I dati Frontex 2026 sugli ingressi irregolari in Europa raccontano due storie opposte nello stesso rapporto. La prima: nei primi sette mesi dell’anno gli attraversamenti delle frontiere esterne sono calati del 37 per cento, fermandosi a quota 61mila. La seconda: una sola rotta cresce, e cresce esattamente della stessa percentuale. È quella del Mediterraneo occidentale, la rotta che porta in Spagna. Due curve che divergono, e in mezzo una politica migratoria. Non serve aggiungere aggettivi: bastano i numeri dell’agenzia europea della guardia di frontiera, pubblicati mentre Ceuta e Melilla passavano il Ferragosto in stato d’assedio.
Cosa dicono i dati Frontex 2026 sugli ingressi irregolari
Il quadro generale certifica un arretramento robusto dei flussi verso l’Europa. Sessantunomila attraversamenti in sette mesi sono il dato più basso degli ultimi anni, e la flessione tocca tutte le direttrici principali: Mediterraneo centrale, rotta balcanica, Mediterraneo orientale. La deterrenza, dove viene applicata, produce risultati misurabili.
L’Italia è il caso di scuola. Nel bilancio di Ferragosto del Viminale, il ministro Piantedosi ha rivendicato un crollo degli sbarchi dell’80 per cento in quattro anni, con circa 5.300 rimpatri già eseguiti nel 2026, quasi il doppio rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti. Sono i numeri di una linea coerente: accordi con le Nazioni di partenza, contrasto ai trafficanti, espulsioni effettive. La stessa impostazione che l’Europa sta ora adottando su scala continentale con gli hub di rimpatrio in Africa costruiti sul modello Albania.
La rotta del Mediterraneo occidentale è l’unica in crescita
Poi c’è l’eccezione. Sulla rotta del Mediterraneo occidentale Frontex registra 11.217 attraversamenti nei primi sette mesi del 2026: 8.648 via mare e 2.569 via terra, il 37 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2025. È l’unica direttrice in aumento dell’intero continente. E c’è un dettaglio che rende il dato ancora più pesante: le statistiche non includono gli eventi di fine luglio a Ceuta, quando circa sessantamila persone sono entrate nell’exclave in ventiquattro ore.
La geografia di questa eccezione non è un mistero. La rotta occidentale porta nella Nazione che ha regolarizzato mezzo milione di irregolari, che ha smontato ogni deterrente e la cui giustizia ha stabilito che chi arriva a nuoto non può essere respinto. Il resto lo ha fatto Rabat, che ha aperto e richiuso la frontiera a comando, come abbiamo ricostruito analizzando la regia dietro gli arrivi documentata dal rapporto degli 007. Quando lo Stato annuncia che non difenderà i propri confini, i flussi si spostano dove la porta è aperta. I dati Frontex sono la verifica statistica di questa legge elementare.
Il Ferragosto blindato di Ceuta e Melilla
L’assalto annunciato sui social per il 15 agosto non si è concretizzato nelle dimensioni temute. Ma il prezzo per evitarlo dice tutto sulla fragilità della situazione: il Marocco ha schierato oltre mille uomini tra Fnideq e i valichi, con reparti antisommossa, unità della Marina reale al largo e cariche con lacrimogeni per disperdere i gruppi in avvicinamento. Sul lato spagnolo, gli agenti sono passati da 1.100 a circa 1.600, con duemila militari in appoggio.
Il segnale politico più interessante arriva però dal linguaggio. Il ministro dell’Interno spagnolo Grande-Marlaska ha avvertito: «Nessuno resterà a Ceuta, nessuno sarà trasferito nella penisola e nessuno sarà regolarizzato». Il governo delle regolarizzazioni di massa costretto a parlare la lingua della deterrenza è la fotografia di una linea politica al capolinea. Nell’exclave restano intanto circa cinquemila irregolari in attesa di espulsione e duemila minori non accompagnati secondo Save the Children, mentre Madrid mantiene i controlli sui viaggiatori in arrivo dall’Italia, la ritorsione decisa da Sánchez dopo la sospensione di Schengen voluta da Roma.
I sondaggi in Spagna: il PSOE crolla, PP e Vox verso la maggioranza assoluta
Il conto politico è già arrivato. I primi sondaggi condotti dopo la crisi di Ceuta descrivono un elettorato che ha voltato le spalle al governo socialista. NC Report per La Razón e Sigma Dos per El Mundo collocano il PSOE tra il 25 e il 26 per cento, il livello più basso della legislatura: nel 2023 il partito di Sánchez aveva raccolto il 31,6. Il Partito Popolare di Feijóo viaggia attorno al 34 per cento, Vox di Abascal tra il 17 e il 18, in crescita costante.
La somma parla da sola. Tutta la sinistra unita — PSOE, Sumar e Podemos — si ferma attorno al 35 per cento, quanto vale il solo PP. L’alleanza tra popolari e Vox supererebbe invece ampiamente la maggioranza assoluta di 176 seggi: le proiezioni più recenti stimano tra 196 e 204 deputati, con la coalizione vincente in 38 delle 50 province, il 76 per cento del territorio contro il 56 del 2023. SocioMétrica aggiunge il dato più umiliante per la Moncloa: il 74 per cento degli stessi elettori socialisti chiede elezioni anticipate. E secondo Sigma Dos, l’82 per cento degli spagnoli sostiene la militarizzazione della frontiera con il Marocco — compreso il 72 per cento dell’elettorato PSOE.
La lezione spagnola vale per tutta l’Europa
Messi in fila, i tre blocchi di dati compongono un teorema. I numeri Frontex dimostrano che i flussi rispondono alle politiche: dove c’è deterrenza calano, dove c’è apertura crescono. I numeri di Ceuta dimostrano che i flussi possono essere impugnati come strumento di pressione, secondo la dottrina delle armi di migrazione di massa che questa testata ha raccontato quando i giornali generalisti ancora la ignoravano. E i numeri dei sondaggi dimostrano che gli elettori, davanti alla verifica empirica, non assolvono chi ha spalancato la porta.
La Spagna è oggi il laboratorio a cielo aperto di ciò che accade quando una classe dirigente tratta il controllo dei confini come un pregiudizio da rieducare anziché come il primo dovere dello Stato. La traiettoria di Sánchez — dagli insulti all’Italia nella lettera ai vertici dell’Unione fino ai sondaggi che ne certificano l’isolamento anche in casa — è un avvertimento rivolto a ogni cancelleria europea. Gli elettori spagnoli sembrano averlo già recepito. Resta da vedere quanto tempo servirà a Bruxelles.
Fonti
- TGCom24 — Ferragosto di fuoco a Ceuta e Melilla, allarme per l’assalto dei migranti
- Sky TG24 — Migranti, allerta a Ferragosto a Ceuta e Melilla
- Leggo — Migranti, il Marocco blocca l’incursione a Ceuta: il bilancio di Ferragosto del Viminale
- Il Giornale — Il sondaggio che spaventa Sánchez: Vox e PP in costante crescita
- Il Foglio — I sondaggi in Spagna dopo il disastro di Ceuta
- Demócrata — Media sondaggi elezioni generali Spagna

