95 Visualizzazioni
USA

Ius soli, la Corte Suprema boccia Trump: come hanno votato i nove giudici

Redazione - Il Politico

Con la sentenza Trump v. Barbara la cittadinanza per nascita resta intatta, sei voti contro tre. Ma il dato politico è la spaccatura del fronte conservatore: due dei tre giudici nominati da Trump si schierano contro di lui. E la scorciatoia che il presidente indica al Congresso è preclusa proprio dalla decisione che l'ha battuto.

Riassunto dell'articolo

Il 30 giugno 2026 la Corte Suprema degli Stati Uniti, nella causa Trump v. Barbara, ha confermato lo ius soli con sei voti contro tre, annullando l'ordine esecutivo con cui Trump voleva negare la cittadinanza ai nati sul suolo americano da genitori irregolari o temporanei. La maggioranza costituzionale (Roberts, Barrett, Sotomayor, Kagan, Jackson) si è fondata sul Quattordicesimo Emendamento e sul precedente Wong Kim Ark; Kavanaugh ha concorso solo sull'esito, su base legislativa, lasciando aperta l'unica porta a un intervento del Congresso. I tre giudici nominati da Trump si sono divisi e solo Gorsuch lo ha sostenuto, insieme a Thomas e Alito. La mossa di Trump verso una legge del Congresso è in salita: essendo la decisione costituzionale, servirebbe un emendamento. È il terzo stop della Corte all'agenda presidenziale dopo i dazi e il caso Lisa Cook.

Per capire davvero la sentenza sullo ius soli del 30 giugno non basta sapere chi ha vinto: bisogna guardare come hanno votato i giudici della Corte Suprema, uno per uno. Perché in quei sei voti contro tre si legge molto più di una disputa sulla cittadinanza per nascita. Si legge lo stato reale dei rapporti di forza dentro il massimo tribunale americano, e la distanza che separa Donald Trump dai giudici che lui stesso ha portato in aula.

CREAZIONE SITI WEB
CREAZIONE SITI WEB

Cosa ha deciso la Corte e su quale base

La causa si chiama Trump v. Barbara. La Corte ha confermato le decisioni dei tribunali inferiori e annullato l’ordine esecutivo firmato da Trump nel primo giorno del secondo mandato, quello che negava la cittadinanza ai bambini nati sul suolo statunitense da genitori irregolari o con permessi temporanei.

Il fondamento è il Quattordicesimo Emendamento e la sua Citizenship Clause, nella lettura consolidata dal precedente Wong Kim Ark del 1898. Il presidente della Corte, John Roberts, ha scritto per la maggioranza che l’amministrazione portava «prove scarsissime» a sostegno della propria interpretazione, e ha definito la cittadinanza come «il diritto ad avere diritti».

Il dettaglio decisivo, che pesa su tutto il resto, è che la maggioranza ha deciso su base costituzionale. Non su un tecnicismo, ma sul significato stesso dell’Emendamento. È una differenza che tornerà cruciale quando si parlerà del Congresso.

Come hanno votato i nove giudici

L’opinione di maggioranza, quella costituzionale, porta cinque firme: Roberts, nominato da George W. Bush; Amy Coney Barrett, nominata da Trump; Sonia Sotomayor ed Elena Kagan, nominate da Obama; Ketanji Brown Jackson, nominata da Biden. A queste si aggiunge, sul solo esito, il voto di Brett Kavanaugh, nominato da Trump. Totale: sei.

Dall’altra parte, tre dissensi a favore della stretta voluta dal presidente: Clarence Thomas, nominato da George H. W. Bush; Samuel Alito, nominato da George W. Bush; Neil Gorsuch, nominato da Trump.

L’incrocio tra chi li ha nominati e come hanno votato smonta un luogo comune. I tre giudici scelti da Trump si dividono: Barrett contro di lui su base costituzionale, Kavanaugh contro di lui sull’esito, solo Gorsuch al suo fianco. Anche i giudici targati Bush si spaccano: Roberts scrive la sentenza che boccia il presidente, Alito e Thomas la combattono. La «Corte di Trump» come blocco compatto, semplicemente, non esiste.

Il caso Kavanaugh: la cerniera legislativa

Il voto di Kavanaugh è il più interessante da leggere. Ha concordato sul risultato — l’ordine esecutivo è illegittimo — ma dissentendo sul percorso: per lui a essere violata non è la Costituzione, bensì una legge federale.

È una posizione minoritaria, ma è l’unica che lascia una porta aperta. Kavanaugh ha scritto che il Congresso potrebbe, restando dentro il Quattordicesimo Emendamento, introdurre nuove eccezioni limitate alla cittadinanza per nascita, purché simili a quelle già riconosciute. Non l’ha ancora fatto, ha annotato, ma potrebbe.

Ecco perché alcuni giuristi hanno descritto il verdetto come un «cinque e mezzo a tre e mezzo». La conferma dello ius soli è netta nell’esito, ma sul piano costituzionale poggia su cinque giudici, non sei. E quel mezzo voto è esattamente l’appiglio su cui Trump proverà a costruire la sua contromossa.

I dissensi: la tesi del domicilio e la «regola medievale»

Il dissenso principale è di Thomas, a cui si è unito Gorsuch: quasi cento pagine, tutte dedicate alla tesi del domicilio. Secondo Thomas il Quattordicesimo Emendamento garantirebbe la cittadinanza solo a chi risiede stabilmente nel territorio, non ai figli di stranieri di passaggio o irregolari; la sua funzione originaria sarebbe stata assicurare la cittadinanza agli ex schiavi. Ha giudicato l’opinione di Roberts storicamente inesatta.

Alito ha aggiunto un dissenso separato più politico che giuridico: la sentenza, ha scritto, conserva un forte incentivo a entrare e restare illegalmente, e cristallizza una «regola medievale» che perfino il Regno Unito, da cui proviene, ha abbandonato. Gorsuch ha contestato l’eccessivo affidamento della maggioranza al precedente del 1898.

A questa lettura ha risposto in una concorrente Ketanji Brown Jackson, che ha respinto la visione del Quattordicesimo Emendamento come misura circoscritta per una sola categoria. Il confronto, nelle quasi duecento pagine della decisione, è prima di tutto uno scontro tra due idee della cittadinanza americana.

La mossa di Trump sul Congresso e perché è in salita

La reazione del presidente è arrivata in poche ore: nessun emendamento costituzionale, ha scritto, basta una legge; il Congresso agisca subito. È la strada indicata anche da Kavanaugh e da Alito. Ma è una strada molto più stretta di quanto Trump lasci intendere.

Il motivo è quello anticipato all’inizio. La maggioranza ha deciso su base costituzionale: per cinque giudici la cittadinanza per nascita è iscritta nel Quattordicesimo Emendamento, e una legge ordinaria non può riscrivere la Costituzione. La via legislativa regge solo se si accetta l’impostazione di Kavanaugh, che però è rimasta minoranza di uno.

La strada realmente coerente con la sentenza sarebbe quindi un emendamento costituzionale: due terzi di entrambe le Camere e la ratifica di tre quarti degli Stati. Esattamente ciò che Trump dice di voler evitare, e che dal fronte conservatore qualcuno ha già evocato. Nel frattempo, al Senato, anche una legge ordinaria si scontrerebbe con la soglia dei sessanta voti. La scorciatoia invocata è preclusa proprio dalla decisione che l’ha appena sconfitto.

La Corte come contrappeso: il terzo stop dell’anno

C’è infine un dato che va oltre la cittadinanza. Questo è il terzo arresto significativo imposto dalla Corte all’agenda del presidente in pochi mesi: dopo i dazi globali annullati a febbraio e la decisione che gli ha impedito di rimuovere subito Lisa Cook dalla Federal Reserve, ora lo ius soli.

Una Corte a maggioranza conservatrice sei a tre, con dentro tre giudici nominati da Trump, si comporta da contrappeso istituzionale invece che da braccio dell’esecutivo. E lo fa con un ragionamento originalista, cioè con lo stesso metodo interpretativo caro al mondo che ha voluto quei giudici. Roberts ha scelto il ruolo del custode dell’istituzione.

La lezione che arriva da Washington è tutta qui: la nomina non garantisce la fedeltà, e la separazione dei poteri tiene anche sotto una maggioranza amica. È il tratto di una Repubblica che, mentre si divide su tutto, continua a discutere ferocemente su chi abbia diritto di chiamarsi americano.

Fonti

Tag: , , , ,
Scritto da
Redazione - Il Politico
Sostieni il giornalismo indipendente
Il tuo contributo ci permette di continuare a informarti liberamente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per rimanere aggiornato/a iscriviti al nostro canale WhatsApp
Iscriviti al Canale