541 Visualizzazioni

Trump rilancia i dazi: stangata del 30% sull’export europeo dal primo agosto

- Finanza

Misure annunciate dalla Casa Bianca per correggere lo squilibrio commerciale. Berlino e Dublino le più esposte, ma l'Italia rischia grosso su agroalimentare, vino e cosmetici.

Trump rilancia i dazi: stangata del 30% sull’export europeo dal primo agosto

📋 Riassunto dell'articolo

Donald Trump ha annunciato nuovi dazi del 30% sui prodotti europei, in vigore dal 1° agosto 2025, per riequilibrare il deficit commerciale americano. L’UE teme gravi ricadute su settori strategici come farmaceutica, auto, agroalimentare, cosmetica e lusso. L’Irlanda e la Germania sono i Paesi più colpiti, ma anche l’Italia rischia contraccolpi importanti su cibo, vino e beni di consumo.

Trump lancia la sfida: “Stop allo squilibrio commerciale con l’Europa”

Il presidente americano Donald Trump ha annunciato l’introduzione di dazi del 30% su un ampio ventaglio di prodotti europei, a partire dal primo agosto 2025. Il provvedimento, giustificato come risposta a uno “squilibrio commerciale strutturale” a danno degli Stati Uniti, rischia di colpire esportazioni per centinaia di miliardi di euro, innescando una nuova fase di tensione transatlantica.

Bruxelles, che nel 2024 ha scambiato con gli USA beni e servizi per 1.680 miliardi di euro, ha espresso “profonda preoccupazione” e minaccia contromisure. “Lavoriamo per un accordo, ma siamo pronti a rispondere in modo proporzionato”, ha dichiarato la Commissione Ue.

Irlanda e Germania nel mirino, ma l’Italia non è al sicuro

Se le tariffe doganali previste saranno formalmente uguali per tutti (30%), il loro impatto reale varierà a seconda del peso commerciale di ciascun Paese. L’Irlanda, grazie al ruolo centrale nell’industria farmaceutica e tech – favorito da una tassazione agevolata al 15% – è la più esposta, con un surplus con gli USA pari a 86,7 miliardi di dollari.

Anche la Germania, prima economia dell’Unione, è sotto pressione con un surplus di 84,8 miliardi. Il suo export verso gli Usa si concentra su automotive, meccanica, acciaio e chimica, ossatura dell’industria tedesca. Il cancelliere Merz ha invocato una difesa coordinata di questi settori.

L’Italia (44 miliardi di surplus) e la Francia (16,4 miliardi) appaiono in seconda linea, ma rischiano comunque ripercussioni pesanti. A preoccupare sono i comparti agroalimentare, vino, moda e cosmesi. In Francia è a rischio anche l’aeronautica, con Airbus in prima fila.

I settori europei più esposti alla nuova guerra commerciale

Farmaceutica

Attualmente esentata dai nuovi dazi, la farmaceutica rappresenta la prima voce dell’export europeo verso gli USA (22,5% nel 2024). Le aziende del settore temono un’estensione delle misure e stanno già rilocalizzando parte della produzione negli Stati Uniti. In parallelo, chiedono a Bruxelles una deregulation per restare competitive.

Automotive

Il settore auto europeo è tra i più vulnerabili: 750.000 veicoli esportati nel 2024, per un valore di 38,5 miliardi. I marchi tedeschi – Mercedes, BMW, Audi, Porsche – sono i più esposti, con il mercato americano che rappresenta una quota importante del fatturato. Volkswagen ha già registrato un calo delle consegne.

Aeronautica

Già colpita da dazi del 25% su acciaio e alluminio, l’aeronautica europea rischia di subire un’ulteriore penalizzazione. Airbus, che aveva lanciato un appello alla rimozione delle barriere doganali insieme a Boeing, teme un effetto domino sugli ordini transatlantici e sull’intera catena del valore.

Cosmetici e profumi

I cosmetici di fascia alta, soprattutto francesi e italiani, sono nel mirino. L’Oréal, che realizza il 38% del fatturato negli Stati Uniti, potrebbe essere costretta ad aumentare i prezzi. Stesso scenario per i prodotti Armani, Lancôme e YSL. Alcuni gruppi stanno valutando un aumento della produzione sul suolo americano.

Lusso

Il colosso Lvmh realizza un quarto del fatturato negli Stati Uniti. Bernard Arnault ha proposto la creazione di una zona di libero scambio tra Europa e USA, ma non ha escluso rincari per far fronte alla nuova tassazione. Hermès ha già alzato i prezzi in passato per compensare dazi del 10%: un +30% potrebbe compromettere definitivamente l’accesso di parte della clientela americana.

Agroalimentare

Il Made in Italy rischia una vera e propria stangata. Secondo Coldiretti, i rincari potrebbero raggiungere il 45% sui formaggi, il 35% sui vini e il 42% su conserve e marmellate. L’agroalimentare italiano è il più colpito in proporzione, mentre la viticoltura francese lancia l’allarme per un mercato – quello americano – che vale 3,8 miliardi di euro l’anno.

Uno scontro ideologico e geopolitico

Al di là delle cifre, la mossa di Trump rappresenta anche un messaggio politico forte: la difesa dell’industria americana e la fine di un ordine economico globale che ha visto l’Europa prosperare grazie a condizioni fiscali e normative vantaggiose. La logica è quella del “fair trade” trumpiano, opposta al multilateralismo regolato da Bruxelles.

Se la crisi non verrà disinnescata entro il primo agosto, ci si avvia verso una nuova stagione di protezionismo duro, che potrebbe riplasmare l’intero commercio transatlantico e obbligare l’UE a ripensare profondamente il proprio modello industriale e fiscale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tag: , , , ,
Articolo scritto da:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per rimanere aggiornato/a iscriviti al nostro canale whatsapp, clicca qui: