Cosa prevede il decreto e quanto dura
Il Consiglio dei ministri ha approvato il 18 marzo 2026 il decreto legge n. 33, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo stesso giorno ed entrato in vigore il 19 marzo. Il provvedimento riduce le accise su benzina e gasolio di 25 centesimi al litro (12 centesimi per il GPL) per venti giorni: la scadenza è fissata al 7 aprile 2026. In assenza di proroga, dall’8 aprile i prezzi torneranno ai livelli precedenti.
Il pacchetto include anche un credito d’imposta del 28% sulla spesa per gasolio degli autotrasportatori nel trimestre marzo-maggio 2026, un credito d’imposta del 20% per le imprese della pesca nello stesso periodo, e un sistema di vigilanza rafforzata sui prezzi per tre mesi, con obbligo di comunicazione giornaliera dei prezzi consigliati da parte delle compagnie petrolifere al MIMIT, pena sanzione dello 0,1% del fatturato.
Quanto costa e chi lo paga
Il taglio accise da solo vale 417,4 milioni di euro nel 2026, con ulteriori 6,1 milioni nel 2028. Sommando i crediti d’imposta per autotrasporto e pesca, il costo complessivo del decreto sale a 527,4 milioni di euro per l’anno in corso.
Questa spesa non viene coperta da nuove entrate né da fondi speciali: viene finanziata con tagli lineari ai ministeri. I contributi maggiori arrivano dal Ministero dell’Economia (127,5 milioni), dai Trasporti di Salvini (96,5 milioni) e dalla Salute di Schillaci (86 milioni). Seguono Interno (30 milioni), Istruzione (25,7 milioni), Università (25,4 milioni), Agricoltura (25,4 milioni), Esteri (25,1 milioni), Cultura (25 milioni). Ogni ministero cede una quota del proprio stanziamento per finanziare uno sconto di venti giorni alla pompa.
La logica è semplice e politicamente pesante: nel 2026, il prezzo del carburante viene calmierato tagliando altri stanziamenti pubblici. Chi guida risparmia 25 centesimi al litro per tre settimane. Chi ha bisogno di ospedali, scuole, infrastrutture paga la differenza nell’anno.
Perché il taglio dura solo 20 giorni e non si può prolungare
La domanda più cercata dagli italiani è questa: perché solo venti giorni? La risposta è matematica prima ancora che politica.
Il taglio da 25 centesimi costa circa 417 milioni per venti giorni. Prolungarlo a due mesi costerebbe oltre un miliardo e mezzo. Prolungarlo a un anno significherebbe rinunciare a circa 9 miliardi di gettito fiscale — senza nuove coperture. Con il Brent stabilmente sopra 100 dollari al barile e gli analisti che prevedono prezzi elevati almeno fino a maggio-giugno 2026, la pressione sui carburanti non è destinata a scomparire entro il 7 aprile.
Il governo non può prolungare strutturalmente perché l’Italia genera oltre 25 miliardi di euro annui di gettito dalle accise sui carburanti: si tratta di una delle voci di entrata fiscale più stabili e facilmente esigibili del bilancio pubblico. Rinunciarvi — anche parzialmente — richiederebbe tagli ben più drastici ad altri capitoli di spesa o nuovi strumenti di debito, in un contesto di sorveglianza da parte della Commissione europea sui conti pubblici.
Anche il precedente del 2022 non è incoraggiante: il governo Draghi mantenne un taglio simile per mesi, con una spesa che si avvicinava al miliardo al mese. L’Ufficio parlamentare di bilancio ha rilevato che a beneficiarne furono principalmente le famiglie con redditi più alti, quelle che consumano più carburante. L’inflazione non si fermò.
Come funziona davvero la tassa sulla tassa
Il meccanismo delle accise sui carburanti in Italia è meno conosciuto di quanto sembri, e capirlo è essenziale per valutare il decreto.
Il prezzo alla pompa si compone di tre blocchi: il costo industriale (greggio, raffinazione, logistica), le accise (imposta fissa per litro, indipendente dal prezzo del petrolio), e l’IVA al 22%. Il punto critico è che l’IVA si calcola sull’intero importo finale — comprese le accise stesse. Questo crea una «tassa sulla tassa»: ogni aumento del prezzo del greggio aumenta la base su cui si calcola l’IVA, e lo Stato incassa automaticamente di più senza modificare nulla.
Nella composizione di un litro di benzina a 1,80 euro: circa 0,68 euro è accisa, circa 0,30 euro è IVA (che include IVA sull’accisa), circa 0,82 euro è il prezzo industriale netto. Il totale della fiscalità supera il 57% del prezzo finale. L’Italia ha le accise sui carburanti tra le più alte d’Europa — seconde solo a Paesi Bassi, Finlandia e Danimarca per la benzina, prime in assoluto per il gasolio fino all’allineamento di gennaio 2026.
Quando il petrolio sale — come sta accadendo dalla fine di febbraio — lo Stato incassa di più in termini assoluti di IVA, anche con accise invariate. Il Sole 24 Ore ha calcolato che, rispetto ai livelli pre-conflitto, lo Stato incassa circa 2 centesimi in più per ogni litro venduto solo dall’effetto IVA. Il decreto taglia 25 centesimi di accisa ma non tocca l’IVA: il meccanismo di recupero automatico per le casse pubbliche rimane intatto.
Precedente 2022: la stessa storia
Non è la prima volta. Nel marzo 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina e il conseguente shock energetico, il governo Draghi approvò un analogo taglio delle accise. Anche allora la misura era pensata come temporanea, anche allora fu presentata come risposta d’emergenza, anche allora durò molto più del previsto per ragioni politiche. Fu prorogata più volte fino a diventare permanente per mesi, con un costo cumulativo miliardario.
L’esito fu un aumento del debito pubblico senza una riduzione strutturale dell’inflazione energetica. Quando le accise tornarono al livello ordinario, i prezzi rimbalzarono e il ciclo di polemiche ricominciò. Il modello si è ripetuto identico: emergenza → decreto d’urgenza → taglio temporaneo → proroga → esaurimento delle coperture → ritorno ai prezzi originari.
Cosa rivela il decreto sulla dipendenza energetica italiana
Il decreto carburanti è, nella sua struttura, una misura di gestione del consenso in risposta a uno shock esogeno. Non risolve nulla di strutturale: non diversifica le fonti di approvvigionamento, non riduce la dipendenza da Hormuz, non modifica la composizione fiscale che rende i carburanti italiani tra i più cari d’Europa in termini di pressione tributaria.
L’Italia importa circa il 75% del proprio fabbisogno energetico. Il blocco dello Stretto di Hormuz ha colpito non solo le forniture di greggio ma anche quelle di gas naturale liquefatto, con il prezzo del GNL sul mercato TTF balzato del 25% nelle prime ore del conflitto. Il gasolio, in particolare, è salito del doppio rispetto alla benzina perché una parte significativa dei prodotti raffinati importati in Italia transita direttamente attraverso i terminali del Golfo.
In questo contesto, tagliare le accise per venti giorni è la risposta di una Nazione che non controlla né le proprie fonti energetiche né — nel lungo periodo — la struttura fiscale che aggrava l’esposizione agli shock esterni. Il decreto non è sbagliato come misura d’emergenza. È insufficiente come risposta strategica.
Cosa succede dopo il 7 aprile
In assenza di proroga, dall’8 aprile benzina e gasolio torneranno a costare circa 25 centesimi in più al litro rispetto ai prezzi del periodo del decreto. Con il Brent ancora sopra 95-100 dollari al barile — livello atteso almeno fino a maggio secondo Goldman Sachs e EIA — il prezzo della benzina rischia di avvicinarsi nuovamente ai massimi di marzo.
Il governo deve decidere entro i prossimi giorni: prorogare il decreto (con nuove coperture finanziarie da trovare) o lasciarlo scadere. La finestra geopolitica è quella dei negoziati USA-Iran attesi entro il 6 aprile in Pakistan: se il cessate il fuoco si concretizza e Hormuz riapre stabilmente, il Brent potrebbe rientrare verso 75-80 dollari e la pressione sui prezzi allentarsi senza necessità di intervento. Se i negoziati falliscono o si prolungano, la questione carburanti diventa di nuovo emergenza politica.
In ogni caso, il 7 aprile è la data da segnare.
Fonti
- Il Sole 24 Ore — Decreto carburanti, taglio accise e norme anti-speculazione (marzo 2026)
- Today.it — Carburanti «con lo sconto» per 20 giorni: i fondi anche dai tagli alla sanità
- Today.it — Carburanti: approvato il decreto con taglio accise per 20 giorni
- Sky TG24 — Prezzi benzina e diesel, gli aumenti dall’inizio della guerra in Iran
- Il Fatto Quotidiano — Prezzi carburanti in aumento nonostante taglio accise: cosa succede dopo l’8 aprile
- CAF Centro Fiscale — Accise carburanti 2026: quanto incidono sul prezzo alla pompa
- SicuraAuto — Accise sui carburanti in Italia 2026: quali sono e cosa finanziano
- PartitaIVA.it — Prezzi carburanti e confronto con Paesi UE: l’Italia frena i rincari

