Cosa è successo a Roma il 13 giugno
Il corteo per la remigrazione a Roma del 13 giugno ha chiuso un percorso lungo mesi. Alle 15, da piazza della Libertà, il Comitato Remigrazione e Riconquista ha sfilato per concludere la raccolta firme a sostegno della proposta di legge popolare sulla remigrazione, che secondo i promotori ha superato le 150.000 sottoscrizioni, oltre il triplo del necessario.
Sui numeri la consueta forbice: gli organizzatori parlano di diecimila persone, le agenzie di alcune migliaia. Tra i promotori Luca Marsella, già portavoce di Casapound, che ha tenuto a precisare i confini della proposta: nessuna deportazione e nessun rastrellamento, ma allontanamento forzato degli irregolari e rientro anche dei regolari non integrati.
La giornata romana è stata densa. In contemporanea hanno sfilato il fronte avverso, partito dal Colosseo, i collettivi studenteschi diretti al ministero retto da Salvini e la manifestazione per la vita “Scegliamo la Vita”, da piazza della Repubblica a San Giovanni. Quattro cortei, circa duemila uomini delle forze dell’ordine, una stima complessiva di ventimila partecipanti.
La costituente di Futuro Nazionale e il peso della remigrazione
A poca distanza dai cortei, all’Auditorium della Conciliazione, si apriva un appuntamento di natura diversa: l’assemblea costituente di Futuro Nazionale, il partito fondato da Roberto Vannacci dopo l’addio alla Lega. Due giorni di lavori, circa millesettecento tra delegati e ospiti, sala esaurita.
Non un raduno di piazza, ma la nascita formale di un soggetto politico. L’assemblea elegge i cento membri dell’organismo nazionale e, soprattutto, vota la mozione che diventa programma. E tra i punti di quel programma la remigrazione compare nero su bianco, accanto a sicurezza dei confini, famiglia, impresa e sovranità.
È il dato che lega i due eventi della stessa giornata. La parola che la piazza porta in corteo, il nuovo partito la iscrive nel proprio statuto.
Due strade per la stessa domanda
La fotografia del 13 giugno racconta una domanda politica che cammina su due gambe. Da un lato il percorso movimentista: comitati, raccolta firme, mobilitazione dal basso, una proposta di legge popolare che resta fuori dal perimetro dei partiti. Dall’altro il percorso strutturato: una formazione che porta la remigrazione dentro un programma, la sottopone al voto di un’assemblea e punta a tradurla in rappresentanza parlamentare.
È la traiettoria di una parola che, fino a pochi anni fa, costava l’isolamento a chi la pronunciava, e che oggi cerca casa nella politica organizzata. Due itinerari diversi per la stessa richiesta, che convergono sotto lo stesso cielo romano.
Vannacci e lo spazio a destra del centrodestra
Il nodo, per Futuro Nazionale, è lo spazio. Vannacci ha scelto la linea della corsa solitaria e dal palco ha respinto ogni ipotesi di alleanza con l’attuale coalizione: perché allearsi, ha chiesto, con chi porta avanti l’agenda Draghi, il green deal e il debito comune? La rivendicazione è quella di un’opposizione sovranista, “guardiani della sovranità”, che rifiuta la logica del voto utile.
La domanda resta aperta. Esiste davvero uno spazio politico stabile alla destra del principale partito di governo, oppure il nuovo soggetto rischia di dividere il fronte senza ampliarlo? L’accusa di “fare il gioco della sinistra”, che Vannacci ha rispedito al mittente con tono provocatorio, è esattamente il terreno su cui si misura la sostenibilità del progetto.
Proprio sul piano del posizionamento è arrivato lo scivolone della giornata. Interpellato sulle parole con cui, l’11 giugno alla Camera, il deputato Cinque Stelle Francesco Silvestri aveva detto a Giorgia Meloni di non aver “rialzato la schiena” ma di aver “indossato delle ginocchiere per stare più comoda”, Vannacci non ha condannato. Ha parlato di “sfumature” della lingua, spiegando che non avrebbe recepito quella frase come un’offesa sessista e applicando lo stesso metro alla battuta sulla “cortigiana”. Una frase che la maggioranza, con la stessa premier in Aula, aveva respinto con nettezza, e che il fronte avverso aveva invece minimizzato. Su quell’attacco alla prima donna a guidare il governo, il leader che si propone come custode dell’identità nazionale ha scelto di sminuire, finendo per allinearsi alla scrollata di spalle della sinistra. Uno scivolone che non scioglie, ma alimenta, la domanda su quale spazio Futuro Nazionale occupi davvero.
Gli strumenti già nelle mani del governo
Al netto della piazza e della costituente, c’è un dato che il dibattito tende a dimenticare: gli strumenti per governare i flussi esistono già. Centri di permanenza, espulsioni, decreti sicurezza, accordi con Nazioni terze: l’esecutivo dispone della leva, e da marzo può contare anche sul nuovo regolamento europeo sui rimpatri, che ha trasformato in norma continentale ciò che fino a poco prima era trattato come tabù.
Il vero spartiacque non è la parola, ma la sua applicazione. E qui pesano i vincoli che continuano ad arrivare da Bruxelles e da una giurisprudenza che frena l’esecuzione effettiva dei rimpatri. La domanda che la giornata romana consegna è meno ideologica di quanto sembri: non se la remigrazione sia pronunciabile — lo è ormai a ogni livello — ma chi, e con quali mezzi, sia in grado di tradurla in atti di governo.
Fonti
- ANSA – A Roma il corteo di Remigrazione e Riconquista
- Il Sole 24 Ore (LaPresse) – Roma, in migliaia al corteo a favore della remigrazione
- RomaToday – I cortei a Roma del 13 giugno
- Open – L’assemblea costituente di Futuro Nazionale
- Il Giornale – Il discorso di Vannacci alla costituente
- Adnkronos – Caso ginocchiere, le parole di Vannacci
- Sky TG24 – Futuro Nazionale verso l’assemblea costituente

