497 Visualizzazioni
Europa

Elezioni Svezia, testa a testa: Andersson avanti di tre seggi, arretra Åkesson

Bruno Bindel

Scarto di 28mila voti, definitivo mercoledì. I socialdemocratici vincono col peggior risultato in un secolo, i Democratici Svedesi perdono tre punti ma il programma che ha vinto è il loro

Riassunto dell'articolo

Alle elezioni in Svezia del 13 settembre 2026 il centrosinistra di Magdalena Andersson è avanti di tre seggi (176 contro 173) con uno scarto di 28.600 voti; risultato definitivo atteso il 16 settembre. I Socialdemocratici sono primo partito al 28,1% ma registrano il peggior risultato in un secolo; i Democratici Svedesi calano al 17,6% (−3 punti) restando terza forza. L'articolo sostiene che la lettura della "sconfitta dell'ultradestra" è fuorviante: il programma vincente di Andersson conferma integralmente la politica migratoria dell'accordo di Tidö (asilo −96% dal 2015, espulsioni facilitate, sussidio al rimpatrio), il calo di SD è un travaso interno al blocco di destra causato dal referendum sull'ingresso al governo, e un esecutivo a quattro partiti con maggioranza di tre seggi eredita l'agenda della destra senza averne la coesione.

Punti chiave
  • Sky TG24 — Risultati elezioni Svezia, testa a testa con centrosinistra avanti
  • Euronews — Elezioni in Svezia: centrosinistra di Andersson in vantaggio di pochi…
  • AGI — Elezioni Svezia, Andersson in vantaggio
  • Il Post — Alle elezioni in Svezia il centrosinistra è in leggerissimo…

I risultati delle elezioni in Svezia 2026 dicono una cosa sola con certezza: nessuno ha vinto. Con il 94 per cento delle sezioni scrutinate, il blocco di centrosinistra guidato da Magdalena Andersson è accreditato di 176 seggi su 349, contro i 173 della coalizione uscente di Ulf Kristersson. Lo scarto tra i due schieramenti è di 28.600 voti. Il conteggio dei voti dall’estero, quest’anno a livelli record, non arriverà prima di mercoledì 16 settembre.

CREAZIONE SITI WEB
CREAZIONE SITI WEB

Eppure da ieri sera i titoli dei giornali europei raccontano un’altra storia: la sconfitta dell’ultradestra, il cordone sanitario che tiene, la lezione a chi apre le porte ai nazionalisti. Paolo Gentiloni l’ha riassunta in una frase: aprire all’estrema destra non funziona. È una lettura comoda. I numeri dicono il contrario.

Chi ha perso davvero le elezioni in Svezia

Partiamo dal dato che nessuno mette in prima pagina. I Socialdemocratici di Andersson si confermano primo partito con il 28,1 per cento. È il peggior risultato del partito in oltre un secolo. Perdono circa due punti rispetto al 2022, e il 2022 era già stato un anno nero.

I Democratici Svedesi di Jimmie Åkesson scendono al 17,6 per cento, tre punti sotto il 20,5 di quattro anni fa. È il primo arretramento dal loro ingresso in Parlamento nel 2010, e questo va detto. Ma restano la terza forza della Nazione, davanti a Sinistra, Centro, Cristiano-democratici, Verdi e Liberali messi in fila. Il partito che i giornali danno per sconfitto ha più voti di ciascuno dei tre alleati che dovrebbero sostenere il governo Andersson.

I Moderati di Kristersson salgono al 19,9 per cento e riprendono il secondo posto che i sondaggi assegnavano agli SD. Il campo di destra, nel suo insieme, tiene al 49,1 per cento. Chiamarla disfatta richiede una certa fantasia.

Il programma che ha vinto è quello dell’accordo di Tidö

La domanda giusta non è chi governerà, ma con quale politica. E qui il verdetto delle urne è netto. Dal 2022 i Democratici Svedesi hanno sostenuto dall’esterno il governo di minoranza di Kristersson, dettandone l’agenda attraverso l’accordo di Tidö. Il bilancio di quei quattro anni è misurabile.

Le domande di asilo sono passate dalle 163mila del 2015 alle 6.700 del 2025, un calo del 96 per cento. Solo il 23 per cento è stato accolto, meno della metà della media europea. La residenza permanente per i rifugiati è stata abolita, il ricongiungimento familiare reso più difficile, la quota di reinsediamento tagliata da 5mila a 900 posti l’anno. Dal 2025 basta un reato superiore a una multa per l’espulsione. Da gennaio 2026 lo Stato offre fino a 350mila corone a chi ha un permesso extra-UE e decide di tornare a casa. I morti per arma da fuoco, la piaga delle guerre tra bande, sono calati del 75 per cento.

Ora leggiamo il programma con cui Andersson ha vinto. C’è scritto, testualmente, che la politica rigorosa in materia di immigrazione del governo Kristersson rimarrà invariata. I Socialdemocratici hanno fatto campagna promettendo di non toccare l’eredità di Tidö e di continuare la guerra alle bande. Hanno vinto, di tre seggi, presentandosi come i custodi più affidabili di una linea che quattro anni fa chiamavano estremismo.

Questo è il punto che la stampa europea non vuole scrivere. Quando un partito impone i suoi temi al punto che l’avversario li adotta per sopravvivere, quel partito può perdere tre punti alle urne. Ma ha già vinto la partita che contava. Il tema immigrazione è scivolato al quarto posto tra le priorità degli elettori svedesi non perché sia sparito, ma perché su quel fronte tutti i partiti dicono la stessa cosa.

Perché i Democratici Svedesi hanno perso tre punti

Il calo di Åkesson ha una spiegazione più semplice di un riflusso dell’elettorato. Kristersson ha promesso, prima del voto, ministeri chiave ai Democratici Svedesi in caso di vittoria. Ha trasformato le elezioni in un referendum sull’ingresso dell’ultradestra nell’esecutivo. E un referendum così mobilita due cose: la sinistra, che ha fatto file di quattro ore ai seggi con gli appelli di Greta Thunberg e di Benny Andersson degli Abba, e il voto utile dentro il campo di destra.

Gli elettori moderati che nel 2022 avevano votato SD per forzare la mano sui temi hanno votato Kristersson nel 2026 perché quei temi erano ormai al governo. I tre punti persi da Åkesson sono, in buona parte, i due punti guadagnati dai Moderati. Il travaso è interno al blocco. Il blocco non si è ristretto.

C’è poi un fattore che riguarda tutti i partiti al governo in Europa dal 2022: quattro anni di inflazione, caro energia e bollette. La campagna svedese si è giocata su sanità e costo della vita. Su quei terreni chi sostiene l’esecutivo paga, chiunque sia. È successo alla CDU in Sassonia-Anhalt, dove il cordone sanitario ha prodotto un vincitore senza governo, come abbiamo raccontato nell’analisi su l’AfD al 44 per cento e il conto presentato a Berlino. In Svezia la stessa stanchezza si è scaricata sull’alleato esterno.

Il governo Andersson e la fragilità del cordone

Andersson si è detta pronta a trattare con tutti tranne che con i Democratici Svedesi. È la ricostruzione del cordone sanitario che Kristersson aveva smantellato nel 2022, e di cui avevamo descritto l’arretramento in tutta Europa nel Fondo su il muro di fuoco che si spegne sotto la spinta dei popoli. Ma il prezzo del cordone si vede subito.

Un governo Andersson avrebbe bisogno di quattro partiti: Socialdemocratici, Centro, Verdi e Sinistra. Maggioranza di tre seggi, se confermata. Il Centro è il partito che fino al 2018 stava nel blocco borghese. Verdi e Sinistra sono favorevoli a una politica migratoria più aperta, esattamente il contrario di ciò che Andersson ha promesso agli elettori. La stessa contraddizione che ha logorato il governo Löfven nella scorsa legislatura è pronta a ripartire.

Kristersson ha già detto che rispetterà il tentativo di Andersson. Ma ha anche detto la verità: formare il governo sarà complicato. Il presidente del Riksdag aprirà le consultazioni dopo il conteggio definitivo e lo stesso Andersson ha parlato di settimane, forse mesi. Nel 2018 la Svezia restò 134 giorni senza governo per la stessa aritmetica.

Cosa dice la Svezia all’Europa

Il voto svedese arriva una settimana dopo la Sassonia-Anhalt e sei giorni prima di Berlino, dove il 20 settembre l’AfD si presenta come primo partito nei sondaggi della capitale. È naturale che a Bruxelles e nelle redazioni si cerchi un segnale in controtendenza. Ma i due voti dicono la stessa cosa, letta da angoli diversi.

In Germania il cordone produce uno stallo: il partito più votato non governa, e il governo non ha maggioranza. In Svezia il cordone produce una maggioranza di tre seggi, a quattro partiti, con un programma di immigrazione scritto dagli avversari. In entrambi i casi la forza che i giornali definiscono estrema ha stabilito di cosa si discute e come. La differenza è solo chi firma i decreti.

Per la destra europea la lezione svedese non è che aprire ai nazionalisti fa perdere. È che una volta che i tuoi temi diventano senso comune, il voto si redistribuisce dentro il campo e tra i partiti che quei temi li hanno fatti propri. Chi ha imposto l’agenda deve trovare la prossima. È il problema che Åkesson ha davanti. Non è il problema di chi ha perso.

La Svezia non ha voltato le spalle alla destra. Ha voltato le spalle a un governo dopo quattro anni di crisi del costo della vita, e ha chiesto a chi arriva di non toccare quello che quel governo ha fatto. Se questa è la sconfitta dell’ultradestra, molti partiti in Europa se la augurerebbero.

Fonti

Tag: , , ,
Scritto da
Bruno Bindel
Sostieni il giornalismo indipendente
Il tuo contributo ci permette di continuare a informarti liberamente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per rimanere aggiornato/a iscriviti al nostro canale WhatsApp
Iscriviti al Canale