Le elezioni in Meclemburgo 2026: AfD primo partito, la CDU sulla soglia
Le elezioni in Meclemburgo-Pomerania Anteriore del 20 settembre 2026 consegnano all’AfD il primo posto anche nel Land del Baltico. Secondo la proiezione ZDF delle 21:05, il partito di Leif-Erik Holm è al 37,9%. La SPD della ministra-presidente Manuela Schwesig si ferma al 35,7%.
Cinque anni fa i rapporti erano opposti: SPD al 39,6%, AfD al 16,7%. L’AfD ha più che raddoppiato i voti ed è ora primo partito in tre Landtag dell’Est, dopo Turingia e Sassonia-Anhalt.
Il dato che pesa di più è però un altro. La CDU di Daniel Peters è esattamente al 5%. La proiezione ARD delle 21:30 la dà al 4,9%. Per la prima volta dalla fondazione della Repubblica Federale, il partito del cancelliere rischia di restare fuori da un parlamento regionale.
Peters lo ha detto dal palco: «una serata amarissima, un risultato catastrofico». Ha parlato di «lotta per la sopravvivenza». Non è retorica. La Linke è al 6,5%, i Verdi al 5,5%, il BSW di Sahra Wagenknecht al 4,9%, la FDP all’1%.
Schwesig resta, ma senza maggioranza
Schwesig ha rivendicato il risultato come «un segnale forte» per una «governo democratico stabile» e ha annunciato che continuerà a guidare il Land. Il punto è con chi.
Su 71 seggi la maggioranza è a 36. La proiezione ZDF assegna 30 seggi all’AfD, 28 alla SPD, 5 alla Linke, 4 alla CDU e 4 ai Verdi. Il governo uscente SPD-Linke non ha più i numeri. Servono tre partiti: SPD, Linke e Verdi, oppure SPD, CDU e Verdi, oppure SPD, Linke e CDU.
Se la CDU non entra nel Landtag, il quadro si semplifica in modo brutale. Rosso-rosso-verde diventa possibile e l’AfD resta l’unica opposizione. Un Land in cui il 38% degli elettori è rappresentato da un solo gruppo parlamentare, e il 62% da tutti gli altri insieme.
Holm ha detto che l’AfD «vuole poter governare, se possibile» e si aspetta apertura dagli altri partiti. Non arriverà. Ma il capolista Enrico Schult ha vinto il collegio uninominale della Seenplatte con il 54,1% dei voti diretti, contro il 27,4% della candidata SPD. Non è un voto di protesta. È un voto di appartenenza.
Berlino: la Linke primo partito nella capitale
A Berlino il segno è opposto e la lezione è la stessa. La proiezione ZDF delle 19:32 mette la Linke al 25,5%, la CDU del sindaco uscente Kai Wegner al 19,9%, i Verdi al 15,3%, l’AfD al 14,3%, la SPD all’11,9%. Il BSW oscilla intorno alla soglia, tra il 5 e il 4,8%.
Elif Eralp, candidata della Linke, può diventare la prima sindaca della capitale espressa dal partito erede della SED. Ha parlato di «storia scritta insieme». La coalizione CDU-SPD perde la maggioranza. Per governare servono tre partiti, e Linke, Verdi e SPD insieme superano il 52%.
Il crollo più duro è quello socialdemocratico. Steffen Krach, candidato SPD, ha detto che il suo partito «era il partito di Berlino» e non lo è più. Il peggior risultato dalla riunificazione, nella città che la SPD ha governato per decenni. Il segretario federale Tim Klüssendorf ha parlato di «sentimenti misti»: successo a Schwerin, «estrema delusione» a Berlino.
La CDU nazionale dopo tre domeniche
Il conto di settembre per la CDU è questo. In Sassonia-Anhalt, come abbiamo raccontato con l’AfD al 44% e la rivolta del popolo dell’Est, il partito è passato dal 37,1% al 17,2%. In Meclemburgo è al 5%. A Berlino è secondo con il 19,9%, e il candidato Stefan Evers ha dovuto presentare come «buon risultato» l’aver perso meno del previsto.
Merz è arrivato alla Konrad-Adenauer-Haus, ha parlato per pochi minuti e ha ripetuto la formula: le riforme non piacciono all’inizio, ma vanno fatte, e lui se ne assume la responsabilità. Poi ha lasciato la sede. La segretaria generale Franziska Hoppermann ha dovuto pronunciare la frase che nessun segretario vorrebbe dire ad alta voce: «il cancelliere resterà il cancelliere».
I ministri-presidenti CDU sono usciti in silenzio. Sven Schulze, ancora per poco a Magdeburgo, ha chiesto ai cronisti di lasciarlo passare con un «oggi no». Karl-Josef Laumann ha ammesso che «tutti al centro hanno lo stesso problema con gli estremi». Il presidium ha firmato giovedì un patto di stabilità interna. Dura fino alla prossima prova: il Nord Reno-Vestfalia, aprile 2027.
Il cordone sanitario svuota chi lo regge
Da mesi questo giornale sostiene una tesi semplice: escludere un partito dal governo mentre cresce non lo indebolisce, indebolisce chi lo esclude. Il voto di stasera la conferma su due fronti diversi.
In Meclemburgo la Brandmauer ha funzionato: l’AfD non governerà. Il prezzo è che la CDU, cioè il partito che a livello federale garantisce il muro, è stata cancellata dalla scheda. Gli elettori conservatori dell’Est hanno capito che votare CDU serve a costruire coalizioni con Linke e Verdi. Hanno votato l’originale.
A Berlino il muro non serviva, l’AfD non era in corsa per il primo posto. Il risultato è che a vincere è l’altro estremo. Il centro moderato, CDU e SPD insieme, vale meno di un terzo dei voti nella capitale della Nazione. La polarizzazione premia chi ha una posizione riconoscibile e punisce chi ne ha una di mediazione.
Alice Weidel ha detto stasera che l’AfD è «la nuova Volkspartei, arrivata nel centro della popolazione». È un’affermazione che in Sassonia-Anhalt e in Meclemburgo i numeri rendono difficile da contestare. Nel frattempo, come abbiamo scritto analizzando la resa di Merz e l’ipotesi del bando, la risposta del cancelliere alla sconfitta di Magdeburgo è stata valutare procedure eccezionali contro il partito vincitore. Dopo stasera, quella strada porta un partito del 5% a chiedere la messa al bando di un partito del 38%.
Cosa cambia per Merz e per Bruxelles
Merz ha il 14% di consensi dopo sedici mesi. Ha perso il suo Land natale nella percezione pubblica prima ancora che nelle urne. La coalizione con la SPD regge perché nessuno dei due ha alternative, e questa è la definizione di un governo debole.
Per Bruxelles il segnale è lo stesso che avevamo letto a luglio, guardando al calendario elettorale tedesco: il cancelliere che dovrebbe guidare il riarmo europeo e la linea dura verso Mosca non controlla più l’Est della propria Nazione. La Germania che vota a Schwerin e a Magdeburgo chiede Nord Stream, negoziato e confini. Quella che vota a Berlino chiede lo stop alle riforme sociali. Nessuna delle due chiede quello che Merz promette all’UE.
Il risultato definitivo di Magdeburgo arriva martedì 22 settembre. Quello di stasera è già chiaro. In Germania esiste ancora una destra di governo, ma non si chiama più CDU.
Fonti
ZDFheute – Wahl in Mecklenburg-Vorpommern & Berlin live: Hochrechnung
ZDFheute – Enges Rennen zwischen AfD und SPD
NZZ – Wahlen in Berlin und Mecklenburg-Vorpommern, Live-Ticker
Al Jazeera – Far left wins in Berlin, far right in Germany’s northeast

