Il 7 luglio il Parlamento europeo ha chiesto all’Autorità per i partiti politici europei e le fondazioni politiche europee di verificare se Europa delle Nazioni Sovrane rispetti i valori fondanti dell’Unione. Il voto, a scrutinio segreto, è passato con 414 favorevoli, 224 contrari e 18 astensioni, e attiva per la prima volta una procedura che può cancellare il partito dal registro europeo e privarlo dei fondi. Per capire cosa rischia ESN occorre tenere separati due piani che la cronaca confonde: il merito delle accuse e il metodo scelto per rispondervi. La posta vera è sul secondo, ed è più grande del singolo partito.
Cosa ha deciso il Parlamento europeo e cosa rischia ESN
Il voto non è una condanna. È un atto di impulso: l’Aula incarica l’Autorità per i partiti politici europei — l’organismo indipendente che registra, controlla e sanziona i partiti continentali — di accertare se Europa delle Nazioni Sovrane rispetti le condizioni previste dal regolamento sullo statuto e sul finanziamento. La procedura era stata avviata a maggio, quando il direttore dell’Autorità aveva trasmesso alle istituzioni un dossier di quasi trecento pagine con elementi che, a suo giudizio, sollevano dubbi sulla conformità del partito all’articolo 2 del Trattato: democrazia, Stato di diritto, tutela delle minoranze. Ricevuta la segnalazione, il Parlamento aveva due mesi per chiedere la verifica formale. Lo ha fatto. Cosa rischia ESN, in concreto, è la perdita dello status di partito europeo e dei relativi finanziamenti ai partiti politici europei: circa due milioni di euro per il 2026, su una dotazione complessiva di quarantasei milioni iscritta nel bilancio dell’Aula.
La distinzione tra partito e gruppo che cambia tutto
Qui si annida il punto che quasi nessuno spiega. Europa delle Nazioni Sovrane è due cose distinte. C’è il partito europeo, soggetto giuridico registrato presso l’Autorità e finanziato dal bilancio dell’Unione. E c’è il gruppo parlamentare omonimo, i ventisette eurodeputati che siedono a Strasburgo e Bruxelles — tra cui il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci. La procedura colpisce il primo, non il secondo. Una radiazione del partito, con la perdita dei fondi, non toglierebbe il seggio a un solo eletto: il gruppo continuerebbe a lavorare come prima. L’effetto pratico, dunque, non è mettere a tacere una voce uscita dalle urne. È sottrarre due milioni di euro a una struttura di coordinamento. Il che obbliga a una domanda scomoda: se il risultato concreto è finanziario e simbolico, a cosa serve davvero la procedura?
Il dossier dell’APPF e ciò che non si può difendere
Prima di rispondere, un atto di onestà. Il dossier dell’Autorità non è un foglio bianco. Raccoglie episodi attribuiti a diverse formazioni aderenti: striscioni razzisti, dichiarazioni che equiparano l’omosessualità alla pedofilia, una sentenza di un tribunale tedesco sul programma di un partito membro, retorica giudicata antisemita. Parte di questo materiale è indifendibile, e una destra che voglia essere presa sul serio non ha alcun interesse a difenderlo: chi equipara un orientamento sessuale a un reato, o affigge uno striscione razzista, si mette da solo fuori dal perimetro di un discorso politico serio. Il punto non è negare che quegli episodi esistano, né edulcorarli. Il punto è un altro, e comincia dove finisce l’indignazione.
Perché il metodo conta più del merito
Il dossier mette sullo stesso piano cose molto diverse. Accanto agli episodi indifendibili compaiono posizioni politiche legittimamente contese — le richieste in materia di rimpatri e remigrazione, per dire — trattate come se fossero della stessa natura di uno striscione razzista. È esattamente questa la crepa. I valori dell’Unione europea richiamati dall’articolo 2 — uguaglianza, tutela delle minoranze — non sono grandezze neutre: la loro interpretazione è la sostanza stessa del conflitto politico. Chi controlla quell’interpretazione decide chi può competere. Affidare a un’autorità amministrativa il potere di cancellare un partito e di tagliargli i fondi in base a quei termini sposta il confine del dicibile dalle urne a un organo tecnico. E un precedente non conosce proprietari: attivato oggi da una coalizione di gruppi progressisti contro il partito più a destra dell’Aula, resta domani a disposizione di qualunque maggioranza contro chiunque finisca in minoranza. È lo stesso Parlamento che poche settimane fa apriva un dibattito sulla violenza politica di matrice antagonista: un’aula in cui le maggioranze non solo legiferano, ma decidono chi merita la parola. Una democrazia sicura della propria forza le idee sbagliate le batte con altre idee e con il voto, non con la revoca di un finanziamento. Chi è certo della legittimità delle proprie posizioni non teme il confronto: lo cerca. Se quelle di ESN sono inaccettabili come si sostiene, esiste un luogo deputato a stabilirlo, e sono le urne.
La destra europea che ha votato contro
La riprova sta nei numeri del voto. Contro la procedura si sono schierati sia i Conservatori e Riformisti — la famiglia di cui fa parte Fratelli d’Italia — sia i Patrioti per l’Europa, dove siede la Lega. Non è un dettaglio: le altre due famiglie della destra continentale non hanno coperto il merito delle posizioni di ESN, hanno rifiutato il metodo. Anche perché il precedente le riguarda direttamente. Il segnale più eloquente arriva però dal Rassemblement National, che ESN lo considera troppo estremo al punto da essersi opposto, nel 2024, alla nomina di Vannacci a vicepresidente dei Patrioti. Eppure ha votato contro la verifica. Si può giudicare ESN impresentabile e rifiutare lo stesso lo strumento che lo colpisce: la linea che divide non è la simpatia per le sue posizioni, ma il consenso o meno a che un’autorità cancelli un partito per le sue idee.
I prossimi passi e la posta in gioco
La partita non è chiusa. L’Autorità per i partiti politici europei comunicherà a Europa delle Nazioni Sovrane l’avvio del procedimento, invierà le proprie osservazioni e il partito potrà adottare misure correttive. Solo dopo l’Autorità deciderà se cancellarlo dal registro. E anche allora resterà un passaggio politico: la radiazione entra in vigore soltanto se né il Parlamento né il Consiglio sollevano obiezioni entro tre mesi. Basta l’opposizione di una delle due istituzioni per fermarla. Resta la posta vera, che non riguarda le sorti di un partito sovranista né i due milioni in gioco, ma dove passa il confine del dicibile e chi ha il diritto di tracciarlo. Qualunque cosa si pensi di Europa delle Nazioni Sovrane, il precedente le sopravvivrà. Ed è di quello che conviene avere timore, non del voto di un martedì di luglio.
Fonti
- Euronews — Se Europa delle Nazioni Sovrane non rispetta i valori fondanti non accederà ai finanziamenti UE
- Il Sole 24 Ore — Indagine UE sui sovranisti: ESN rischia 2 milioni di finanziamenti
- Eunews — Parlamento europeo: sì a verificare rispetto valori di ESN
- Editoriale Domani — Sì del Parlamento UE all’indagine sul partito di Vannacci e AfD
- Policy Maker — Perché l’Autorità UE indaga sul partito europeo di AfD e Vannacci e cosa rischia
- ANSA — L’Eurocamera verso il voto su conformità ai valori UE del partito ESN

