Nella stessa notte in cui Parigi andava a fuoco per festeggiare il Paris Saint-Germain, una piazza del Trentino diventava teatro di sangue. L’aggressione con l’accetta a Pergine Valsugana — due feriti, due fratelli arrestati — non è il classico fatto da archiviare nella cronaca locale. È una scena che, letta accanto a quella francese, racconta qualcosa di più grande: la festa, cuore antico della vita comunitaria europea, che si trasforma in luogo di paura.
Cosa è successo a Pergine Valsugana
Il putiferio è scoppiato poco prima delle ventitré di sabato, in piena festa. Due fratelli di origini tunisine, di 24 e 27 anni, avrebbero iniziato a infastidire una donna. È intervenuto il padre di lei per allontanarli, e a quel punto i due, invece di desistere, sarebbero tornati alla propria auto a prendere le armi. Sono rientrati con un’accetta, usata per colpire il padre e alcuni passanti: uno dei fratelli, in particolare, ha menato fendenti contro chi gli capitava a tiro. Due i feriti — il padre della ragazza e un altro uomo, raggiunto alla schiena da una ferita di sette centimetri — entrambi non in pericolo di vita. I due, trovati anche in possesso di alcuni coltelli, sono stati arrestati dai Carabinieri e condotti nel carcere di Spini di Gardolo.
Le reazioni della politica: regole, CPR ed espulsioni
Sul fatto è intervenuta l’assessora provinciale e presidente di Fratelli d’Italia in Trentino, Francesca Gerosa, con parole nette: «l’Italia, il Trentino, sono casa nostra», e chi intende restarvi deve rispettarne storia e regole, altrimenti — questa la sintesi — può tornare da dove è venuto. Sulla stessa linea il capogruppo della Lega in Consiglio provinciale, Mirko Bisesti, secondo cui non esiste integrazione senza rispetto delle regole, né inclusione se chi vive onestamente un territorio comincia ad avere paura di frequentare una piazza, una festa, un luogo pubblico. Da qui la difesa esplicita degli strumenti che una parte della politica continua a osteggiare per ragioni ideologiche: i CPR, le espulsioni per chi delinque, una linea ferma sul tema della cittadinanza.
Parigi, la stessa notte: la guerriglia dopo il PSG
A oltre settecento chilometri di distanza, la capitale francese viveva la sua notte peggiore. Dopo la vittoria del Paris Saint-Germain sull’Arsenal nella finale di Champions League — secondo titolo consecutivo — i festeggiamenti sono degenerati in guerriglia urbana: un morto, oltre duecento feriti, quasi ottocento fermati in tutta la Francia, centinaia di arresti nella sola Parigi e quasi duecento tra agenti e gendarmi feriti. Un commissariato è stato assaltato, barricate e roghi hanno bloccato tratti della tangenziale. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha tenuto a distinguere i tifosi veri da chi era sceso in strada solo per lo scontro; il presidente Macron ha parlato di violenze inqualificabili. Sono le stesse banlieue di sempre, lo stesso copione che la Francia recita da vent’anni senza trovare l’uscita.
La piazza che si svuota
Il filo che lega le due notti non è il calcio, ed è troppo comodo liquidarlo come «episodi». È la piazza pubblica — la festa di paese come gli Champs-Élysées — che cessa di essere spazio sicuro e diventa terreno conteso. Lo abbiamo già raccontato parlando della maranza milanese, figlia del vuoto e di un’integrazione mai avvenuta, e ragionando su confini e ordine pubblico a proposito del modello americano. La sequenza è sempre la stessa: prima l’illegalità tollerata, poi la microcriminalità, poi la violenza che esplode dove meno te l’aspetti — non in una periferia degradata, ma alla sagra del proprio Comune. La Francia è il punto d’arrivo di quella sequenza. Non un destino: una scelta, fatta di rinunce accumulate.
Remigrazione: la parola entrata nel dibattito
Ed è qui che torna, nel dibattito politico italiano, una parola a lungo confinata ai margini: remigrazione. Non uno slogan, ma una proposta di governo dei flussi — il rimpatrio organizzato di chi è entrato o permane in modo irregolare, l’espulsione effettiva dello straniero che delinque, il soggiorno condizionato al rispetto delle regole e della cornice civile che accoglie. È una direttrice che Futuro Nazionale (FNV), il movimento di Roberto Vannacci, ha iscritto nero su bianco nel proprio statuto, e che oggi anche la parte più pragmatica del centrodestra è costretta a guardare in faccia. Il governo Meloni dispone già degli strumenti — CPR, espulsioni, decreti sicurezza — la cui efficacia dipende dalla determinazione con cui li si usa, dentro vincoli europei che troppo spesso ne frenano l’applicazione. La domanda che Pergine e Parigi consegnano insieme è semplice e scomoda: amministrare il fenomeno finché è ancora amministrabile, oppure aspettare di averne fatto, come oltralpe, una condizione permanente? L’aggressione con l’accetta a Pergine Valsugana è un avvertimento. Sta alla politica decidere se ascoltarlo o derubricarlo, ancora una volta, a caso isolato.
#PergineValsugana. Due fratelli tunisini prima rivolgono pesanti apprezzamenti rivolti a una ragazza. Poi attaccano il padre con accetta e coltelli che era intervenuto per difenderla. Guardate il video e giudicate voi.#Remigrazione pic.twitter.com/2oofa9z4vY
— Il Politico Web (@ilpolitico_web) June 1, 2026
Fonti
- ANSA Trentino – Aggressione con l’accetta in piazza a Pergine Valsugana
- Corriere del Trentino – Molestano una ragazza alla festa, poi l’aggressione a colpi di accetta
- Il Giornale – Accette, coltelli e risse: le notti violente a Trento e Venezia
- Il Tempo – Parigi a ferro e fuoco dopo la vittoria del PSG
- Sky Sport – Scontri a Parigi dopo la festa per il PSG: il bilancio

