Il 30 gennaio 2026, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha pubblicato la più vasta raccolta di documenti giudiziari mai resa accessibile al pubblico nella storia americana: oltre 3,5 milioni di pagine, 2.000 video e 180.000 immagini relativi alle indagini federali su Jeffrey Epstein, il finanziere americano condannato per reati sessuali su minori e morto in carcere nell’agosto del 2019.
Il rilascio è il risultato dell’Epstein Files Transparency Act, una legge approvata dal Congresso a larghissima maggioranza e firmata dal Presidente Donald Trump il 19 novembre 2025. La legge obbliga il Procuratore Generale a rendere pubblici tutti i documenti non classificati in possesso del Dipartimento di Giustizia e dell’FBI relativi a Epstein e alla sua complice Ghislaine Maxwell.
Quello che ne è emerso ha provocato arresti, dimissioni, indagini penali e crisi politiche in mezza Europa, mentre negli Stati Uniti — dove i documenti sono stati prodotti — le conseguenze restano sorprendentemente contenute. Questa è la ricostruzione di cosa sono gli Epstein files, di cosa contengono e di cosa significano.
Chi era Jeffrey Epstein
Jeffrey Epstein era un finanziere newyorchese la cui reale fonte di ricchezza non è mai stata completamente chiarita. A partire dagli anni Novanta, costruì una rete di contatti che includeva politici, accademici, scienziati, membri di famiglie reali e figure apicali della finanza globale. Le sue proprietà — una townhouse a Manhattan, una villa a Palm Beach, un ranch in New Mexico, un’isola privata nelle Isole Vergini americane — funzionavano come nodi di questa rete.
Le prime indagini risalgono al 2005, quando la polizia di Palm Beach iniziò a ricevere denunce da ragazze minorenni che riferivano di essere state abusate sessualmente nella villa di Epstein. L’indagine federale, condotta dall’ufficio del procuratore Alexander Acosta per il Distretto Meridionale della Florida, identificò decine di vittime. Ma nel 2008, anziché procedere con un’incriminazione federale — era già pronto un atto d’accusa da 60 capi — l’ufficio di Acosta siglò un accordo di non-perseguimento con la difesa di Epstein. L’accordo, tenuto segreto alle vittime in violazione del Crime Victims’ Rights Act, consentì a Epstein di dichiararsi colpevole di due reati statali minori: sollecitazione alla prostituzione. Scontò 13 mesi in un carcere di contea con un regime di semilibertà che gli permetteva di uscire fino a 16 ore al giorno.
L’inchiesta del Miami Herald del 2018 riportò il caso sotto i riflettori pubblici. Nel luglio 2019, i procuratori federali di New York incriminarono Epstein per traffico sessuale di minori. Il 10 agosto 2019, Epstein fu trovato morto nella sua cella al Metropolitan Correctional Center di Manhattan. La causa ufficiale fu il suicidio per impiccagione.
Le circostanze della morte alimentarono dubbi profondi e mai del tutto risolti: le guardie carcerarie non effettuavano i controlli regolamentari ogni 30 minuti, il compagno di cella era stato trasferito il giorno prima senza sostituzione, le telecamere di sicurezza nell’area della cella non registravano per un guasto al sistema, e i due agenti di turno dormivano al loro posto e in seguito falsificarono i registri. Un rapporto dell’Ispettore Generale del Dipartimento di Giustizia, pubblicato nel giugno 2023, documentò queste negligenze ma concluse che le evidenze erano compatibili con un suicidio.
Nel febbraio 2026, tuttavia, la pubblicazione di nuovi video di sorveglianza e registri interni ha risollevato interrogativi: un memorandum interno dell’FBI descrive una figura vestita di arancione ripresa mentre sale le scale verso l’area detentiva di Epstein alle 22:39 del 9 agosto 2019, la notte prima della morte. Le autorità avevano precedentemente dichiarato che nessuno era entrato in quell’area durante la notte.
La legge sulla trasparenza: l’Epstein Files Transparency Act
La pubblicazione dei documenti non è avvenuta per iniziativa del governo, ma perché il Congresso ha costretto l’esecutivo a farlo.
L’Epstein Files Transparency Act è stato introdotto dal rappresentante repubblicano Thomas Massie, sostenuto da una coalizione bipartisan. Il percorso legislativo è stato accidentato. La Commissione Regolamento della Camera respinse la proposta nel settembre 2025 con un voto di partito 8 a 4. Massie ricorse allora alla procedura di discharge petition — uno strumento parlamentare che consente di portare una proposta al voto dell’aula scavalcando la commissione, purché si raggiungano 218 firme. Le 218 firme arrivarono il 12 novembre 2025, con il contributo determinante di 214 democratici e 4 repubblicani.
Lo stesso Presidente Trump, che aveva inizialmente cercato di dissuadere i repubblicani dal sostenere la legge, cambiò posizione solo quando il risultato era ormai inevitabile. La Camera approvò con 427 voti a favore e 1 contrario, il Senato ratificò all’unanimità il giorno successivo, e Trump firmò il 19 novembre 2025, rivendicando pubblicamente il merito della legge.
La norma imponeva al Procuratore Generale di pubblicare tutti i documenti non classificati entro 30 giorni — una scadenza fissata al 19 dicembre 2025. Il Dipartimento di Giustizia non rispettò la scadenza. Una prima tranche parziale fu pubblicata il 19 dicembre; rilasci successivi seguirono a ondate, con la quinta e più corposa pubblicazione il 30 gennaio 2026, quando il Dipartimento dichiarò di aver adempiuto ai propri obblighi. In totale, circa 3,5 milioni di pagine su oltre 6 milioni in possesso del Dipartimento.
Cosa contengono i file
La mole dei documenti è enorme e la loro analisi è ancora in corso da parte di giornalisti, ricercatori e parlamentari. I materiali provengono da cinque fonti principali: le indagini della Florida e di New York su Epstein, il processo a Ghislaine Maxwell, le indagini sulla morte di Epstein, le molteplici inchieste dell’FBI condotte nell’arco di due decenni e il rapporto dell’Ufficio dell’Ispettore Generale.
Tra i contenuti emersi finora: e-mail private, registri di volo del jet privato di Epstein, fotografie, video di sorveglianza del carcere, diagrammi dell’FBI che mappano la rete di contatti, un atto d’accusa federale da 60 capi mai presentato, e i nomi non oscurati di vittime — incluse minorenni — la cui privacy è stata compromessa da redazioni mal eseguite.
I documenti mostrano anche una dimensione fino ad oggi sconosciuta: un’indagine della Drug Enforcement Administration (DEA), aperta nel 2010, che prendeva di mira Epstein e 14 altri individui per trasferimenti finanziari sospetti legati a traffico di droga e prostituzione tra le Isole Vergini americane e New York. Il memorandum, classificato come “sensibile per le forze dell’ordine” e ancora pesantemente censurato, rivela un’infrastruttura criminale più ampia di quella nota fino ad oggi.
Il nome del Presidente Trump compare migliaia di volte nei documenti. Registri di volo mostrano almeno otto viaggi sul jet privato di Epstein tra il 1993 e il 1996 — più di quanti precedentemente noti. Tra i file ci sono anche sommari di interviste dell’FBI con una donna che ha accusato Trump di abusi sessuali quando era minorenne negli anni Ottanta, accuse che l’FBI ha classificato come non verificate e che il Dipartimento di Giustizia ha definito false. A marzo 2026 è emerso che alcune pagine relative a queste accuse erano state rimosse dalla banca dati pubblica, provocando indagini bipartisan del Congresso.
Compaiono frequentemente anche l’ex Presidente Bill Clinton, il miliardario Elon Musk e decine di altre figure pubbliche americane. Nessuno di loro è stato formalmente accusato di reati.
Le conseguenze in Europa: arresti, dimissioni, crisi politiche
Se negli Stati Uniti la pubblicazione dei file non ha prodotto nuove incriminazioni, in Europa ha innescato una reazione a catena senza precedenti.
Nel Regno Unito, il caso ha travolto la famiglia reale e il governo. Andrew Mountbatten-Windsor — già Principe Andrew, privato dei titoli reali da Re Carlo III nell’ottobre 2025 — è stato arrestato il 19 febbraio 2026 con l’accusa di cattiva condotta in pubblico ufficio, per aver condiviso informazioni commerciali riservate con Epstein mentre era inviato per il commercio internazionale. È stato rilasciato “sotto indagine”. Re Carlo ha dichiarato che “la legge deve fare il suo corso”.
Peter Mandelson, figura storica del Partito Laburista e ambasciatore britannico a Washington nominato dal Primo Ministro Keir Starmer, è stato al centro di una tempesta politica ancora più devastante. I file hanno rivelato che Mandelson definiva Epstein il suo “migliore amico” in un libro celebrativo del 2003; che nel 2008, alla vigilia dell’arresto di Epstein, lo esortava a “lottare per un rilascio anticipato”; che nel 2009 soggiornava nell’appartamento newyorchese di Epstein mentre questi era in carcere; e che tra il 2009 e il 2010, da Segretario al Commercio del governo Brown, avrebbe trasmesso a Epstein informazioni governative sensibili — tra cui un rapporto interno su come il governo britannico poteva raccogliere fondi dopo la crisi del 2008 e l’anticipazione di un piano di salvataggio europeo da 500 miliardi di euro.
Starmer aveva licenziato Mandelson dal ruolo di ambasciatore nel settembre 2025, dopo le prime rivelazioni. Ma la pubblicazione dei file del gennaio 2026 ha aggravato la crisi: Mandelson si è dimesso dal Partito Laburista e dalla Camera dei Lord; è stato arrestato il 23 febbraio 2026 con l’accusa di cattiva condotta in pubblico ufficio; ed è attualmente indagato. La vicenda ha provocato le dimissioni del capo di gabinetto di Starmer, Morgan McSweeney, e ha portato il Primo Ministro a scusarsi pubblicamente con le vittime di Epstein.
In Francia, l’ex Ministro della Cultura Jack Lang è stato oggetto di un’indagine della procura finanziaria per sospetto riciclaggio di proventi legati a frode fiscale aggravata, dopo che documenti hanno rivelato i suoi legami con Epstein. In Norvegia, l’ex Primo Ministro Thorbjørn Jagland è stato incriminato per corruzione aggravata per aver soggiornato nelle proprietà di Epstein e aver accettato che questi pagasse le sue spese. La Principessa ereditaria norvegese Mette-Marit è stata coinvolta per centinaia di e-mail scambiate con Epstein.
In New Mexico, le autorità statali hanno riaperto le indagini sul ranch di Epstein a Zorro Ranch, perquisito a marzo 2026 sulla base di nuove denunce di abusi.
Le conseguenze negli Stati Uniti: il grande silenzio
Il contrasto con l’Europa è netto. Nessuna nuova incriminazione è stata avviata negli Stati Uniti in relazione alla rete di Epstein. Il Dipartimento di Giustizia ha dichiarato conclusa la sua revisione. Ghislaine Maxwell, condannata a 20 anni per traffico sessuale di minori, ha invocato il Quinto Emendamento rifiutando di rispondere alle domande del Congresso il 9 febbraio 2026, ma ha offerto di collaborare in cambio della clemenza presidenziale da parte di Trump.
Alcune figure americane hanno subìto conseguenze reputazionali: Lawrence Summers, ex Segretario al Tesoro, ha preso congedo dai suoi incarichi accademici a Harvard; l’avvocato Brad Karp si è dimesso dalla presidenza dello studio legale Paul Weiss; la NFL ha annunciato una revisione delle comunicazioni tra Epstein e il co-proprietario dei New York Giants, Steve Tisch.
Ma il nodo politico più sensibile resta il rapporto tra i file e la presidenza Trump. Un’indagine di NPR ha documentato che il Dipartimento di Giustizia ha rimosso o trattenuto dalla banca dati pubblica decine di pagine relative ad accuse contro Trump, incluse interviste dell’FBI con una donna che lo accusa di abusi sessuali su minore. La Casa Bianca ha definito Trump “totalmente scagionato” dai file. Il Presidente della Commissione di Sorveglianza della Camera, il repubblicano James Comer, ha però annunciato un’indagine bipartisan sulla gestione dei file da parte del Dipartimento di Giustizia.
Il 12 marzo 2026, un gruppo bipartisan di senatori ha chiesto al Government Accountability Office di esaminare le procedure di rilascio e redazione dei documenti, denunciando che i nomi delle vittime sono stati esposti mentre quelli di potenti figure politiche ed economiche sono stati pesantemente censurati.
Cosa resta nascosto
Circa la metà dei documenti in possesso del Dipartimento di Giustizia non è ancora stata pubblicata. L’agenzia ha riconosciuto di possedere oltre 6 milioni di pagine, ma ne ha rilasciate circa 3,5 milioni. I parlamentari di entrambi gli schieramenti hanno contestato la conformità del rilascio alla legge.
Le redazioni sono state criticate come eccessive e selettive. Centinaia di pagine risultano completamente oscurate senza spiegazione. Un’organizzazione di sorveglianza ha denunciato al Dipartimento di Giustizia che i file sono privi di comunicazioni tra alti funzionari dell’amministrazione Trump e il Dipartimento stesso. NPR ha documentato che almeno 37 file risultano mancanti dalla banca dati pubblica.
Il rappresentante Thomas Massie, promotore della legge sulla trasparenza, ha definito la vicenda “più grande del Watergate”. Il rappresentante Jamie Raskin ha accusato il Dipartimento di Giustizia di insabbiamento. Membri del Congresso di entrambi i partiti hanno avuto accesso a una stanza protetta presso il Dipartimento per consultare i file non censurati: diversi hanno dichiarato che il contenuto “sorprenderebbe l’opinione pubblica” e che molti documenti sono direttamente collegati al Presidente.
I file Epstein restano una vicenda aperta. Il rilascio dei documenti ha sollevato più domande di quante ne abbia risolte — e la distanza tra ciò che è stato reso pubblico e ciò che resta protetto nelle stanze del Dipartimento di Giustizia continua a essere, essa stessa, una risposta.
Fonti
Epstein Library — U.S. Department of Justice
Epstein Files Transparency Act — Wikipedia
Massive trove of Epstein files released by DOJ — CBS News
What are the latest developments in the Jeffrey Epstein case? — NPR
Epstein files fallout: muted US response vs political reckoning in Europe — Al Jazeera
Epstein files: the arrests and the resignations — Al Jazeera
Former British ambassador released on bail after arrest in Epstein investigation — NBC News
DOJ removed, withheld Epstein files related to accusations about Trump — NPR
Epstein files trigger fallout in Europe, less so in U.S. — NPR
The Epstein files are rocking Britain from the palace to Parliament — CNN
What 3 million new documents tell us about Trump’s ties to Jeffrey Epstein — CNN
A guide to the Epstein files: Will any new charges result? — Christian Science Monitor
Senators seek probe of DOJ over release and redaction — CNBC
Starmer warned of ‘reputational risks’ over Mandelson’s Epstein ties — TIME
DOJ OIG Report on Epstein custody and supervision at MCC New York
Epstein files reveal deeper ties to scientists than previously known — Nature

