L’Europa ha un problema che nessun documento della transizione aveva messo in conto: produce troppa elettricità pulita e non sa che farsene. Secondo le stime circolate nelle ultime settimane, nei prossimi mesi circa 40 terawattora di energia rischiano di andare perduti nel continente — una quantità sufficiente ad alimentare per un anno l’intera area metropolitana di Londra, in crescita di un quarto rispetto al 2025.
Nello stesso momento, a fine giugno, il Belgio ha registrato una tariffa di mille euro al megawattora. Abbondanza che si spreca da una parte, prezzi da economia di guerra dall’altra. I due fatti sembrano contraddirsi. In realtà sono le due facce dello stesso errore di progettazione.
Curtailment delle rinnovabili: cosa significa e perché gli impianti si spengono
Il curtailment — in italiano, il taglio della produzione — è la pratica con cui gli operatori spengono pannelli e turbine quando l’elettricità generata supera quella che la rete riesce ad assorbire. Accade soprattutto nelle ore centrali delle giornate di sole, quando il fotovoltaico inonda un sistema che non ha dove immagazzinare né come trasportare quell’energia.
I numeri descrivono un fenomeno ormai strutturale. In Spagna, nel primo trimestre del 2026, è stato tagliato circa il 16 per cento della produzione solare: il doppio rispetto a un anno prima. Nel 2025 il solo taglio volontario — quello deciso dagli operatori per non vendere in perdita — ha superato i 4 terawattora, concentrati per oltre l’80 per cento tra Germania, Francia e Paesi Bassi.
La radice è dimensionale: il solare europeo ha superato i 490 gigawatt di potenza installata, più del gas, del carbone e del nucleare, e quest’anno potrebbero aggiungersene altri ottanta. L’offerta è cresciuta a una velocità che la rete, semplicemente, non regge.
Prezzi negativi dell’elettricità: quando produrre diventa un costo
Il secondo sintomo sono i prezzi negativi dell’elettricità: ore in cui l’offerta supera talmente la domanda che i produttori arrivano a pagare pur di immettere energia in rete. Nel primo trimestre del 2026 i mercati del giorno prima dell’Unione hanno contato 1.223 ore sotto lo zero, più del doppio delle 593 dello stesso periodo del 2025. In primavera, in Germania e Francia, le punte hanno toccato quota meno 500 euro al megawattora.
Chi immagina che tutto questo si traduca in bollette leggere si sbaglia. L’elettricità regalata a mezzogiorno non arriva alle famiglie la sera, quando il sole cala e la domanda sale: in quelle ore il prezzo lo fanno le fonti di riserva, quasi sempre il gas. Il sistema oscilla così tra lo spreco e il rincaro, senza mai fermarsi sull’equilibrio.
Il caso Belgio: mille euro a megawattora senza l’atomo
È esattamente ciò che è accaduto a Bruxelles — non alla Commissione, questa volta, ma alla Nazione che la ospita. Il Belgio ha scelto di rinunciare al nucleare, privandosi dell’unica fonte capace di garantire un carico di base stabile e a costi marginali bassi. Risultato: quando sole e vento mancano, la formazione del prezzo scivola interamente sulle fonti fossili, e a fine giugno la tariffa è arrivata a mille euro al megawattora.
Non è un incidente: è la controprova. Un sistema elettrico costruito solo su fonti intermittenti non ha ammortizzatori. Quando produce troppo, spreca; quando produce poco, strozza famiglie e imprese.
La Spagna corregge la rotta
Lo ha capito Madrid, che pure era la Nazione europea più avanti nello sfruttamento di sole e vento. Di fronte a tagli di produzione raddoppiati e a una rete sotto stress — con il precedente del grande blackout iberico ancora fresco — il governo spagnolo ha annunciato un maggior ricorso alle centrali a gas e a quelle atomiche per stabilizzare l’offerta. Chi aveva fatto delle rinnovabili una bandiera oggi riscopre, nei fatti, che senza una base programmabile la bandiera non sta in piedi.
Chi paga il conto: il consumatore, due volte
Il paradosso ha un costo preciso e ricade sempre sullo stesso soggetto. Il consumatore europeo paga una prima volta con i sussidi che hanno finanziato il boom degli impianti, e una seconda quando i produttori vengono compensati per spegnerli su ordine dei gestori di rete. Nel solo 2024 la gestione delle congestioni è costata al continente circa 9 miliardi di euro, mentre 72 terawattora di energia — in gran parte pulita — sono rimasti inutilizzati. Il Regno Unito, da solo, ha bruciato l’anno scorso quasi un miliardo e mezzo di sterline tra turbine ferme e centrali a gas accese in sostituzione.
A ciò si aggiunge la cosiddetta cannibalizzazione solare: più impianti entrano in rete, più i prezzi crollano nelle ore di sole, meno rendono gli investimenti. Le nuove installazioni, per la prima volta dopo anni di corsa, sono attese in calo.
La rete che l’Unione ha dimenticato
Dietro tutto questo c’è una responsabilità politica che i rapporti tecnici fotografano senza nominarla. Circa il 40 per cento delle infrastrutture di rete europee ha più di quarant’anni: è stata progettata per poche grandi centrali, non per milioni di impianti diffusi. Bruxelles ha pianificato l’offerta per obiettivi e scadenze — tot gigawatt entro tot anno — trascurando la fisica del sistema: le reti che trasportano, gli accumuli che conservano, il carico di base che stabilizza.
Non è un fallimento delle rinnovabili, che restano un pilastro necessario del mix. È il fallimento di una pianificazione che ha scambiato gli obiettivi per la realtà e ha lasciato alle Nazioni il conto delle proprie astrazioni.
La lezione per l’Italia
Per l’Italia la vicenda ha un valore che va oltre la cronaca. La legge delega sul nucleare sostenibile, ora all’esame del Senato, nasce esattamente per evitare lo scenario belga: un mix che affianca alle rinnovabili una quota di atomo tra l’11 e il 22 per cento della domanda elettrica, capace di dare al sistema il carico di base che oggi manca. Ed è la stessa logica che abbiamo documentato analizzando lo spread energetico italiano e la vulnerabilità delle nostre rotte di approvvigionamento.
La sovranità energetica non si misura solo in gigawatt installati: si misura nella capacità di produrre, trasportare e governare l’energia quando serve, dove serve. L’Europa delle Nazioni che coopera su reti e tecnologie è la strada; l’Unione che pianifica per slogan e presenta il conto ai cittadini è il vicolo cieco. Il Belgio, con la sua bolletta da mille euro a megawattora, lo ha appena dimostrato a spese proprie.
Fonti
- Internazionale – Gli sprechi delle rinnovabili europee
- Energia Oltre – Perché il boom di energia solare in Europa sta provocando uno spreco di elettricità
- Rivista Energia – Europa, tra prezzi negativi e tagli obbligati alle rinnovabili
- Elettricità Futura – Cresce il taglio commerciale delle rinnovabili in Europa nel 2025
- Euronews – Regno Unito, energia gratis alle famiglie invece di fermare l’eolico

