Un drone abbattuto in Lettonia da due caccia italiani. È accaduto nella notte tra il 13 e il 14 agosto, e per la prima volta in questa guerra piloti della Nazione hanno premuto il grilletto. Il bersaglio, secondo le forze armate lettoni, era un velivolo senza pilota «probabilmente ucraino». Un dettaglio che dovrebbe far riflettere più di mille analisi: il primo colpo italiano del conflitto non è stato sparato contro un mezzo russo, ma contro un drone dell’alleato che l’Occidente arma da quattro anni.
Cosa è successo nei cieli della Lettonia
L’allarme scatta la sera di giovedì 13 agosto. I sistemi di difesa lettoni rilevano un oggetto non identificato in avvicinamento e le autorità invitano la popolazione di cinque regioni a cercare riparo. Dalla base della missione Baltic Air Policing decolla in emergenza una coppia di Eurofighter italiani.
I piloti raggiungono l’obiettivo in pochi minuti, lo identificano come drone militare privo di comunicazioni e ricevono l’ordine di ingaggio. Il velivolo viene colpito e precipita in un’area boschiva della regione di Balvi, nel nord-est della Lettonia, a ridosso del confine russo. L’allerta viene revocata alle 4.50 del mattino.
«Probabilmente ucraino»: la ricostruzione di Riga
Secondo lo Stato Maggiore lettone, il drone sarebbe di fabbricazione ucraina, impegnato negli attacchi notturni di Kiev contro obiettivi nella Russia nordoccidentale, e sarebbe finito fuori rotta a causa dell’attività di guerra elettronica russa sulla regione. Una ricostruzione plausibile — le interferenze russe sui sistemi di navigazione nel Baltico sono documentate da anni — ma che resta, allo stato, la versione di una sola parte, non verificabile in modo indipendente. La posizione del relitto è nota alle autorità lettoni, che però non l’hanno resa pubblica.
La ministra degli Esteri Baiba Braze ha ringraziato «gli alleati italiani» per il contributo alla difesa dei cieli baltici. Cortesie diplomatiche a parte, resta il fatto nudo: un drone di un Paese belligerante è penetrato nello spazio aereo dell’Alleanza, e a fermarlo sono stati uomini e mezzi della Nazione.
Il primo colpo italiano di questa guerra
Non era mai accaduto. Quattro anni di forniture, sanzioni, vertici e dichiarazioni: ma mai un pilota italiano aveva aperto il fuoco in questo conflitto. Ora è successo, e non per una decisione del Governo o del Parlamento, bensì per un ordine di ingaggio maturato dentro la catena di comando atlantica, sulla base di una ricostruzione fatta da altri, su cause che nessuna autorità italiana può verificare.
E non è un episodio isolato: già a giugno i caccia dell’Alleanza avevano abbattuto un altro drone fuori rotta sopra la Lettonia. La guerra dei droni tra Kiev e Mosca tracima ormai regolarmente nei cieli del fianco orientale, trasformando ogni missione di pattugliamento in una potenziale miccia. Lo scenario che avevamo descritto analizzando il Suwałki Gap, il punto più vulnerabile d’Europa, non è più un’ipotesi da esercitazione: è la routine operativa dei nostri equipaggi.
Chi decide per la Nazione?
Le domande sono semplici e nessuno, a Roma, le sta ponendo. Kiev conduce attacchi in profondità sapendo che i suoi droni possono smarrirsi nei cieli dell’Alleanza: chi ha stabilito che questo rischio ricada sui piloti italiani? Se un velivolo del genere cadesse su un centro abitato, o se il prossimo ingaggio andasse storto, quale capitale si assumerebbe la responsabilità di una spirale che nessun elettore ha mai votato?
La Nazione spara, ma non controlla né i fatti né la narrazione. Questo, oggi, è il vero prezzo della presenza italiana nel Baltico. E meriterebbe almeno un dibattito parlamentare, prima che a deciderlo sia un altro drone fuori rotta.
Fonti
- ANSA – Caccia italiani abbattono in Lettonia un drone “probabilmente ucraino”
- TGcom24 – Lettonia, drone abbattuto dai caccia italiani: Riga ringrazia gli alleati
- Il Mattino – Drone ucraino abbattuto da caccia Eurofighter italiani
- QuiBrescia – Eurofighter italiani abbattono un drone ucraino fuori rotta in Lettonia

