonia-Anhalt è territorio tedesco, i suoi cittadini hanno votato, chi tocca i loro fondi tocca la Germania. Merz non lo ha fatto. Non lo farà. Perché il congelamento dei fondi europei è la leva che gli manca per completare ciò che il Bundeszwang da solo non può fare: rendere ingovernabile un Land che ha votato male, e attribuire la colpa a Magdeburgo.
Chi si oppone, e chi tace
Va dato atto a chi ha preso le distanze. L’eurodeputato socialdemocratico Matthias Ecke, sassone, ha detto che la Sassonia-Anhalt deve continuare a ricevere il sostegno europeo e che il suo partito lavorerà perché i fondi arrivino anche nel bilancio 2028-2034. L’eurodeputato indipendente Friedrich Pürner ha presentato un’interrogazione scritta alla Commissione chiedendo se esista un piano. Bernd Baumann, per l’AfD, ha parlato di un tentativo di penalizzare un partito democraticamente eletto e i suoi elettori.
La Commissione, finora, non ha risposto. Il PPE tedesco, la CDU di Merz, non ha risposto. Il silenzio, in questi casi, è una posizione.
Un voto non si annulla con un bonifico mancato
La questione supera la Sassonia-Anhalt e supera la Germania. Se il principio passa, se cioè un’istituzione europea può condizionare i fondi di una Regione all’esito di elezioni regolari, allora nessun voto in Europa è più definitivo. Vale per Magdeburgo oggi, vale per qualsiasi Regione italiana domani.
L’Europa delle Patrie si fonda sull’idea opposta: che le comunità nazionali e regionali decidano da sé chi le governa, e che le istituzioni comuni servano quelle decisioni invece di correggerle. La UE che minaccia la Sassonia-Anhalt ha scelto la strada inversa. Ha deciso che il popolo può votare, ma che il risultato è soggetto ad approvazione.
Il governo AfD in Sassonia-Anhalt non esiste ancora. Non ha firmato un atto, non ha nominato un funzionario, non ha violato una legge. Ma già gli si dice quanto costerà esistere. Questo non è Stato di diritto. È un listino prezzi. E il cancelliere della Germania, invece di strapparlo, sta aspettando di firmarlo.
Fonti
- Ostdeutsche Zeitung – Sachsen-Anhalt: Debatte um EU-Milliarden
- Junge Freiheit – Grünen-Politiker bringt Geld-Entzug für Sachsen-Anhalt ins Spiel
- Epoch Times – EU-Mittel für Sachsen-Anhalt: Grünen-Politiker bringt Förderstopp ins Spiel
- L’Antidiplomatico – Bruxelles prepara la ritorsione contro la Sassonia per punire il voto
- Commissione europea – Rechtsstaatlichkeit: Kommission will Zahlungen an Ungarn aussetzen (2022)

