C’è un tema che per anni il centrosinistra ha trattato come un’ossessione della destra, e che adesso Giuseppe Conte vuole intestarsi: la sicurezza diventa, secondo Conte, un pilastro del campo largo. Al Forum Masseria di Manduria, intervistato da Bruno Vespa, l’ex presidente del Consiglio ha messo il tema in cima al cantiere programmatico dell’opposizione e ha aggiunto una formula che vale più di un comizio: «Garantisco io».
La frase è netta. La storia che ha alle spalle lo è altrettanto.
«Garantisco io»: cosa ha detto Conte a Manduria
Il passaggio è semplice da riassumere. La sicurezza, ha spiegato Conte, sarà «un pilastro» del programma del centrosinistra, con investimenti adeguati sulle forze di polizia. È un tema che «riguarda tutti» ed è «sbagliato pensare che sia appannaggio di chi è al governo e ha fallito su tutta la linea».
Tradotto: la sicurezza non appartiene più alla destra, la rivendica anche l’opposizione. È una mossa precisa, perché il campo largo sa di non potersi presentare alle urne con le sole battaglie identitarie. Il punto è che rivendicare un terreno non equivale a presidiarlo, e qui comincia il problema.
La sicurezza, il tema che la sinistra ha sempre lasciato alla destra
Per un decennio la parola «sicurezza» è stata, nel lessico del centrosinistra, quasi un sospetto. I provvedimenti che la mettevano al centro venivano derubricati a propaganda della paura, e ogni stretta sull’immigrazione irregolare veniva letta come una concessione agli istinti peggiori dell’elettorato.
Adesso il vocabolario cambia, ma il cambiamento arriva tardi e dall’alto: non da una revisione pubblica di quelle posizioni, ma dalla constatazione che senza quel tema non si vince. È il motivo per cui la svolta somiglia più a un calcolo di consenso che a una conversione di merito. Su come la sicurezza sia diventata, in Italia, un terreno politico quasi esclusivo della destra, abbiamo dedicato un’analisi a parte.
Da chi firmò i decreti a chi li ha smontati
Qui la cronaca diventa imbarazzante per il protagonista. Giuseppe Conte è lo stesso premier che nel 2018, alla guida del governo gialloverde, firmò i decreti sicurezza voluti da Matteo Salvini. Ed è lo stesso che, un anno dopo, alla guida del governo giallorosso, contribuì a smontarli.
Non è un dettaglio da archivio. È la prova che il rapporto del Movimento 5 Stelle con il tema non è mai stato una linea, ma una variabile dipendente dall’alleanza del momento. La stessa area che oggi annuncia la sicurezza come «pilastro» è quella che ha votato contro il più recente intervento normativo in materia. Difficile chiedere fiducia su un terreno che si è prima occupato, poi abbandonato, e ora rioccupato a seconda della convenienza.
«Progressisti, non di sinistra»: il messaggio a Schlein
C’è un secondo livello, tutto interno al campo largo. A Manduria Conte ha rivendicato per il M5S un’identità «progressista» ma non «di sinistra», con la battuta che riassume tutto: «mica possiamo essere la fotocopia del Pd».
La sicurezza serve anche a questo. È il terreno su cui Conte prova a costruire una guida più ampia del recinto progressista classico, smarcandosi da Elly Schlein e dalla sinistra ecologista. La patrimoniale, su cui frena mentre Appendino la rilancia, è il rovescio della stessa operazione: marcare la distanza dal Partito Democratico. Più che un programma comune, prende forma una corsa interna alla guida della coalizione.
Un pilastro senza fondamenta: le parole e gli atti
Resta la domanda che nessuno, nel campo largo, ha ancora sciolto: quali atti. Un pilastro si misura dalle fondamenta, non dagli annunci. Per ora ci sono una formula forte — «garantisco io» — e un calendario di iniziative, ma non una proposta verificabile su immigrazione, ordine pubblico, certezza della pena.
Il contrasto si fa netto se si guarda a cosa è successo proprio in questi giorni a Strasburgo. Mentre Conte annunciava il suo pilastro, il Parlamento europeo approvava in via definitiva il nuovo Regolamento sui rimpatri, che estende a tutta l’Unione il modello Albania e consente di allontanare rapidamente chi non ha titolo a restare. Giorgia Meloni l’ha rivendicato dal G7 come «grande successo dell’Italia in Europa»: non Bruxelles che concede, ma l’Italia che ha piegato a sé la linea europea sull’immigrazione. Non un annuncio, un atto. E per di più sul terreno della sicurezza che Conte dice ora di voler presidiare, con un dettaglio che pesa: a votarlo sono stati i popolari e le destre, mentre le famiglie politiche europee in cui siedono i partiti del campo largo si sono in larga parte schierate contro.
Finché la sicurezza resta uno slogan da campagna, la rivendicazione di Conte racconta più la difficoltà dell’opposizione che la sua alternativa. Si può cambiare idea su un tema. È più difficile farlo credere a chi quel tema lo ha visto firmare, smontare e poi reclamare, sempre dallo stesso protagonista.
Fonti
- ANSA – Dalla sicurezza al fisco, il campo largo studia il programma
- Baritalia News – Conte detta la linea: «Progressisti, ma non sinistra. La sicurezza sarà un pilastro»
- La Capitale News – Conte sfida Schlein nel campo largo: sicurezza sì, patrimoniale no
- Il Fatto Quotidiano – Conte: «Renzi nel campo largo? Non è scontato»
- Il Mattino – Da Manduria Conte rilancia: dalla sicurezza al fisco
- ANSA – Via libera finale dell’Eurocamera alla stretta sui rimpatri, Meloni canta vittoria
- Il Foglio – Il campo largo in versione still life

