Le elezioni tedesche di settembre 2026 si giocano in due domeniche. Il 6 settembre vota la Sassonia-Anhalt, il 20 settembre vota Berlino. Due urne a quattordici giorni di distanza, due contesti che non potrebbero essere più diversi — un Land orientale di due milioni di abitanti e la capitale da quasi quattro milioni — e un unico protagonista: Alternative für Deutschland, che nel primo caso punta a governare da sola e nel secondo è appena diventata, per la prima volta, il primo partito nei sondaggi.
Per capire perché queste due date contano più di qualsiasi altro appuntamento politico europeo dell’autunno, bisogna guardare i numeri. E poi bisogna guardare oltre i numeri.
Sassonia-Anhalt: la matematica della maggioranza assoluta
I sondaggi in Sassonia-Anhalt raccontano una situazione senza precedenti nella storia della Repubblica Federale. L’ultima rilevazione Insa per Focus Online assegna all’AfD il 41 per cento, con la CDU del presidente uscente Sven Schulze ferma al 24 e la Linke al 14. La media ponderata degli istituti conferma il quadro: AfD sopra il 41, CDU sotto il 25, SPD in caduta libera attorno al 6 per cento, con Verdi, liberali e BSW tutti sotto la soglia di sbarramento del 5 per cento.
Ed è proprio qui che la matematica diventa politica. Il sistema tedesco esclude dal Landtag chi non supera il 5 per cento, e ridistribuisce i seggi tra chi resta. Se SPD, Verdi, FDP e BSW dovessero mancare l’ingresso in parlamento — e oggi tutti e quattro ballano attorno alla soglia — il 41 per cento dell’AfD si tradurrebbe in una maggioranza assoluta dei seggi. Un partito solo al governo di un Land: non accadeva nemmeno ai tempi d’oro della CDU e della SPD.
Lo scenario alternativo non è meno significativo. Se la soglia salvasse la SPD, alla CDU non resterebbe che un governo di minoranza con i socialdemocratici, in piedi solo grazie all’astensione della Linke — la stessa architettura fragile che già regge la vicina Sassonia. Una coalizione di tutti contro uno, costruita per escludere il partito che ha preso il doppio dei voti del secondo classificato.
Chi è Ulrich Siegmund
Il candidato che l’AfD schiera per la presidenza del Land ha 35 anni, siede nel Landtag di Magdeburgo dal 2016 e guida il gruppo parlamentare dal 2022. Ulrich Siegmund è il volto della generazione che ha trasformato il radicamento orientale del partito in una macchina di comunicazione: sui social è tra le figure più seguite dell’intero panorama politico tedesco, e al congresso regionale di Magdeburgo ha ottenuto il 98,3 per cento dei consensi interni.
Il suo programma — 150 pagine presentate in aprile — punta su rimpatri, taglio dei fondi alle emittenti pubbliche giudicate ostili, scuola sottratta all’ideologia e sostegno alla cultura patriottica. I media tedeschi lo descrivono come radicale; i suoi elettori, a giudicare dai numeri, lo descrivono come maggioranza. È esattamente questa distanza tra rappresentazione mediatica e rappresentanza reale il dato politico che il 6 settembre metterà alla prova.
Perché Magdeburgo conta più di Magdeburgo
Un governo regionale guidato dall’AfD non sarebbe un fatto locale. Cambierebbe la composizione del Bundesrat, la camera dei Länder che partecipa alla legislazione federale. Costringerebbe le amministrazioni degli altri quindici Land a cooperare istituzionalmente con un esecutivo che il sistema politico tedesco ha trattato per anni come un corpo estraneo. E soprattutto demolirebbe l’ultimo argomento del cordone sanitario: l’idea che l’AfD si possa escludere perché non rappresenta una maggioranza reale.
Il Brandmauer, il “muro tagliafuoco” eretto dalla CDU contro qualsiasi collaborazione, ha già mostrato le sue conseguenze nei Länder occidentali: come abbiamo documentato dopo il doppio voto di marzo in Baden-Württemberg e Renania-Palatinato, l’esclusione non ha contenuto la crescita del partito ma l’ha alimentata, producendo coalizioni forzate e parlamenti bloccati. In Sassonia-Anhalt quel meccanismo arriva al punto di rottura: o il muro cede, o cede l’aritmetica.
Berlino: la capitale non era mai stata contendibile
Il secondo appuntamento è, se possibile, ancora più simbolico. Il 20 settembre Berlino rinnova l’Abgeordnetenhaus, il parlamento della città-stato, e per la prima volta un sondaggio rappresentativo — Insa per il portale Nius — colloca l’AfD in testa con il 19 per cento, davanti a CDU e Linke appaiate al 18.
Berlino non è la Sassonia-Anhalt. È la città della riunificazione, la capitale a tradizione progressista dove l’AfD ha sempre faticato a sfondare. Ma è anche la città del grande blackout elettrico di gennaio, gestito così male sul piano della comunicazione da costringere il sindaco cristiano-democratico Kai Wegner a rinunciare alla ricandidatura il 10 luglio. È la città dell’emergenza abitativa, cavallo di battaglia di una Linke in forte crescita. Ed è una città dove, per la prima volta, voteranno anche i sedicenni.
Il quadro che ne esce è una frammentazione estrema: quattro partiti racchiusi in pochi punti percentuali, nessuna coalizione ovvia, e i due poli “anti-sistema” — AfD da destra con la candidata Kristin Brinker, Linke da sinistra — che si spartiscono il malcontento verso la coalizione nero-rossa uscente, la stessa formula che governa a livello federale con il cancelliere Friedrich Merz.
Il contesto federale: un cancelliere sotto assedio
Le due elezioni di settembre non si svolgono nel vuoto. A livello nazionale l’AfD è ormai stabilmente prima o co-prima nei sondaggi federali, sopra il 26 per cento, mentre la coalizione tra CDU e SPD guidata da Merz perde consenso su entrambi i fianchi: a destra per le promesse mancate su immigrazione e fisco, a sinistra per una SPD ridotta ai minimi storici. Il quadro che avevamo descritto a maggio — un cancelliere eletto per la svolta e prigioniero del compromesso — si è solo aggravato.
In questa cornice, settembre funziona come un doppio referendum. Il 6, la Germania orientale dirà se l’AfD è pronta a governare. Il 20, la capitale dirà se il fenomeno ha raggiunto anche il cuore simbolico della Repubblica. Due risposte affermative aprirebbero una fase politica inedita per la Germania del dopoguerra — e per un’Europa in cui i governi di Roma, Praga e Budapest osservano da tempo ciò che a Berlino ci si ostina a non voler vedere: quando un quinto, un quarto o due quinti di una Nazione votano nello stesso modo per anni, il problema non è più l’elettorato. È chi continua a chiamarlo emergenza.
Fonti
- ANSA – L’AfD vola a Berlino, per la prima volta avanti nei sondaggi
- t-online – Umfrage in Sachsen-Anhalt: AfD bei 41 Prozent
- PolitPro – Sondaggi elettorali Sassonia-Anhalt 2026
- Il Sole 24 Ore – AfD sfonda la soglia del 40% nei sondaggi in Sassonia-Anhalt
- il Mitte – Elezioni di Berlino 2026: tutto quello che c’è da sapere
- Wikipedia – 2026 Berlin state election
- Il Politico Web – AfD avanza a Ovest: la Germania che Merz finge di non vedere
- Il Politico Web – AfD primo partito in Germania al 28%
- Il Politico Web – Germania, l’AfD prima nei sondaggi: i numeri in Sassonia
- Il Politico Web – AfD riabilitata dalla giustizia

