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Europa

L’AfD sceglie il nuovo vertice a Erfurt, roccaforte di Höcke

Redazione - Il Politico

Sabato e domenica circa milleduecento delegati rinnovano la direzione nazionale. Weidel e Chrupalla verso la riconferma, ma la partita vera si gioca sui numeri e sulle poltrone attorno a loro. E la Turingia prova a entrare nella stanza dei bottoni.

Riassunto dell'articolo

Il 4 e 5 luglio 2026 l'AfD tiene a Erfurt, in Turingia, il congresso federale che elegge il nuovo direttivo nazionale. Alice Weidel e Tino Chrupalla sono verso la riconferma alla guida, ma con percentuali attese in calo, mentre la partita reale riguarda la composizione dell'organo esecutivo e l'ingresso della "linea turingia" di Björn Höcke tramite la candidatura a vicepresidente di Stefan Möller. Höcke, leader turingio e figura più discussa del partito, punta alla presidenza del Land. Il congresso è una prova di tenuta interna in vista delle regionali di settembre in Sassonia-Anhalt, Berlino e Meclemburgo-Pomerania Anteriore, e della corsa federale del 2029.

Il congresso AfD Erfurt di sabato 4 e domenica 5 luglio non è un appuntamento ordinario. Nella sede fieristica della capitale della Turingia circa milleduecento delegati provenienti dalle federazioni regionali eleggono il nuovo direttivo federale — l’organo che guiderà il primo partito tedesco nei sondaggi fino alla prossima tornata elettorale. Sulla carta è un adempimento statutario che spetta a qualsiasi formazione. Nella sostanza è il momento in cui una forza politica che ormai sfiora il ventinove per cento su scala nazionale decide con quale gruppo dirigente affrontare l’autunno delle regionali e, soprattutto, la corsa del 2029.

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Cosa si vota davvero al congresso di Erfurt

La coppia al comando — Alice Weidel e Tino Chrupalla — è data per riconfermata. La conduzione a due teste regge dal 2022, quando una modifica dello statuto aprì anche alla possibilità di un vertice unico: un’ipotesi rimasta finora sulla carta. Nessuno mette in discussione il tandem. La domanda è un’altra: con quali percentuali usciranno dall’aula, e chi occuperà i dodici posti che completano il direttivo.

È lì che si misura il peso reale di ciascuno. Diversi dirigenti nazionali, interpellati dalla stampa tedesca, pronosticano per Chrupalla un risultato attorno al sessanta-settanta per cento, contro l’ottantatré della precedente elezione. Un calo che non ne intacca la posizione, ma che fotografa attriti concreti: le frizioni con alcune federazioni occidentali, la concorrenza con il proprio capo in Sassonia per la candidatura di punta del 2029, le tensioni interne che in un partito così mobilitato non restano mai sottotraccia.

La partita tra Weidel e Chrupalla

Weidel arriva a Erfurt con l’obiettivo dichiarato di allargare la propria area di influenza nel direttivo, piazzando uomini di fiducia sulle caselle che contano — dalla tesoreria ai vice. È una mossa di prospettiva: chi controlla l’organo esecutivo oggi condiziona la scelta dei candidati di domani. Chrupalla, dal canto suo, mantiene un radicamento solido nelle strutture orientali e nel lavoro capillare di partito.

Il registro con cui leggere questa fase resta interlocutorio. Non è una resa dei conti, e nessuno dei due è in condizione di estromettere l’altro alla vigilia di elezioni regionali decisive proprio a Est. È piuttosto un riassetto di equilibri, in cui ogni punto percentuale e ogni nomina diventano segnali. La vera incognita non è la conferma dei leader, ma la geografia di potere che si consoliderà attorno a loro.

Chi è Björn Höcke

Per capire perché la scelta di Erfurt sia essa stessa un messaggio, occorre spiegare chi è Björn Höcke. Professore di storia di formazione, guida la federazione turingia dell’AfD ed è da anni la figura più discussa e, insieme, tra le più influenti del partito. Il suo obiettivo dichiarato è diventare presidente del Land (il governatore della regione). Fu lui, nel 2022, a far approvare la modifica statutaria che consente una guida unica del partito, pur ritenendo che il momento non sia ancora arrivato: «Non si cambia una squadra che vince», ha spiegato di recente, rivendicando il valore di un vertice che tenga insieme Est e Ovest.

Höcke porta con sé anche un profilo giudiziario che i suoi avversari usano come clava. Il tribunale di Halle lo ha condannato due volte, nel 2024, per l’impiego di uno slogan vietato dalla legge tedesca sull’apologia del passato regime; la Corte federale di giustizia ha respinto i ricorsi nell’agosto 2025, rendendo le sentenze definitive. Va invece distinta la questione dell’etichetta di «fascista»: un tribunale amministrativo, nel 2019, la giudicò un’espressione lecita nel confronto politico, non un accertamento ufficiale della natura della persona. Sul piano della classificazione istituzionale, le federazioni di Turingia, Sassonia e Sassonia-Anhalt sono considerate dai servizi interni regionali come formazioni della destra radicale; a livello federale, invece, un tribunale amministrativo ha vietato nel febbraio 2026 all’Ufficio per la protezione della Costituzione (l’intelligence interna tedesca) di applicare all’intero partito la qualifica più grave, che resta ferma al gradino inferiore di «caso sospetto». È il segno di uno scontro giuridico ancora aperto, in cui l’apparato di sorveglianza dello Stato e una forza da un quarto dell’elettorato si misurano colpo su colpo.

Che cos’è la linea turingia

La cosiddetta linea turingia è la sintesi politica che Höcke ha imposto nel suo territorio e che ora prova a proiettare sul piano nazionale. In estrema sintesi si può riassumere così: massima intransigenza verso l’apparato di sorveglianza statale, rifiuto di una postura difensiva, priorità assoluta alla difesa identitaria e sociale contro l’establishment. È una linea che a Est raccoglie consenso di massa e che a Ovest, nelle federazioni più orientate al modello sovranista atlantico, suscita invece resistenze.

Il veicolo con cui questa linea cerca ingresso nel direttivo ha un nome: Stefan Möller, uomo di fiducia di Höcke, candidato a vicepresidente federale al posto dell’uscente Stephan Brandner. Höcke lo ha detto senza giri di parole: con Möller nell’organo esecutivo avrebbe un interlocutore diretto «senza doversi occupare personalmente del lavoro», potendo restare concentrato sul suo cammino turingio. A Möller spetterebbe in particolare la gestione del contenzioso con l’intelligence interna — il fronte su cui la linea turingia chiede appunto «di mostrare i denti» invece di arretrare. È qui che il congresso diventa interessante: non nell’esito scontato del vertice, ma nella misura in cui l’aula deciderà di far entrare, o meno, questa impostazione nella cabina di regia nazionale.

La piazza e la polemica sulla data

Attorno alla fiera si annuncia una delle mobilitazioni di piazza più imponenti degli ultimi anni: le autorità stimano oltre cinquantamila manifestanti, con una quota di frange violente e diverse migliaia di attivisti decisi a bloccare fisicamente gli accessi. L’alleanza che coordina le proteste ha lavorato per settimane, sostenuta apertamente da un sindacato e dai vertici del partito della sinistra, che ai blocchi hanno invitato perfino i propri parlamentari. Sul fronte opposto, i dirigenti dell’AfD denunciano un clima di aggressione preventiva contro un evento perfettamente legale.

A questo si aggiunge la polemica sul calendario. Alcuni esponenti della sinistra hanno evocato la coincidenza con un congresso del disciolto partito nazionalsocialista tenutosi a Weimar cento anni fa, agitando un presunto «simbolismo». La ricostruzione dei fatti, però, ridimensiona l’accusa: la richiesta della sala risale al 2024 e, secondo la stessa società fieristica, il primo fine settimana di luglio era in quel momento l’unica data disponibile. Un dettaglio logistico trasformato in processo alle intenzioni — una tecnica ricorrente ogni volta che questa forza politica occupa uno spazio pubblico.

Perché il congresso pesa già sul 2029

Il congresso AfD Erfurt va letto come una prova di tenuta interna prima di un autunno ad altissima posta. Il 13 settembre si vota in Sassonia-Anhalt, dove il partito è dato oltre il quaranta per cento e potrebbe diventare prima forza di un parlamento regionale; una settimana dopo tocca a Berlino e al Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Ma l’orizzonte che i due leader hanno davvero in testa è il 2029, con le elezioni federali e il voto in Sassonia.

Chi esce da Erfurt con un direttivo compatto e nomine coerenti parte avvantaggiato in quella corsa. Ecco perché un appuntamento che dall’esterno appare come routine di partito è in realtà il primo tempo di una partita molto più lunga: quella per stabilire chi guiderà, e con quale linea, la forza che sta ridisegnando il quadro politico tedesco.

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