Prendete una cartina d’Europa e seguite il filo. In Sassonia-Anhalt AfD viaggia sopra il 41 per cento nei sondaggi, e non è un errore di stampa. In Francia il Rassemblement National guarda all’Eliseo come a una questione di calendario. A Madrid governa un uomo che ha fatto dell’immigrazione una bandiera ideologica e delle frontiere un optional. E a Milano, dal palco della Versiliana, l’asse Vannacci-AfD ha appena prodotto il suo primo effetto concreto in Italia: un generale dei Carabinieri candidato a Palazzo Marino. La cartina dice una cosa sola: in Europa c’è una destra che decide. E poi c’è l’altra.
Il 41 per cento che nessuno vuole vedere
Vannacci l’ha citato lui stesso, sabato, augurandosi che Futuro Nazionale segua le orme dei tedeschi. Non è una battuta da palco: è una collocazione. FN siede con AfD nel gruppo Europa delle Nazioni Sovrane, un’alleanza che abbiamo analizzato nelle sue convergenze e nelle sue faglie, e da lì guarda un continente in cui la destra che non si scusa cresce ovunque venga demonizzata. Più cordone sanitario, più consenso: la Germania è ormai un esperimento di laboratorio a cielo aperto.
In Italia, intanto, il commento dominante resta lo stesso da mesi: “partito dello zero virgola”. Lo dicevano a febbraio. Lo dicono un po’ meno adesso, con i sondaggi che raccontano un’altra storia. La rimozione è una disciplina in cui i nostri analisti eccellono: hanno rimosso Brexit, hanno rimosso Trump due volte, ora si allenano sulla Sassonia-Anhalt.
L’arte italiana del bilancino
Poi c’è la destra che governa. Quella partita promettendo blocchi navali e arrivata a negoziare virgole a Bruxelles, con l’entusiasmo di un notaio. Ogni vertice europeo è una lezione di equilibrismo: si entra annunciando battaglie, si esce rivendicando “un primo passo importante”. Il compromesso, da strumento, è diventato mestiere. E il mestiere, alla lunga, si vede: l’elettore che chiedeva un argine si ritrova un tavolo di mediazione permanente, apparecchiato con posate d’argento e portate altrui.
È qui che la mossa milanese pesa più di quanto sembri. Mentre la coalizione di governo discute da un anno di nomi che non disturbino nessuno, Vannacci ha messo sul tavolo Carmelo Burgio, ex vicecomandante del GIS, la guerra ai Casalesi nel curriculum. Si può discutere tutto, ma non il metodo: nessuna pesatura romana, nessun tavolo, un nome. Il 18 agosto il generale terrà la prima conferenza stampa in Galleria San Babila, nel salotto della città, mentre i professionisti della trattativa sono ancora sotto l’ombrellone a consultarsi.
Madrid, capolinea dell’altra Europa
E per capire contro cosa si misura questa destra, basta guardare il capolinea opposto. Pedro Sánchez, assediato da scandali e processi, ha trasformato la politica migratoria in ideologia di sopravvivenza: porti aperti come virtù, frontiere come colpa, e ritorsioni sulla pelle degli italiani quando l’Europa non applaude. È l’immagine perfetta dell’immigrazionismo di Stato: più la nave affonda, più si alza la bandiera.
L’argine a tutto questo non lo costruiranno i comunicati stampa, né i “primi passi importanti” celebrati a ogni Consiglio europeo. Lo costruirà, se lo costruirà, la destra che ha smesso di chiedere permesso: quella che a Magdeburgo sfiora la maggioranza assoluta, a Parigi prepara il trasloco e a Milano si presenta con quarantanove anni di servizio alla Nazione invece che con un curriculum di correnti. Le due destre sono ormai riconoscibili a occhio nudo. Una firma compromessi. L’altra firma il futuro. I Rostri, da oggi, terranno il conto.
Fonti
- AGI – Vannacci: “Accordi con Futuro Nazionale a ridosso delle elezioni”
- Adnkronos – Comunali a Milano, Vannacci: “Il nostro candidato sindaco è Carmelo Burgio”
- Il Sole 24 Ore – Vannacci lancia Carmelo Burgio per Futuro Nazionale

